19:06 22 Febbraio 2019
La “Giornata del ricordo” a Kerch

La “Giornata del ricordo” a Kerch.29 gennaio ‘42, la deportazione degli italiani di Crimea

© Foto : Vito Comencini
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Eliseo Bertolasi
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Il 29 gennaio del 1942 circa 2.000 italiani di Kerch furono rastrellati dalle loro case. Iniziò una deportazione disposta su base etnica, a causa dell'avanzamento della Wehrmacht in Ucraina e in Crimea, e tutte le minoranze nazionali presenti sul territorio finirono deportate in Kazakistan con l'accusa di collaborazionismo.

Il trasferimento durò quasi due mesi, dal 29 gennaio fino alla fine di marzo. Durante il viaggio, nei vagoni dove erano assiepati, la maggioranza dei bambini e dei vecchi morì per la fame, il freddo, le malattie… I cadaveri vennero abbandonati nelle stazioni dove il convoglio sostava. Il trasferimento durò così a lungo poiché il treno dovendo continuamente dar la precedenza ad altri convogli ferroviari, per la maggior parte del viaggio sostò in mezzo alla steppa.

Nel lungo tragitto gli italiani attraversarono il territorio di sette repubbliche: Ucraina, Russia, Georgia, Azerbaigian, Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan. La deportazione avvenne via mare e via terra: via mare da Kerch a Novorossijsk, sulla sponda orientale del Mar Nero, poi nei vagoni piombati fino a Baku, quindi fu attraversato il mar Caspio fino a Krasnovodsk (Turkmenistan) e infine, nuovamente con la ferrovia, sino ad Atbasar in Kazakistan dove vennero collocati in parte a Karaganda e in parte ad Akmolinsk (l'attuale Astana) in baracche e in locali di fortuna.

Giunti a destinazione, furono sempre sotto la sorveglianza speciale del NKVD (polizia segreta — ndr), fuggire era impossibile e se anche fosse stato possibile, dove?

Secondo i dati ufficiali durante il primo anno di deportazione morì un deportato su cinque (statistica comune a tutte le minoranze deportate). Ma è logico supporre che il numero delle vittime della comunità italiana abbia superato il valore medio poiché essendo stati deportati d'inverno molti morirono pure a causa del freddo. Di conseguenza, sempre secondo stime approssimative, può essere ritenuto veritiero il dato che in seguito alla deportazione morirono più di cinquecento italiani di Kerch.

Solo il 14 novembre 1989 il Soviet Supremo dell'URSS dichiarò illegale la deportazione (riferimenti storici presi da "L'olocausto sconosciuto: lo sterminio degli Italiani di Crimea", di Giulia Giacchetti Boico e Giulio Vignoli, 2° Edizione, Roma, Marzo 2008).

Nel dopoguerra iniziò il ritorno a Kerch dei circa 200 sopravvissuti, che un volta tornati in Crimea dovettero ricominciare tutto da zero: senza casa, lavoro, soldi.. addirittura con la paura di parlare italiano per non essere discriminati come traditori.

Una pagina tragica di storia, che solo in questi anni sta tornando alla luce. Una storia di dolore, certo, ma anche di grande dignità, con l'amore per l'Italia sempre vivo nel cuore e mai assopito, come dimostra l'attaccamento dei superstiti alla lingua italiana e alle tradizioni dei loro progenitori.

Attualmente gli italiani in Crimea sono più di trecento, la maggior parte di loro vive a Kerch, dove nel 2008 è stata fondata l'Associazione "C.E.R.K.I.O." (Comunità degli Emigrati nella Regione della Crimea — Italiani di Origine), presidente della comunità è Giulia Giacchetti Boico.

La “Giornata del ricordo” a Kerch. 29 gennaio ‘42, la deportazione degli italiani di Crimea.
© Foto : Vito Comencini
La “Giornata del ricordo” a Kerch. 29 gennaio ‘42, la deportazione degli italiani di Crimea.
Per ricordare la tragedia della deportazione il 27 gennaio a Kerch è stata celebrata la "Giornata del ricordo delle vittime italiane della repressione e della deportazione". Dal 2009 la comunità italiana di Crimea commemora annualmente questa ricorrenza.

Alla celebrazione è giunto dall'Italia l'onorevole Vito Comencini della Lega. Non è il suo primo viaggio in Crimea e a Kerch; aveva già visitato la comunità italiana nell'agosto dell'anno scorso. Fu in quell'occasione che gli fu proposto di ritornare per la "Giornata del ricordo" del 27 gennaio.

Vito Comencini, capogruppo Lega Nord nel comune di Verona, a Donetsk.
© Foto : fornita da Vito Comencini
Vito Comencini, capogruppo Lega Nord nel comune di Verona, a Donetsk.
Contattato da Sputnik Italia Vito Comencini ha raccontato le sue impressioni:

— Sono stato ufficialmente invitato alla cerimonia da Giulia Giacchetti Boico, con la quale ero già in contatto dal mio precedente viaggio a Kerch dell'anno scorso. Nella mia veste di politico ho portato anche i saluti istituzionali. La mia visita non è solo finalizzata a commemorare la tragedia della deportazione, ma a portare anche la mia vicinanza agli italiani che oggi vivono in Crimea per cercare di aiutarli nel mio ruolo di parlamentare e di segretario della Commissione Esteri, in generale per cercare di migliorare i rapporti tra Italia e Crimea.

— Nel tuo precedente viaggio parlavi di favorire l'ottenimento del visto italiano per gli italiani di Crimea, addirittura la possibilità di ottenere il passaporto italiano. Ci sono delle attese a riguardo? 

— Si! Mi sto attivando per facilitare la possibilità ai giovani, agli studenti di origine italiana di poter venire in Italia per studiare o per degli stage di formazione. Le loro origini sono italiane! È giusto che queste loro origini vengano fatte valere.

Con la mia presenza ho anche avuto modo di vedere di persona com'è la situazione dovuta alle sanzioni. Ribadisco come queste sanzioni siano ingiuste e sbagliate: colpiscono i cittadini e non risolvono assolutamente nulla. A maggior ragione tenere vivo questo legame con gli italiani di Crimea è come tener un ponte aperto, oltre ovviamente al ponte di Kerch, per cercare quanto prima di togliere queste sanzioni.

— Qual è stato il momento più toccante della cerimonia?

— Quando dopo gli incontri ufficiali ci siamo recati in riva al mare per affidare alle onde corone e mazzi di fiori in ricordo delle vittime italiane, che per l'appunto partirono per la deportazione in nave. Abbiamo tenuto un minuto silenzio, il tempo per una preghiera recitata nel cuore, col silenzio rotto solo dal mormorio delle onde.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
olocausto, deportazione, URSS, Ucraina, Russia, Crimea, Italia
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