09:03 21 Maggio 2019
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L’Italia condannata per l’Ilva, Taranto dice basta

© Foto : Luciano Manna
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Tatiana Santi
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L’Italia nella gestione dell’acciaieria Ilva ha violato i diritti umani dei cittadini di Taranto, è quanto afferma la Corte Europea per i diritti dell’uomo. Il Paese non avrebbe difeso la popolazione dalle emissioni inquinanti dello stabilimento siderurgico. Taranto dice basta, è iniziata la raccolta firme per denunciare l’azienda ArcelorMittal.

La complessa realtà tarantina, dove per la produzione siderurgica si sacrifica la salute dei cittadini, è tornata alla ribalta sui giornali. La Corte Europea per i diritti dell'uomo ha infatti recentemente condannato l'Italia per non aver tutelato gli abitanti di Taranto dalle emissioni inquinanti dello stabilimento. Il Paese ora dovrà fare appello o conformarsi, fra gli adeguamenti richiesti dalla Cedu vi è la cancellazione dell'immunità penale concessa dal Partito Democratico ai vertici dell'azienda.

Luciano Manna
© Foto : Luciano Manna
Luciano Manna
Nello scorso fine settimana a Taranto migliaia di cittadini hanno firmato per la sottoscrizione dell'esposto "Col veleno nel sangue ed il cuore in mano" contro ArcelorMittal. Le ripetute emissioni inquinanti provocano morte e malattie in città. Come risolvere il caso Ilva, stabilimento che offre lavoro alla popolazione da un lato e diffonde morte dall'altro? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista Luciano Manna, promotore dell'azione spontanea dei cittadini di Taranto "Col veleno nel sangue ed il cuore in mano".

— Luciano, volevo chiederle dell'esposto contro Arcerolmittal e della raccolta firme da lei organizzata. Di che iniziativa si tratta?

— È un'iniziativa totalmente organizzata dai cittadini che fino ad oggi hanno dovuto subire certe leggi emanate dai vari governi che si sono succeduti: Letta, Monti e per finire Renzi. Queste leggi hanno completamente fatto saltare tutte le regole che devono essere rispettate da un'azienda. Per essere chiari, un'azienda deve rispettare per legislazione europea e poi a cascata, secondo il testo unico ambientale, l'autorizzazione integrata ambientale. Quindi i decreti hanno dilazionato nel tempo dalla prima AIA del 2012 che doveva essere conclusa nel 2015, tutte le scadenze sono progredite.

Lo stabilimento siderurgico a Taranto
© Foto : fornita da Luciano Manna
Lo stabilimento siderurgico a Taranto

Alla fine ci siamo ritrovati con ArcerolMittal che è entrato ed ha fatto una nuova domanda di AIA ottenendo una nuova autorizzazione e tutte le regole che doveva rispettare entro il 2015 l'azienda può realizzarle invece sino il 2023. La cosa più grave è che il governo Renzi nel 2015, ha prodotto un decreto secondo cui viene concessa l'immunità penale ai gestori dell'azienda. Noi quindi ci troviamo con ArcerolMittal che commette gli stessi reati dei Riva e successivamente dall'amministrazione straordinaria, dove il primo reato violato è il 674 del codice penale: il getto di cose pericolose. Noi abbiamo foto, video e documenti che lo attestano.

— Che cosa chiedete esattamente con la raccolta firme svoltasi sabato 26 e domenica 27 gennaio?

— Questa raccolta firme vuole denunciare alla Procura della Repubblica ArcerolMittal. Abbiamo già raccolto ad oggi 2000 firme e pretendiamo che sia avviata una procedura penale contro ArcerolMittal nonostante la loro immunità penale. In ultimo ricordiamo che pochi giorni fa si è espressa la Corte Europea dei diritti dell'uomo, che va nettamente a favore della nostra denuncia. La Corte afferma che l'Italia ha prodotto delle leggi le quali non tutelano la salute. Il governo attuale può o impugnare la sentenza della Corte, oppure deve provvedere a modificare le leggi attualmente in essere eliminando l'immunità penale ad ArcerolMittal. Si deve ripristinare la nostra costituzione, dove i cittadini devono essere in condizione di denunciare chi commette reati ambientali e chi li compie, deve avere la possibilità di difendersi in procura.

Lo stabilimento siderurgico a Taranto
© Foto : fornita da Luciano Manna
Lo stabilimento siderurgico a Taranto

È assurdo che oggi chi compie reati ambientali gestendo il siderurgico tarantino, non debba essere perseguito dalla legge perché c'è uno scudo penale nei suoi confronti. Quindi nel frattempo noi denunciamo, così la procedura penale verso ArcerolMittal nonostante abbia l'immunità penale possa essere avviata.

— Qual è la situazione che vivono attualmente i cittadini a causa dell'Ilva?

— Le sofferenze sono svariate, nei giorni in cui soffia il vento da nord, nord-ovest i bambini non possono andare a scuola. C'è un'ordinanza del sindaco che faceva chiudere le scuole, ma è davvero assurdo che in una città con un vento a 20km/h da nord-ovest arrivino residui minerali. Le persone sono costrette ogni giorno a spazzare minerali e rifiuti speciali dai balconi. Non dimentichiamo che la copertura dei parchi va ad interessare solamente i minerali quindi i minerali di ferro ed il carbone, ma negli stessi parchi minerali sono presenti anche dei rifiuti speciali derivanti dal ciclo produttivo dell'azienda. Quindi la copertura dei parchi non risolverà la situazione anche perché ci sono i rifiuti speciali stoccati all'aperto.

Sabato e domenica mattina abbiamo parlato con la gente nel quartiere Tamburi. Sabato una famiglia è venuta a firmare mentre alla zia stavano facendo il funerale. La signora mi raccontava che nella sua famiglia di 8 persone ben 6 persone sono morte di tumore ai polmoni, allo stomaco, al pancreas, al cervello ed alla prostata. È uno sterminio! Le case al quartiere Tamburi sono deprezzate: ci sono delle case a 20.000 euro! Alcune persone che avevano la possibilità di rivolgersi ad un avvocato hanno già fatto delle cause e sono stati risarciti per il deprezzamento delle loro abitazioni.

Lo stabilimento siderurgico a Taranto
fornita da Luciano Manna
Lo stabilimento siderurgico a Taranto

Poco tempo fa Lollo Zaratta a 5 anni è morto di tumore al cervello, le analisi chimiche del tumore portavano delle sostanze chimiche derivanti dal ciclo produttivo. Questo è quello che vivono le persone nel quartiere Tamburi. Non dimentichiamo che la mastodontica opera di copertura dei parchi minerali avviene in totale violazione del Testo Unico Ambientale non essendo state fatte le dovute bonifiche. ArcerolMittal in sede di AIA ha chiesto al governo di bypassare le regole riguardanti i siti di interesse nazionale. Ricordiamo poi che soltanto nel 2015 la stessa ARPA (agenzia regionale per la qualità dell'aria) e la stessa ILVA avevano certificato con documenti, da me richiesti al Ministero dell'Ambiente, che l'aria dei parchi era contaminata. ArcerolMittal ci costruisce sopra senza bonificare. Naturalmente questo salto delle regole è stato chiesto in qualsiasi area dello stabilimento dove possono operare senza fare le bonifiche. Questo significa che ArcerolMittal è venuta a Taranto ed ha chiesto di violare la legge.

— Per concludere, come ritiene che andrebbe risolto questo problema: l'llva andrebbe chiusa o bonificata? Ricordiamo che l'azienda dà lavoro a tanti cittadini...

— Dobbiamo uscire dal dualismo di "chiusura sì - chiusura no", non dobbiamo noi cittadini, molti dei quali lavorano all'Ilva, essere costretti a decidere in questo modo. Credo che la soluzione ce l'abbiamo davanti: in altre parti d'Europa sono state fatte le riconversioni industriali e le bonifiche, ma questi progetti sono nati nel 1999 e nei primi anni 2000 dove dei governi seri, che hanno approvato le riconversioni con un piano industriale, tempo 10 -15 anni hanno reintegrato la forza lavoro e chiuso le aziende che inquinano. I governi hanno realizzato le riconversioni impiegando le stesse persone delle aziende. Per esempio a Genova, anche lì purtroppo ex Ilva ed attualmente in gestione ad ArcerolMittal, hanno chiuso nei primi anni 2000 l'alto forno e due cokerie. Hanno chiuso le aree a caldo e ricevono le bramme da Taranto. Loro hanno quindi solo la lavorazione a freddo che non inquina. Bisogna inoltre ricordare che tali case sono state consegnate nel 1957-58, mentre l'Ilva è arrivata nel '62, è falso quindi dire che il quartiere Tamburi è nato con l'Ilva. Non esiste alcuno scienziato al mondo che possa rendere compatibile una cokeria a 300 metri dalle case...

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
inquinamento, Corte Europea dei diritti umani, UE, Italia
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