12:49 25 Maggio 2019
Spiaggia Rosa, isola di Budelli, Sardegna

La meravigliosa Sardegna soffocata dalle basi militari

© flickr.com/ luca giudicatti
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Tatiana Santi
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Mare cristallino, panorami mozzafiato e storia millenaria, la Sardegna è questo, ma non solo. L'isola, fra le regioni più militarizzate d'Italia, ospita i poligoni più grandi d'Europa, di cui i sardi denunciano l'impatto sull'ambiente e sulla salute dei cittadini. "Balentes", il documentario che svela la complessa realtà sarda.

Lisa Camillo
© Foto : Fornita da Lisa Camillo
Lisa Camillo
La spiaggia di Porto Tramatzu a Capo Teulada ora è libera dalle servitù militari e sarà fruibile dai cittadini sardi. Per il Ministro della Difesa si tratta di un grande passo in avanti per lo sviluppo della regione. Il paradiso sardo, conosciuto da tutti per il suo fantastico mare ha un lato oscuro: le basi militari.

Sono molte le manifestazioni che negli anni hanno visto i sardi combattere contro le esercitazioni militari e contro i poligoni ospitati dal territorio sardo. Ebbene, che cosa si nasconde dietro i poligoni? Quali sono gli effetti delle basi sull'ambiente circostante e sulla salute dei cittadini? Nel documentario "Balentes" della regista sardo australiana Lisa Camillo si trovano molte risposte, ma anche l'incoraggiamento rivolto ai sardi per continuare a lottare. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista la regista e antropologa Lisa Camillo.

Lisa Camillo
© Foto : Fornita da Lisa Camillo
Lisa Camillo

— La spiaggia di Porto Tramatzu a Capo Teulada è stata ridata ai civili. Lisa, come commenterebbe questa notizia: un gesto puramente simbolico da parte dei militari o una vicenda che fa ben sperare i sardi?

— Purtroppo è stata una vicenda di facciata. Si tratta di un pezzo di spiaggia che era solamente in concessione, giunta ormai al termine quest'anno. I militari hanno fatto finta di rinunciarvi, in realtà la spiaggia non è mai appartenuta a loro. Il tutto è stato utilizzato come campagna politica. Era una spiaggia dove i militari facevano il bagno e stavano bene con le proprie famiglie, ci hanno costruito delle case abusive. La spiaggia ora è stata allargata ai civili, non è avvenuto niente di speciale.

— Parliamo del suo documentario "Balentes". Di che cosa si tratta?

— Sono tornata in Sardegna perché mi mancavano le mie radici, volevo vedere se riuscivo a viverci di nuovo, dato che mancavo da casa da 14 anni. La mia famiglia è in Sardegna, volevo tornare nel luogo idilliaco che mi ricordavo da bambina. Quando sono tornata mi sono resa conto che questo posto bellissimo è stato rovinato dalle basi militari, nascoste dietro le meravigliose spiagge che conoscevo fin da piccola.

A quel punto ho iniziato ad investigare, essendo antropologa e regista, ho preso in mano la telecamera e mi sono messa a fare l'Erin Brockovich della Sardegna. Perché ci sono le basi militari e quali danni stanno procurando? Sono rimasta scioccata per quello che sta succedendo ai sardi.

— Quali sono gli effetti delle basi militari, utilizzate per le esercitazioni nazionali e quelle NATO, sull'ambiente e sulla popolazione?

— Il bestiame che pascolava vicino ai poligoni o all'interno degli stessi poligoni ha iniziato ad avere malformazioni, come se questi animali fossero in contatto con una sostanza radioattiva. Dopo si è scoperto che anche ai pastori succedeva la stessa cosa: i bambini che nascevano avevano malformazioni gravi e i pastori morivano molto giovani perché si ammalavano di tumori e leucemie. Soprattutto nel paese Escalaplano, nella traiettoria dei venti vicino a Quirra dove si trova uno dei poligoni, la gente raccontava di vedere le esplosioni e il vento che portava le polveri verso il villaggio. Questa melma tossica biancastra si poggiava sui vetri, sulle case, sui tetti, sulle strade. Proprio in questo paese è stato registrato il più alto numero di malformazioni.

— Quale storia l'ha colpita di più durante le riprese?

— Sono tante in realtà. Sentendo i genitori dei soldati che hanno fatto il militare a Capo Teulada mi sono commossa. I generali li mandavano a raccogliere i bozzoli e le lamiere a mani nude, mentre invece erano stati istruiti dagli americani, i quali raccomandavano di usare tute complete quando si ha a che fare con sostanze come l'uranio impoverito. Mi ha toccato la gente straziata, arrabbiata con il governo che ha rubato la vita dei loro figli.

La cosa strana è stato vedere la gente che ha paura di parlare. Molte persone ci parlavano a telecamere spente, davanti alle telecamere dicevano di non sapere nulla. Alcune persone ci hanno urlato di andare via, c'è un tornaconto evidentemente. Il governo italiano dà loro delle briciole, però in un posto così impoverito da un'economia malata, la gente si attacca anche alle briciole.

— In conclusione quale auspicio vorrebbe esprimere per la sua terra e la sua gente?

— Il titolo del documentario è "Balentes", in sardo significa —essere coraggiosi, la "balentìa" è un termine sardo. Vorrei ricordare ai sardi che noi siamo un popolo forte di guerrieri, abbiamo una nostra storia di gente nuragica. Dopo essere stati conquistati così tante volte ce ne siamo dimenticati, ci hanno soggiogato e diviso. Io devo ricordare che noi siamo e saremo sempre balentes. Ci dobbiamo unire e combattere, solo così potremo farli andare via da questo paradiso chiamato Sardegna. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Presenza militare NATO, Documentario, manifestazioni, Base militare, Italia
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