15:06 20 Maggio 2019
Venezuela: la manifestazione contro il presidente Maduro

Cosa è in gioco in Venezuela

© AFP 2019 / Ulises Ruiz
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Giulio Virgi
La crisi politica in Venezuela (387)
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La situazione politica in Venezuela è ormai esplosiva. Il confronto in atto tra i sostenitori e gli avversari del Presidente in carica, Nicolas Maduro, ha improvvisamente cambiato natura per effetto di due circostanze nuove.

La prima: non solo l'opposizione ha trovato un leader nella persona di Juan Guaidò, eletto lo scorso 5 gennaio Presidente dell'Assemblea Nazionale venezuelana, ma questi si è autoproclamato nuovo Presidente della Repubblica. La seconda: sotto la spinta degli Stati Uniti, un certo numero di paesi, tra i quali diversi Stati membri dell'Unione Europea, hanno avallato il gesto, offrendo il proprio riconoscimento politico a Guaidò ed invitando Maduro ad indire rapidamente nuove elezioni. Washington si è addirittura dichiarata disponibile a proteggere fisicamente l'autoproclamato nuovo capo dello Stato venezuelano, ciò che equivarrebbe ad un intervento militare diretto americano in Venezuela.

Le poste in palio sono evidentemente molteplici e tutte di grande importanza. In primo luogo, anche se è banale ricordarlo, è in gioco il futuro politico del Venezuela. Da un lato, la continuità del regime bolivariano fondato da Hugo Chavez; dall'altro, il superamento completo di questa esperienza. Ognuno ha naturalmente le sue preferenze in materia, ma è bene sottolineare come il semplice fatto che in Venezuela si voti e le elezioni possano anche essere vinte da personalità e partiti dell'opposizione confligge con la narrativa che assimila il governo venezuelano ad un rigido ordinamento autoritario di stampo marxista.

Le difficoltà economiche in cui il Venezuela si dibatte da anni sono note ed innegabili, così come la forte insicurezza che regna sulle sue strade. Che ci sia un dissenso importante è quindi fisiologico. Le forze armate sono per il momento leali al Presidente in carica, ma stanno ricevendo sollecitazioni a modificare il loro atteggiamento e mollare Maduro. La parte più prudente della comunità internazionale si sta soprattutto preoccupando di scongiurare lo scoppio di una guerra civile. Inviti alla moderazione giungono tanto dalle Nazioni Unite quanto dalla Santa Sede, che da lungo tempo svolge delicate funzioni di mediazione nel paese. Nel 2016 il dossier era stato affidato dal Papa a monsignor Carlo Maria Celli, che dirige per conto dell'anziano cardinale Achille Silvestrini un ente formativo cattolico di ottima reputazione, quella Villa Nazareth cui è legato anche il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte.

L'inquietudine di Onu e Vaticano è del tutto giustificata: l'ultima cosa di cui i venezuelani hanno bisogno in questa fase delicata della loro storia è infatti che sul loro territorio si combatta una serie di battaglie politiche cui sono fondamentalmente estranei. Lo scontro politico interno si è infatti internazionalizzato e riguarda ormai la stessa collocazione del paese, che nel corso degli ultimi anni ha stretto rapporti sempre più importanti tanto con la Cina quanto con la Russia ed ora qualcuno vorrebbe riavvicinare all'Occidente.

Una battaglia meno visibile, ma non meno importante, è quella che si sta svolgendo negli Stati Uniti, dove un ampio schieramento politico sta cercando di sfruttare la crisi venezuelana per modificare in senso interventista la presidenza Trump.

I fautori dell'interventismo più o meno umanitario hanno intravisto in quanto sta accadendo a Caracas un'opportunità per uscire dall'angolo in cui li aveva cacciati il mese scorso la decisione del tycoon di annunciare il ritiro dalla Siria e il dimezzamento del contingente in Afghanistan. Per ora, stanno riuscendo nei loro scopi, dal momento che Trump li asseconda. Ma stavolta giocano davvero sul velluto, perché il Venezuela si trova in un'area che gli americani considerano da sempre il loro orto di casa, soggetto dal 1823 all'applicazione della dottrina Monroe in base alla quale l'intero emisfero occidentale deve essere isolato da qualsiasi influenza esterna.

Il Venezuela, inoltre, è anche una potenza petrolifera di primo piano e continua a rifornire di greggio gli Stati Uniti, malgrado il crollo della propria attività estrattiva. Queste circostanze spiegano perché un Presidente che ha più volte affermato in relazione ad altri teatri "di non essere nella posizione di dar lezioni a nessuno" e di "non voler indicare ad altri come governarsi e chi pregare" stia adesso arrogandosi il diritto di suggerire chi sia più legittimato ad assumere le redini del potere di Caracas.

È uno sviluppo molto negativo, anche se comprensibile, non solo perché le ripercussioni sulla scena politica venezuelana possono essere drammatiche anche per la parte che Trump e la sua amministrazione hanno scelto di appoggiare, ma soprattutto perché l'eventuale successo delle forti pressioni esercitate dagli Stati Uniti potrebbe avere l'effetto di restituire vigore alla vecchia prassi delle ingerenze negli affari interni altrui, che sembrava superata.

Le ripercussioni potrebbero essere avvertite fino a Teheran. Non per caso, si stanno esponendo in questa vicenda molti importanti esponenti vicini ai neoconservatori, dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale John Bolton al Segretario di Stato, Mike Pompeo. Questo elemento fa dell'incandescente situazione creatasi a Caracas un'emergenza di straordinaria importanza anche per noi.

O si consente ai venezuelani di decidere liberamente del proprio destino, in qualsiasi direzione vogliano farlo, oppure dobbiamo prepararci ad un'America che torna indietro e riprende a manipolare gli equilibri politici interni agli altri paesi di suo interesse. Almeno nella sfera domestica, stavamo recuperando margini di autonomia importanti, che ora potrebbero venir meno. In queste circostanze, è da salutare con favore il grande equilibrio di cui per adesso sta dando prova il Governo italiano. Ma quanto durerà?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tema:
La crisi politica in Venezuela (387)
Tags:
ONU, Juan Guaidó, Nicolas Maduro, Venezuela
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