06:28 20 Febbraio 2019
German Chancellor Angela Merkel watches French President Emmanuel Macron after the signing of a new Germany-France friendship treaty at the historic Town Hall in Aachen, Germany, Tuesday, Jan. 22, 2019

L’Europa dopo Aquisgrana

© AP Photo / Martin Meissner
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Giulio Virgi
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Ci sono grosse novità in Europa e non necessariamente positive per il futuro dell’Ue. Dopo un negoziato relativamente breve, venuto alla luce soltanto nelle sue fasi finali, il 22 gennaio Francia e Germania hanno sottoscritto un nuovo trattato bilaterale destinato ad approfondire ulteriormente i loro legami e consolidarne il primato tra i Ventotto.

Per l'apposizione della loro firma all'importante documento, Angela Merkel ed Emmanuel Macron hanno scelto un luogo fortemente simbolico: Aquisgrana, che fu capitale del Sacro Romano Impero e dove tuttora riposa il corpo di Carlo Magno.

È ancora presto per valutare tutte le implicazioni di questo passo, ma alcuni elementi sono già piuttosto chiari. Anche se in concreto lo Stato francese e quello tedesco conserveranno buona parte della propria residua sovranità, il livello della loro cooperazione politica aumenterà e tale circostanza si riverbererà sugli equilibri complessivi interni all'Europa comunitaria. Per Francia e Germania, l'area di condivisione delle scelte di rilevanza strategica si allargherà, riducendo i margini a disposizione degli altri partner europei per tutelare i propri interessi nazionali nell'ambito dell'Ue.

Questa mossa franco-tedesca ha molte valenze e non è priva di contraddizioni. È un tentativo di frenare la deriva sovranista in atto nel Continente, ma al contempo contribuisce a frammentare ulteriormente l'Unione. Esprime un compromesso tra la paura francese della rinascente supremazia continentale della Germania e la corrispondente necessità tedesca di proteggere la propria crescita geopolitica diluendola in un contesto più ampio e rassicurante. E', probabilmente, anche l'assicurazione che una classe dirigente in difficoltà e forse al tramonto ha voluto stipulare nei confronti dell'eventualità che i futuri governanti dei due paesi imbocchino sentieri divergenti.

La sconfitta dei federalisti è particolarmente evidente nell'obbligazione contratta da Parigi a sostenere l'ambizione tedesca ad un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, pur di non accettare l'europeizzazione del proprio. Verosimilmente, non se ne farà mai nulla, perché il mondo è cambiato ed è molto improbabile che all'Onu si trovi una maggioranza favorevole a riforme che enfatizzino la rappresentanza dell'Europa nell'organo più importante del Palazzo di Vetro.

Ma è un segno, come lo è quello che riguarda la collaborazione nella sfera militare, che forse non toccherà tanto presto settori e capacità sensibili, ma avrà probabilmente ripercussioni industriali immediate, come prova la concertazione di cui Francia e Germania hanno già dato prova nel provocare l'attivazione dell'antitrust europeo contro l'accordo tra Fincantieri e gli Chantiers de l'Atlantique.

Inoltre, possono sempre verificarsi sorprese: è noto ad esempio come in Germania l'incertezza sulle intenzioni di Trump abbia già indotto alcuni esponenti politici a considerare la possibilità che Berlino acquisti lo status di potenza nucleare militare tramite il cofinanziamento della Force de Frappe francese. Sarebbe in effetti l'unico modo di pervenirvi rapidamente senza suscitare particolari resistenze esterne. Le conseguenze, ovviamente, sarebbero però ugualmente notevoli.

Il rafforzamento dell'asse franco-tedesco indebolisce naturalmente l'Italia, che perderà la possibilità di giocare la carta francese contro la Germania e la carta tedesca contro la Francia e dovrà quindi fare i conti con un netto peggioramento della propria posizione contrattuale in Europa. La difesa degli interessi nazionali italiani diventerà più difficile, tanto sul piano economico quanto su quello della politica internazionale, in particolare in Libia, paese nel quale la Francia sembra in procinto di riprendere l'iniziativa e dove i tedeschi stanno riaprendo la loro ambasciata a Tripoli.

In queste condizioni, è chiaro che Roma non può sperare di fronteggiare lo strapotere franco-tedesco in Europa puntando soltanto sulla Polonia, specialmente se si concretizzerà l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. L'Italia sarà invece costretta rivolgere lo sguardo verso l'esterno. Dove l'attendono gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e, forse, la stessa Inghilterra: potenze che hanno molto da offrire, ma anche agende tendenzialmente incompatibili tra loro. Roma dovrà quindi attrezzarsi convenientemente per affrontare le sfide che si profilano, in primo luogo dotandosi di più adeguate capacità di valutazione e decisione strategica. Non sempre, infatti, si potrà assumere come guida la sola logica del profitto, facendo affari con tutti senza cedere qualcosa. A volte si dovrà scegliere fra alternative differenti e non sarà facile. La campana di Aquisgrana suona soprattutto per l'Italia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Fincantieri, Donald Trump, Carlo Magno, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Polonia, Libia, UE, Italia, Francia, Germania
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