06:43 20 Febbraio 2019
Partita a scacchi contro il campione

Elezioni europee 2019: mossa ai 5S ma Di Maio rischia lo stallo

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Alessio Trovato
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Mai giocato a scacchi contro uno forte? E’ fatica. Fatica tanto. Ad un certo punto inizi a renderti conto che il tempo passa e devi prendere una decisione in fretta ma sai anche che più muoverai in fretta più rischierai di peggiorare la posizione e alla mossa successiva sarà tutto anche peggio. Tutto sempre più complicato con sempre meno tempo.

Deve essere la situazione in cui inizia a sentirsi ora Di Maio. A prima vista l'avversario non sembrava fortissimo (foto di copertina, quello a sinistra), infatti a novembre, in apertura di partita elettorale, il VicePremier dichiarava:

"Alle elezioni europee noi faremo un gruppo Parlamentare con tante forze politiche emergenti, simili a noi. Non staremo né con le destre emergenti, né con le forze tradizionali filo europeiste come il Pd o Fi. Come è successo il 4 marzo, noi saremo l'ago della bilancia degli equilibri in Europa. Il tema del lavoro, della lotta alla burocrazia, dei diritti sociali non sono argomenti italiani ma sempre più temi europei"

Adesso però che la posizione è già nel mediogioco si capisce che la faccenda inizia ad essere complicata. Parecchio complicata. Perchè il punto è: sì ma quali sono queste forze politiche emergenti europee non destre, nè tradizionaliste, nè filo europeiste? Con chi allearsi concretamente? Proviamo a metterci nei panni del trentaduenne Ministro della Repubblica e cerchiamo di trovargli una mossa logica tutti insieme. Iniziamo l'analisi della posizione di partenza:

Tra il 23 e 26 maggio prossimi venturi noi e altre 26 nazioni europee (GB esclusa per via della Brexit) per un totale di circa 400mln di elettori, saremo chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo di Strasburgo. Cosetta non di poco conto considerato che è questa l'unica istituzione europea a suffragio diretto, che dura in carica 5 anni, si tratta di ben 705 deputati in tutto, e che poi saranno questi ad eleggere a loro volta il Presidente della Commissione europea, capo dell'esecutivo europeo. In pratica se poi non ti piace un Presidente di Commissione perchè ha la ‘sciatica' o altri difetti occulti, poi non ti devi lamentare perchè te lo sei scelto tu. Indirettamente (molto indirettamente) ma te lo sei scelto. Per lo meno tu ti scegli il partito che ti piace ma poi è il partito che ti piace che deve essere bravo e sufficientemente forte da far prevalere il candidato proprio. E qui il gioco si complica appunto. Come fai a far vincere un candidato se non fai parte di una grande alleanza europea? E vediamole allora queste alleanze europee, almeno nella loro composizione attuale di questa legislatura ancora in corso:

Ora, dato che un gruppo per la democrazia diretta esiste già, l'EFDD (appunto: Europe of Freedom and Direct Democracy) al quale nella legislatura corrente il M5S fa già parte contribuendo con almeno un terzo degli eurodeputati, sarebbe di norma logico continuare sulla stessa linea anche per la legislazione prossima ventura. E ma c'è un problema. Di Maio lo sa bene, il nostro VicePremier è giovane ma non così tanto ingenuo da inventarsi l'idea di creare nuovo gruppo dal nulla per spavalderia o eccesso di ambizione. Il problema è che esiste una regoletta che dice che un gruppo politico europeo per poter sopravvivere nel Parlamento di Strasburgo deve essere sempre composto da almeno 7 nazionalità partecipanti differenti. Questa condizione era già venuta meno durante la legislatura e solo recentemente ristabilita ma il numero totale delle nazioni rappresentate è sempre stato in bilico nell'EFDD anche perchè diverse nazioni sono rappresentate da un solo eurodeputato. La volatilità quindi è molto alta. Cosa più rilevante di tutte è che l'UKIP di Nigel Farage, il partito leader del gruppo con ben 20 rappresentanti (su 45 seggi massimo al momento), la prossima legislatura non si potrà candidare perchè la GB è in uscita con la Brexit. Chiaro quindi il discorso di Di Maio — il gioco è quello di fare di necessità virtù. Un gruppo comunque da rifare, tanto vale annunciare l'idea strombettante di voler lanciare un nuovo gruppo parlamentare con straordinarie idee innovative che sarà un uragano per tutti. Buona idea strategica. Solo che poi la mossa in sé la fa la tattica. Cioè una cosa è farsi venire una buona idea, una cosa trovare la mossa tattica per realizzarla. Ed è qui che tocca pensarci bene. Vediamo cosa ha giocato ultimamente Di Maio e come si è sviluppato la partita:

9 gennaio: Di Maio annuncia contemporaneamente sui social e sul blog delle stelle di aver incontrato il giorno prima a Bruxelles alcune forze politiche per la costituzione del nuovo gruppo. Si tratta del polacco Pawel Kukiz, il croato Ivan Sincic e la finlandese Karolina Kahonen. Conclude il comunicato social nel modo seguente: "…nei prossimi giorni incontrerò alcuni rappresentanti dei gilet gialli, se leggete le loro rivendicazioni, sono le nostre, speriamo si presentino alle europee. Oggi sul Fatto Quotidiano trovate una mia lunga intervista in cui racconto queste cose". Posto che Il Fatto Quotidiano solo due giorni prima aveva pubblicato un editoriale dal titolo "Gilet gialli, un etilometro per Di Maio?" ma Pawel Kukiz non è il cantante rock che ha fondato il partito polacco Kukiz'15 di ispirazione decisamente di destra? E i finlandesi di Liike Nyt non sono invece iperliberali? I croati poi non sono quelli che vogliono uscire dall'Euro? Risposta preventiva di Di Maio sul blog delle stelle: "Non siamo d'accordo con polacchi su diritti civili e aborto, mentre i finlandesi sono molto liberali, quindi su alcune cose non la vediamo nello stesso modo. Invece i croati non credono nell'euro, mentre per noi non si esce dalla moneta unica. Ma tutti assieme vogliamo essere l'ago della bilancia in Europa, partendo dai punti in comune. Nel gruppo ci sarà libertà di voto, e comunque non condividiamo tutto con questi partiti". Tradotto alla carlona — eh, ho capito, ma c'è il gioco delle 7 nazioni, piglio intanto quello che passa il convento, poi vediamo.

10 gennaio: i Gilet gialli giocano in risposta la mossa Drouet: "Signor Luigi Di Maio…abbiamo cominciato da soli e finiremo da soli, rifiutiamo qualsiasi aiuto politico".

George Soros, Chairman of Soros Fund Management, listens during a seminar titled Charting A New Growth Path for the Euro Zone at the annual International Monetary Fund and World Bank meetings September 24, 2011 in Washington, DC.
© AFP 2018 / Brendan Smialowski
15 gennaio: Di Maio avrebbe bisogno di alleati forti per il suo gruppo e questi potrebbero arrivargli solo da Germania o Francia ora che Britney se n'è andata (96 seggi a disposizione per la Germania, 79 Francia, Italia 76, Spagna 59, Polonia 52, tutti gli altri meno della metà dei seggi a disposizione nostra). Quindi cosa di meglio di insultare il sistema per provare ancora ad accattivarsi l'antisistema, si sarà detto?— "La sede del Parlamento è una marchetta francese da chiudere". Nel frattempo Julia Reda, europarlamentare dei Pirati tedeschi secondo indiscrezioni di stampa (anzi de ‘La Stampa'), dichiarava però che non vi sono possibilità di alleanza con i 5S.

Un modello di un monumento dedicato alla schiavitù
© AFP 2018 / Ben Stensall
20 gennaio: Di Maio durante un comizio rincalza la dose sulla Francia e lancia in sacrificio l'ennesimo pedone sull'arrocco nemico evocando le nefandezze del Franco Coloniale che affama l'Africa. L'attacco, non difficilissimo da prevedere, gli rimbalza indietro con la convocazione della nostra ambasciatrice da parte del Ministero degli Esteri francese ma la visibilità adesso aumenta. Il ragionamento per altro neppure per niente sbagliato è il seguente: "Io credo che la Francia sia un paese che stampando una moneta per 14 stati africani, impedisce lo sviluppo di quegli stati e contribuisce alla partenza di profughi che poi muoiono nel Mediterraneo o arrivano sulle nostre coste. Se l'Europa vuole avere un po' di coraggio deve avere la forza di affrontare il tema della decolonizzazione dell'Africa. Io mi sono stancato di parlare degli effetti dell'immigrazione, voglio parlare delle cause". A parte la questione morale finalmente emergente dopo tante ipocrisie (ve li ricordate questi ‘Il cinismo del buonismo' e 'la retta tangente'?), questo potrebbe essere l'ennesimo gioco di sponda non certo per i partiti tradizionali ma per i ribelli antisistema d'oltralpe.

Gennaio, adesso: il continum di questi giorni sul tema Franco Africano, le tenzoni con la Francia e lo spron battente sui social, non sono di per sè anch'essi un più o meno indiretto, più o meno ‘involontario' messaggio ai Gilet Gialli? Ma questi non avevano già detto ‘Non mercie'? Che partita è questa?

Forse Di Maio ed il suo gruppo di analisi hanno visto nella posizione qualcosa che a noi è sfuggito. Forse loro hanno calcolato che i Gilet Gialli in campo ci dovranno scendere comunque al di là di che ne dica Drouet che in fondo non è che uno dei vari capi. Basterà che anche uno solo dei leaders del movimento voglia candidare alle elezioni un qualsiasi scarabocchio giallo per pigliarsi tutto il brand già bell'è pronto. A quel punto tirerà dentro tutti gli altri che non potranno lasciare la rappresentanza ad una sola fazione. Forse Di Maio, Battisti e tutti quelli che ci ragionano dietro questa cosa già la sanno. Quando i Gilet Gialli in un modo o nell'altro entreranno in Europa, quello sì sarà un uragano. Ma non c'è uragano che alla fine non trovi requie, alla fine dovranno anche loro cercare alleanze per formare un gruppo, anche loro dovranno trasformarsi in vento costante. Allora ricorderanno chi gli ha dato ragione sul Franco Coloniale, chi li sosteneva, capiva e solidarizzava nelle varie battaglie. Sì, però le elezioni incalzano, nel frattempo altre mosse andranno pur giocate, se la combinazione tattica calcolata fosse sbagliata? Se poi veramente i Gilet decidessero di rimanere duri e puri fino alla fine? A quel punto la posizione si farebbe ancora più complessa con ancora meno tempo a disposizione.

Tic, tac, tic, tac… servono 6/7 alleati minimo… che portino non un seggio solo altrimenti rischi sempre che con una singola defezioni poi devi ricominciare tutto da capo… provenienti da Paesi non piccoli altrimenti non avrai mai possibilità di crescita… che siano compatibili… non troppo di destra… nè troppo di sinistra… ma neppure troppo di centro…tic, tac… le elezioni sono a maggio… siamo già a gennaio… oggi è il 24… tic, tac, tic, tac…

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
elezioni, Politica, Strasburgo, Europa, Italia
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