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17:38 21 Agosto 2019
Sigmund Freud

Macron, il grande pivello, contro Di Maio, il pivello grande

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Alessio Trovato
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Ci risiamo, arriva l’ennesima predica: “Il popolo italiano merita dei leader all’altezza della sua storia”. E, come regola vuole, ogni volta che la predica arriva, bisogna valutarne prima di tutto il pulpito. Questa è di Macron, uno che di grandi popoli rappresentati da leader dalla dubbia altezza se ne intende.

Ultimamente noi e gli amici francesi effettivamente ce ne siamo date. Dagli scambi di accuse per la gestione degli sbarchi, agli ammiccamenti dei 5S per i Gilet gialli, alle richieste di estradizione per i terroristi che ancora si nascondono in Francia, alla guerra di informazione e controinformazione sul Franco Coloniale Francese. In fondo ci vogliamo bene però oramai è dai tempi di Asterix e Cesare che tra noi c'è quella strana rivalità maschile da spogliatoio a proposito della quale, il Sig. in copertina anche, avrebbe avuto qualcosa di interessante da scrivere.

Il formaggio? E' più buono il mio — no, il mio. Vino? Noi abbiamo pure lo champagne — Sì grazie, se non fosse stato per gli antichi romani… e via dicendo fino alla sfida di questi giorni Macron — Di Maio.  Macron in un incontro con i giornalisti francesi al Cairo, alla domanda sulle polemiche con il Governo italiano sul Franco Africano, dichiarava di non voler rispondere perchè:

"…è la sola cosa che si aspettano. Tutto questo è irrilevante. Il popolo italiano è nostro amico e merita dei leader all'altezza della sua storia".

Di Maio, senza giri di parole (e congiuntivi) rispondeva di lì a breve via social e intervista televisiva:

"Prima di fare la morale all'Italia, Macron dovrebbe liberare dal neocolonialismo francese gli Stati africani, perché se quegli Stati li impoverisce poi quelle persone partono… le nostre parole saranno irrilevanti per lui, ma non per gli italiani e gli europei".

Insomma, in fin dei conti si tratta di due ragazzoni, uno ha 41 anni, l'altro addirittura 32, non è che stiamo parlando di statisti navigati, solo che mentre il nostro Di Maio ha la qualità di conoscere i propri limiti, sapersi controllare e farsi consigliare, Macron pare un po' vittima della sindrome di Napoleone. Sì certo, Di Maio ha un curriculum da fattorino ma non dobbiamo dimenticare che l'Italia è una società a meritocrazia inversa. In pratica da noi l'unico modo che hai per essere sicuro di sceglierti una persona non legata alle logge massoniche, alle lobby internazionali, alle mafie, clientele e cupole raccomandatorie, è proprio quello di votare un lavapiatti. Di Maio, proprio perchè ha fatto anche il cameriere, ci fa ben sperare che non sia mai appartenuto ad alcun gruppo di potere. Proprio perchè ogni tanto salta un congiuntivo, ci convince di essere sufficientemente ignorante da non conoscere molte regole il chè, non conoscerle, è appunto il modo migliore per iniziare a violarle. Macron al contrario, che tanto si erge, se vai a vedere chi è? Uno che ci hanno spiegato quanto fosse genio, quanto fosse intelligente con una campagna martellante prima le elezioni e che ora, una volta comprato ed estratto dalla scatola chiusa, scopri quanto sia tutto sommato inconsistente e trita la sua retorica.

Ti chiedi dopo un po' — sì ma dov'è l'enfant prodige che li avevano convinti ad eleggere? Fai delle ricerche e scopri per esempio che si è laureato in filosofia a 27 anni. Filosofia, non fisica quantistica. Scopri che aveva bucato pure degli esami di ammissione e che non aveva fatto nulla di straordinario fino a che, uscito dalla ENA (master di studi all'Ecole Nationale d'Amministration) aveva iniziato a lavorare come ispettore delle finanze. Poi ad un certo punto entra come funzionario alla Banca d'affari Rothschild. Dopo poco te lo trovi Ministro delle Finanze. Magia! Magia sì, ma il mago non era lui. Il mago era un certo Jacques Attali che, egli stesso disse: "…sono stato io a presentarlo a François Hollande nel 2010". Già Attali, quello che l'economista Alain Parguez definì un "monarchico, travestito da socialista". Attali, quello che prima collaborava con Sarkozy, quello che disse: "Cosa credono, che l'euro l'abbiamo creato per la felicità della plebaglia europea?". Attali, Rothschild… certo a pensare male si fa peccato però, sai com'è…

E ce n'è anche un'altra di distinzione importante da fare tra Macron e Di Maio. Il primo è passato da una brillante vittoria elettorale all'attuale crollo di consensi. Prima dei Gilet gialli era già al 25%. Praticamente lui e Poroshenko adesso insieme non fanno la percentuale di consensi che aveva Yanukovich al momento del colpo di Stato a Kiev. Ma quella è un'altra storia, inutile spiegare il paradosso, chi non lo ha notato finora continuerà a non notarlo. Piuttosto, una cosa che forse non tutti possono aver notato ancora, semplicemente perchè troppo recente, potrebbe essere questa — Di Maio e i 5S, dopo mesi di calo di consensi e assenza di ispirazione, pare abbiano trovato, proprio al contrario del contrapponente di oltralpe, una chiave di lettura politica per risalire. I nostri pivelli forse proprio tanto pivelli non sono. Merito tutto di Di Maio o di chi lo sa consigliare non lo sappiamo, certo è che ultimamente di mosse tattiche i 5S ne stanno giocando.

A parte il discorso della ricerca degli alleati per le elezioni europee, che abbiamo già analizzato e che al momento pare ancora in stallo, abbiamo assistito a diverse importanti nuove mosse negli ultimi giorni: Il cambio di strategia nei confronti delle politiche di sviluppo, dell'immigrazione e, sopratutto, della politica internazionale. Nel primo caso è chiaro che i 5S inizano a rendersi conto che il reddito di cittadinanza in un sistema fortemente capitalistico come il nostro non sarà semplicissimo da sviluppare, per cui stanno cercando di compensare abbinando a questo la teoria del lavoro al sud:

"In tutte le regioni del Sud ci potranno essere tantissime assunzioni a tempo indeterminato che saranno a costo zero da 5 a 18 mesi. E' un momento favorevole alla creazione di nuovi posti di lavoro quello che stiamo vivendo al Sud".

Per quanto riguarda l'immigrazione è di queste ore la seguente, sempre del nostro Di Maio che Macron dice essere tanto ingenuo e inadeguato:

"O l'Ue redistribuisce questi 47 (riferendosi alla questione della Sea Watch 3) o, ancor meglio, l'Olanda se li prende: la bandiera non è una cosa folkloristica, indica che quella barca è Olanda. Siamo pronti a un incidente diplomatico con l'Olanda: è tempo che rialziamo la testa e ci facciamo sentire".

In politica internazionale poi tra lui, Di Stafano e Di Battista è un continuo. Dal Venezuela (l'altro giorno Di Battista su fb "…firmare l'ultimatum UE al Venezuela è una stronzata megagalattica…") alla Siria al Franco FCA. Devono aver capito una cosa. Forse hanno capito qual è il vero punto debole del concorrente politico interno (la Lega) — la politica internazionale. Parliamoci chiaro, in politica interna Salvini ha dell'indubbio talento perchè innegabile che sia in grado di cogliere il polso e le esigenze del popolo elettore, in politica internazionale però questo polso e contatto diretto lui non ce l'ha.

Sul Venezuela ha detto che non si può stare con un dittatore rosso, sulla Siria ha detto più volte che Assad se ne deve andare, in Israele è bastato che lo portassero a vedere i tunnel al confine per sparlare degli Hezbollah e beatificare gli israeliani come paladini della democrazia e pace mondiale, in Russia ci viene a dire sempre le stesse cose e poi torna in Italia a fare, sempre le stesse cose, comprese le sanzioni. Insomma è chiaro che il punto debole di Salvini sia la sua visione semplicistica della politica internazionale ed è su quella che i 5S si sono messe a giocare. Salvini, dal canto suo, pur non un genio in politica estera, insiste e porta avanti con fermezza i punti di politica sulla sicurezza interna il chè, è comunque coerente con il suo ruolo di Ministro degli Interni e con il suo elettorato. Quindi fossi in Macron io non sottovaluterei troppo né il Governo italiano né la capacità degli italiani di farsi rappresentare.

Certo, è pur vera una cosa, la quale non può non duolere a chi abbia a cuore una vera meritocrazia e sovranità — anche noi in Italia se da una parte abbiamo le facce giovani, simpatiche ed i post convincenti 3D (Di Maio, Di Battista, Di Stefano) che ci parlano anche di Venezuela, controinformazione e politica internazionale vera, poi però agli esteri il Ministro, com'è, come non è, ci finisce sempre un Moavero. Cioè uno che prima faceva il giudice presso la Corte di giustizia dell'Unione europea, era stato Ministro per gli Affari Europei nel governo Letta, e prima ancora del governo Monti. Ripeto: Il nostro Ministro degli Esteri attuale del ‘Governo del cambiamento' era stato Ministro anche nel governo Monti (Affari Europei, sottolineato).

Per dire che alla fine questa è l'Europa di Tomasi di Lampedusa — Italia o Francia tutto cambia sempre in modo tale che nulla cambi sul serio. Dietro il bel faccino giovane e nuovo c'è quasi sempre un gattopardo. O si nasconde, o è lui che spinge, o pronto lì in agguato a balzare fuori sul più bello. Italiani e francesi forse sarebbe ora di capirla a livello di popoli,  dovremmo iniziare a collaborare tra noi per cercare di uscire da questa storia, invece che continuare sempre lì, a giocare e scommettere su chi ha il pivello più grande.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

 

Tags:
politica interna, Politica Italiana, Politica Internazionale, Luigi Di Maio, Emmanuel Macron, Alessandro Di Battista, Manlio Di Stefano, Matteo Salvini, Italia
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