01:31 19 Febbraio 2019
Matteo Salvini e Luigi Di Maio

A proposito del Venezuela, l'Italia è vaga

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Vittorio Maria Pace
La crisi politica in Venezuela (161)
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Maduro ringrazia l'Italia per suo appoggio. Ma in realtà la posizione italiana è più confusa che ferma.

Il 23 gennaio Juan Guaidò si è autoproclamato Presidente ad interim del Venezuela, ricevendo subito l'appoggio di alcuni stati come USA, Francia e Inghilterra. Sette paesi europei hanno persino dato a Maduro un ultimatum di 8 giorni per "indire immediatamente nuove elezioni" o, in caso contrario, riconoscere Guaidò come presidente del Venezuela. Ed oggi lo hanno riconosciuto come "legittimo Presidente". La Russia e la Cina, invece, hanno preso le parti del Presidente venezuelano Nicolas Maduro. Per diversi motivi, inclusi quelli economici (sia la Cina che la Russia hanno investito parecchio nell'economia venezuelana, maggiormente nel campo dell'energia, come pagamento anticipato per il futuro petrolio estratto).

La posizione italiana è stata tutta diversa da quella degli altri paesi. Di fatto l'Italia non ha preso una posizione forte nei confronti di nessuna delle due parti, ma de jure potrebbe essere considerata pro Maduro. Infatti Maduro ha ringraziato l'Italia per l'"appoggio". "Grazie a chi ci ha dato solidarietà, anche da Roma". E Guaidò ha chiesto Italia di appoggiarlo, contro la dittatura per la democrazia.

Subito dopo l'ultimatum lanciato da alcuni paesi dell'Unione europea, il vicepremier Matteo Salvini si è schierato con questi paesi a favore di Guaidò: "Hanno fatto bene perché Maduro sta piegando con la violenza e con la fame un popolo e lo dico perché ci sono anche tanti italiani in Venezuela che stanno soffrendo, quindi spero che anche il governo italiano abbandoni ogni prudenza e sostenga il popolo venezuelano, il diritto a libere elezioni, alla democrazia". E ha avuto subito una risposta su Facebook da Alessandro Di Battista, uno degli ex leader del Movimento 5 Stelle: "Firmare l'ultimatum Ue al Venezuela è una stronzata megagalattica. E mi meraviglio di Salvini che fa il sovranista a parole ma poi avalla, come un Macron qualsiasi, una linea ridicola".

Tuttavia, anche la posizione dei pentastellati è un po' confusa. In Francia criticano il presidente Macron e appoggiano i "gilet gialli", quindi, stando alla logica, in Venezuela dovrebbero appoggiare i manifestanti dell'opposizione guidati da Guaidò. Ma, dalle prime parole, sembrava che appoggiassero Maduro. Poi il vicepremier Luigi DiMaio ha corretto la sua posizione: "Visto che siamo già stati scottati dalle ingerenze in altri Stati non vogliamo arrivare al punto di riconoscere soggetti che non sono stati votati. Per questo motivo non riconosciamo Guaidó e neppure Maduro. Per questo l'Italia continua a perseguire la via diplomatica e di mediazione con tutti gli Stati per arrivare ad un processo che porti a nuove elezioni ma senza ultimatum e senza riconoscere soggetti che non sono stati eletti".

E il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte all'inizio ha preso da un lato una posizione piuttosto neutra, ha detto di "auspicare che il popolo arrivi quanto prima a "esercitare libere scelte democratiche", dall'altro ha aggiunto di "voler evitare interventi impositivi che possano far diventare il Venezuela terreno di divisioni fra attori globali". Mentre suo ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi si è schierato a favore del Parlamento europeo, che ha appoggiato Guaidò. E due suoi vice, di schieramenti diversi sostengono posizioni diverse, e non lo nascondono.

Al ringraziamento di Maduro all'Italia il sottosegretario agli Esteri Guglielmo Picchi (Lega) su Twitter ha scritto: "Caro Nicolas Maduro lascia subito. Nessuna solidarietà da Roma. Non ti riconosciamo come presidente. Elezioni subito". Mentre il suo collega, il sottosegretario Manlio Di Stefano (M5S) dice: "L'Italia non riconosce Guaidò, perché siamo totalmente contrari al fatto che un Paese o un insieme di Paesi terzi possano determinare le politiche interne di un altro Paese. Si chiama principio di non ingerenza ed è riconosciuto dalle Nazione Unite". 

Ma l'Europarlamento in grande maggioranza ha votato a favore di Guaidò. E il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani, non risparmia le parole dure contro l'Italia: "Trovo molto grave che il governo italiano non voglia riconoscere il presidente ad interim del Venezuela come ha fatto il Parlamento Europeo" e "come italiano mi dispiace molto che il nostro governo non abbia il coraggio di stare dalla parte della libertà e della democrazia".

In Venezuela abitano circa cinquecentomila italiani. Per non metterli in pericolo Presidente del Consiglio Giuseppe Conte deve essere prudente, pur subendo grosse pressioni internazionali. Anche perché come Premier di due schieramenti spesso di diverse vedute (quasi su tutto, sulle infrastrutture, sui migranti) deve mostrare doti da equilibrista. Il Movimento 5 stelle alle elezioni del 2018 ha preso più voti, ma nel frattempo i sondaggi dicono che adesso la Lega ha superato tutti. Quindi ogni questione diventa un campo di battaglia elettorale in vista delle elezioni europee. Conte ha dovuto spiegare ancora una volta la sua posizione, all'incontro con la stampa a Milano il 30 gennaio: "Il ruolo dell'Italia nella crisi del Venezuela è molto chiaro. La nostra posizione è molto prudente. Quando ci sono delle crisi del genere non riteniamo opportuno precipitarsi a dare delle investiture che comunque non sono passate da un processo elettorale. Questo non significa assolutamente, come qualcuno ha frainteso, che noi appoggiamo Maduro".

"Noi riteniamo che in questa fase la comunità internazionale deve premere perché ci siano delle libere e democratiche elezioni. Non deve precipitarsi a dare un appoggio a uno dei due contendenti, sarebbe assolutamente sbagliato".

O come ha scritto un italiano su Facebook: "Sul Venezuela l'Italia non prenderà una decisione in tempi brevi. VI è il rischio di compromettere i rapporti futuri. Insomma, come si dice in Italia, "paraculi". Poi il nostro governo a doppie teste è paradossale. La lega appoggia Maduro, i 5S Guaidò. Quindi appoggeranno il vincitore…"

Insomma, meglio di un analista geopolitico.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tema:
La crisi politica in Venezuela (161)

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riconoscimento, Proteste, Situazione in Venezuela, Lega, M5S, Juan Guaidó, Antonio Tajani, Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Manlio Di Stefano, Nicolas Maduro, Matteo Salvini, Venezuela, Italia
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