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10:54 14 Ottobre 2019
Migranti

Capire le migrazioni: non un approccio ideologico ma un’analisi razionale

© REUTERS / Francois Lenoir
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La questione migranti occupa ormai gran parte del dibattito pubblico in Italia. Le scelte risolute e i passi concreti del Vice-Premier, Ministro dell’Interno, Matteo Salvini per arginare e ordinare questo fenomeno sono ogni giorno sempre più sotto attacco.

Le forze politiche di sinistra compresi i vertici della Chiesa cattolica, ormai in continuità ideologica con queste forze politiche, sono in subbuglio. Da una parte il Ministro dell'Interno che forte del mandato legittimamente ottenuto da milioni di elettori italiani cerca di garantire legalità e sicurezza al Paese, dall'altra, chi, al contrario, in nome di un "umanitarismo" ritenuto "superiore" e sovranazionale cerca di presentare le migrazioni come un fenomeno in ogni caso positivo, da accettare in maniera obbligatoria e dogmatica.

Il livello di confronto, che si sta collocando su base puramente emozionale a modello del comizio politico, evita, volutamente, di affrontare con razionalità e lucidità un fenomeno che, invece, è decisamente più articolato.

Per far luce su queste delicate questioni Sputnik Italia ha incontrato Giuseppe Valditara, professore ordinario di Diritto privato romano all'Università di Torino, già senatore della repubblica, attualmente direttore del Dipartimento di Alta Formazione e Ricerca del MIUR. 

— Professore, le migrazioni sono veramente quel fenomeno inevitabile, d'accettare senza "se" e senza "ma" come la sinistra e le gerarchie vaticane sempre più sulla stessa lunghezza d'onda vorrebbero convincerci?

— L'ideologia globalista, che è cosa diversa dal fenomeno economico della globalizzazione, che è un dato di fatto imprescindibile, ha coniato il diritto umano ad immigrare, sta cercando anche di imporre l'idea che i confini siano qualcosa di negativo. I confini servono invece a difendere la sovranità dei popoli e dunque la democrazia. L'ideologia globalista mira a scardinare l'identità dei popoli, e delle singole nazioni. È frutto di visioni utopiche e di una vera e propria oikofobia. Questa visione irresponsabile va combattuta con una grande alleanza internazionale delle forze sane che intendono difendere i pilastri della nostra comune civiltà e le basilari regole della democrazia.

— Ci può spiegare cosa s'intende col termine "oikofobia" e quali sono le sue manifestazioni nella società attuale?

— Oikofobia, come ha ben scritto Roger Scruton, è l'odio verso la propria casa, il proprio passato, le proprie radici, l'odio verso se stessi. Nella sinistra europea e americana e nel pensiero radicale vi sono pensatori che non vedono l'ora che abbia termine la civiltà spregiativamente definita come "bianca" per sostituirla con un melting pot culturale dove il nuovo arrivato non viene assimilato nei valori fondamentali, ma contribuisce a creare un multiculturalismo caotico e in prospettiva disgregante. 

— Oggi si sente spesso parlare del "diritto a migrare", sempre più con valenza prioritaria. Da dove nasce questa sua presunta preminenza rispetto a tanti altri diritti?

— Fa parte di quella iperfetazione dei diritti umani, che nulla hanno a che fare con i diritti naturali che sono: vita, libertà, proprietà, sicurezza. La teorica dei diritti umani è una devianza iperindividualista e narcisistica, che tende a trasformare i desideri in diritti. 

— Ogni diritto implica dei doveri. Dei doveri di chi emigra, soprattutto nel paese d'approdo, non se ne parla mai?

— Dopo il ‘68 la cultura di sinistra egemone ha dimenticato i doveri, e ha imposto l'arrogante dittatura di diritti senza responsabilità. Dobbiamo denunciare cattivi maestri come Marcuse, Foucault, Sartre e riscoprire le origini della nostra civiltà, ripartire da Platone, Cicerone, san Tommaso per ricostruire una teorica dei doveri del buon cittadino. In caso contrario è lo Stato stesso a non avere più alcun senso. La prospettiva è però la giungla. 

— In base a tale logica ognuno potrebbe arrivare in Europa. Tuttavia l'Europa non può contenere tutta l'Africa, per non parlare di molti paesi asiatici o sudamericani. Parliamo di numeri, di dati geografici, economici, demografici.. Il buon senso non ci porta a presumere un collasso del continente europeo?

I migranti illegali dall`Africa  nel porto libico di Misrata
© AFP 2019 / Mahmud Turkia
— Con gli amici Blangiardo e Gaiani abbiamo denunciato questo rischio nel libro "Immigrazione. La grande farsa umanitaria". Paradossalmente proprio questi falsi europeisti in nome dell'Europa mirano alla distruzione dei nostri Stati, della nostra civiltà, in nome di un velleitario cosmopolitismo che sul breve periodo può far comodo solo agli interessi delle grandi multinazionali che in una società liquida e senza frontiere aumentano i bisogni e la domanda di beni e servizi, contenendo la crescita dei salari. Del resto già Karl Marx nella sua lettera sulla immigrazione irlandese denunciava come essa danneggiasse i lavoratori inglesi e servisse al grande Capitale per tenere bassi i salari. Oggi diversi studi dimostrano come una forte immigrazione sul breve e medio periodo incide negativamente sulle dinamiche salariali. 

— Come si può reagire a livello internazionale?

— È necessario creare una grande internazionale sovranista innanzitutto a livello culturale che sappia creare le premesse per cambiare fra l'altro alcune carte internazionali. In questo senso è necessario che il pensiero sovranista, ovvero il pensiero conservatore, stringa alleanze senza confini dagli Usa alla Russia, dall'Europa al Sud America, dall'Africa all'Asia. La difesa della propria civiltà, della sicurezza nazionale, dei valori identitari e del principio di sovranità popolare è una battaglia comune ad ogni nazione. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Tags:
assistenza umanitaria, Immigrati, migrazione, Europa, Francia, Italia
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