02:22 19 Febbraio 2019
Situazione in Libia nel 2015 (schematizzata)

Torna il nostro ambasciatore a Tripoli... dove c’era una volta la Libia

© Grafica - A.Trovato
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Alessio Trovato
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Torna in Libia il nostro rappresentante diplomatico, anzi, torna a Tripoli. Libia è una parola grossa.

E' arrivato venerdì a Tripoli Giuseppe Maria Buccino Grimaldi. Era già stato il nostro rappresentante diplomatico a Tripoli dal 2011 al 2015, prima di passare alla Direzione generale per l'Unione Europea presso la Farnesina. Giuseppe Perrone, ambasciatore che aveva preso il suo posto a Tripoli, era stato richiamato a fine agosto perchè pare che Haftar lo avesse definito ‘persona non grata' dopo una intervista rilasciata ad una emittente araba nella quale, evidentemente, gli era parso troppo filo al-Serraj. Perrone adesso andrà in Iran e la posizione rimasta scoperta a Tripoli viene nuovamente ricoperta da Buccino il quale si trova ad essere l'unico rappresentante diplomatico di un Paese occidentale nella capitale formale di quella che una volta era la Libia (a parte Ivan Molotkov che, essendo russo, è occidentale ma non nel senso che intendono gli occidentali).

Certo è strano il mondo, la politica internazionale moderna ancora di più — in Libia non c'è più un Paese ma ci teniamo aperta una rappresentanza diplomatica, in Siria invece il Paese c'è ancora ma la rappresentanza diplomatica l'abbiamo voluta chiudere. Ad ogni modo facciamo il tifo per Sua Eccellenza Giuseppe Maria Buccino Grimaldi nonostante la chiara sovrabbondanza di nomi e cognomi e speriamo possa contribuire alla riconciliazione di questa tormentata regione del mondo. Con l'occasione approfittiamo per ricordare come ci sia finita la Libia a non essere più la Libia e cerchiamo di capire anche quali siano oggi le attuali forze in campo con le quali la nostra diplomazia si troverà a confrontare. Chiunque fosse già sufficientemente edotto sul tema troverà questa parte ridondante, altri forse noiosa, ma un ripassino non fa mai male anche perchè, dati e Venezuela alla mano, sono tutte storie che rischiano sempre di ripetersi di tanto in tanto.

Storia
Diciamo intanto che la Libia, come unità territoriale, è esistita solo a partire dal secolo scorso. Né sotto egizi, né greci, né cartaginesi, ebbe mai fisionomia autonoma unitaria e quando venne conquistata dai romani venne divisa in due province, corrispondenti alle regioni storiche di Tripolitania e Cirenaica. Dopo i romani, il passaggio dei vandali, poi bizantini, arabi, crociati e alla fine ottomani che però già nel XVIII sec. si dovettero accontentare di un controllo solo formale. Interessante notare come Tripoli fosse tributaria del Sultano ma possedesse un'autonomia propria prosperando grazie al commercio degli schiavi e le scorribande corsare. Proprio per fronteggiare la minaccia corsara gli allora neonati Stati Uniti d'America debuttarono in quella che sarebbe poi stata la loro attività abituale — i conflitti internazionali. Fu infatti proprio l'occasione della ‘Prima guerra barbaresca' agli inizi dell'800 a spingere gli USA ad intervenire per la prima volta al di fuori del loro continente. Il primo bombardamento americano su Tripoli non è quello cui hanno assistito le nostre cronache ma, pensate un po', risale al 16 febbraio del 1804 quando gli americani ‘convinsero' il pascià di Tripoli di farsela finita di disturbare i convogli americani in transito sulle rotte euroatlantiche.

Del progressivo indebolimento dell'Impero Ottomano approfittò ad un certo punto l'Italia, infatti la conquista della Libia non venne iniziata da Mussolini, come molti credono, risale piuttosto al periodo di Giolitti quando, 1911, dichiarammo guerra agli ottomani. Formalmente la ‘Sublime Porta' ci concesse abbastanza presto l'intera regione firmando il Trattato di Losanna già l'anno dopo ma di fatto noi avevamo il controllo della sola Tripolitania. La prima Libia unificata la sia ebbe solamente nel 1934 quando Tripolitania, Cirenaica e Fezzan vennero fuse nel Governatorato Generale della Libia dopo lunghe lotte e dopo i noti crimini di guerra del Generale Graziani. Nel 1936 i coloni italiani in Libia ammontavano ad oltre il 13% della popolazione (Tripoli aveva il 37% di italiani). Con la guerra mondiale l'idea sarebbe stata quella di costruire un grande impero in Africa che unisse Libia con il resto delle colonie nel ‘corno d'Africa'. Sappiamo invece come andò a finire. Non abbiamo fatto in tempo neppure a succhiare una goccia di quel petrolio che pure noi stessi avevamo scoperto (Ardito Desio 1938). Dopo la guerra i vincitori misero al potere un monarca, certo Re Idris, che però controllava di fatto solo la parte cirenaica. E siamo già al 1969 quando Gheddafi e altri generali di ispirazione nasseriana organizzarono il colpo di Stato e presero il potere senza neppure grandi difficoltà. Prima cosa che fece Gheddafi fu l'eliminazioni delle basi militari americane e britanniche, che ancora persistevano sul territorio, e la nazionalizzazione di tutte le risorse. Non che Mu'ammar fosse un esimio scienziato della politica (quando venne a Roma all'incontro show con Berlusconi, tende, hostess e Corano, alzi la mano chi di voi lo avrebbe definito ‘geniale' o ‘carismatico'), però è un fatto che negli anni settanta/ottanta, mentre Thomas Sankara veniva ammazzato poco dopo aver parlato di ‘lotta al giogo dei prestiti occidentali' e il Biafra, una delle regioni più ricche di petrolio al mondo, veniva affamato per rientrare sotto il controllo della Nigeria, a sua volta sotto il controllo occidentale, in Libia il reddito pro-capite e stipendi erano i più alti di tutto il continente africano. Con i dollari del petrolio Gheddafi non consolidò solamente il proprio potere personale ma fece costruire anche nuove strade, scuole, ospedali, università, case popolari e, sopratutto, fece estrarre l'acqua fossile dal deserto per distribuirla in tutto il Paese con una delle più grandi opere di ingegneria idraulica di sempre — il Grande Fiume Artificiale. Per ovvi motivi il Colonnello non fu mai simpatico all'Occidente ma nel primo decennio del nuovo secolo le cose non sembravano andare proprio male. Ci ricordiamo tutti gli incontri di Roma e Parigi ma, sopratutto, il discorso alle Nazioni Unite del 2009. Certo, a rileggerlo oggi quel discorso, viene da chiedersi — sarà mica stata una coincidenza quello che gli capitò appena due anni dopo? Coincidenza o meno quello che avvenne nel 2011 fu qualcosa di eccezionale persino per il New World Order. Sull'onda lunga delle primavere arabe anche in Libia, a partire dal febbraio di quell'anno, iniziarono moti insurrezionali. Il Presidente degli Stati Uniti, Obama, chiese all'ONU una mozione per instituire una no-fly zone sulla Libia atta ad impedire a Gheddafi i bombardamenti sui ribelli. La risoluzione tuttavia, una volta approvata venne interpretata dal neo Presidente fresco di Nobel per la Pace (sottolineato ‘per la Pace') un po' troppo all'americana nel senso che il no fly era per gli altri, USA, GB e Francia potevano ‘fly' eccome. Infatti bombardarono intensamente le forze governative fino a farle capitolare.

Cronaca
Dopo lo splendido lavoro di ‘pacificazione' la situazione, a distanza di quattro anni, appariva come la vedete rappresentata nella mappa di copertina. La Libia tornata ad essere divisa in tre zone principali, come ai tempi di Graziani, più una zona controllata nientemeno che dallo Stato Islamico e milizie indipendenti varie. Considerate che quella mappa non è che una semplificazione, in realtà le stesse macrozone erano divise al loro interno da tribù e bande più o meno allo sbando e in conflitto tra loro.

Oggi, a forza di bombardare (gli americani ci hanno piazzato una portaerei nel Golfo della Sirte e i francesi partono direttamente dalle loro basi storiche in Africa Occidentale), lo Stato Islamico è in regresso e la situazione si sta un po' meglio definendo ma siamo ancora molto lontani da una soluzione con al-Serraj in Tripolitania, Haftar in Cirenaica e le milizie tuareg ancora nel Fezzan. In questa situazione la nostra diplomazia durante il Governo Gentiloni aveva appena fatto in tempo a puntare su al-Serraj che Haftar aveva subito iniziato una profittevole offensiva sia militare che mediatica. In questa ottica va inquadrato anche l'allontanamento dell'Ambasciatore Perrone il quale, per altro in invidiabile arabo, aveva risposto ad una domanda galeotta dell'emittente araba dicendo che forse sarebbe stato troppo presto per nuove elezioni dal momento che non se ne vedevano sufficienti condizioni di sicurezza. Haftar, evidentemente sicuro del proprio vantaggio di consensi, non deve averla presa bene. Il nuovo Governo, che si dichiara equidistante, ha voluto evidentemente dimostrare la propria disponibilità al leader di Bengasi ed eccoci tornati ai giorni nostri e quindi a Buccino il quale, come facile immaginare, avrà il suo bel da fare a tenere l'equilibrio attraversando il ponte tibetano. Ma in fondo a noi italiani cosa serve dalla Libia? Niente di speciale — solamente un minimo di stabilità, qualcuno con cui mettersi d'accordo anche per la questione delle partenze dei barconi, possibilità di accordi per gli affari della nostra ENI… insomma quello che c'era prima. Prima che arrivassero i buoni a portare la pace e la democrazia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Ambasciatore, Fayez al-Sarraj, Khalifa Haftar, Libia
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