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03:03 21 Settembre 2019
Intelligence, spying

In un libro tutta la storia dei servizi segreti

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Quali meccanismi hanno governato il mondo e quali attori da dietro le quinte ne hanno influenzato la storia? Dall’antichità fino alle prime organizzazioni spionistiche e alle agenzie odierne gli agenti segreti hanno accompagnato tutte le civiltà. In un libro per la prima volta la storia su tutte le agenzie di spionaggio del mondo.

Il saggio "Storia dei servizi segreti" di Mirko Molteni, ricco di dettagli e aneddoti, rappresenta una vera e propria enciclopedia sull'intelligence internazionale. Un libro che, unico nel suo genere, permette di scoprire le vicende legate allo spionaggio fin dai tempi più lontani: dall'antico Egitto, passando per l'impero romano e i ninja giapponesi, parlando di personaggi dal grande fascino come Mata Hari, giungendo alle agenzie di oggi. Ampio spazio nel saggio è dedicato al duello storico fra KGB e CIA e alla Guerra Fredda, epoca quando le informazioni sull'avversario risultavano di vitale importanza.

Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
© Foto : fornita da Mirko Molteni
Mirko Molteni, giornalista esperto di storia e argomenti militari
Sia sul grande schermo sia nei media occidentali figura sempre e comunque l'immancabile cattiva spia russa... In questo contesto il libro di Molteni (Edizioni Newton Compton), offre invece un'approfondita analisi storica su un tema che esercita ancora oggi un grande fascino. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista l'autore del saggio Mirko Molteni.

— Mirko Molteni, parliamo del tuo libro che parla di spionaggio, ma qual è la sua particolarità?

— È un libro che raggruppa in un grosso numero di pagine, oltre 800, una storia generale dello spionaggio e dell'intelligence a partire dall'antichità fino ad oggi. I primi esempi che ho citato sono relativi agli antichi egizi, parliamo di più di tremila anni fa! Procedo poi nel raccontare dello spionaggio fra greci e persiani fino alle guerre dell'antica Roma e poi, parlo del medioevo, della rivoluzione francese e dell'età napoleonica fino al '900, per finire con i giorni nostri.

Nessuna traccia russa, tutto MADE IN USA
© Sputnik . Vitaly Podvitsky
Più della metà del libro è dedicata alle vicende dall'inizio del '900 ad oggi: sono quelle meglio documentate ed in cui traspaiono meglio le azioni di servizi segreti già organizzati; nei secoli più antichi non possiamo, infatti, parlare di servizi segreti nel senso odierno del termine. In antichità lo spionaggio era attuato in modo più estemporaneo e dettato dalle esigenze del momento, la vera strutturazione di agenzie di spionaggio permanenti c'è soprattutto ad inizio '900 ed in alcuni casi anche prima come nel caso dell'"Okhrana", la polizia segreta zarista che esisteva già nel 1800.

— Possiamo dire che le spie sono sempre esistite? È un tema che riguarda quindi la storia dell'uomo e della civiltà?

— Certo, non è un tema solo attuale, è una costante di ogni civiltà umana praticamente in ogni parte del mondo: ho dedicato un certo spazio alla storia dello spionaggio nell'antica Cina e nel Giappone medievale, dove a partire dl '400 si sviluppò poi la specialità dei ninja. Si trattava di maestri nell'arte del nascondersi e nell'entrare nei castelli degli avversari al fine di spiare od uccidere. Parliamo quindi di spionaggio sia come raccolta di informazioni sia come azione segreta, come sabotaggio. Questo si è sempre verificato praticamente in tutte le epoche: non esistono Paesi, inteso come grandi potenze, che abbiano fatto più ricorso rispetto ad altre di mezzi segreti. Qui potremmo anticipare un tema importante: se guardiamo alla Guerra Fredda o agli ultimi anni, l'America e la Russia o l'Unione Sovietica prima hanno sempre fatto affidamento su infiltrati sia per condizionare la politica locale sia per raccogliere informazioni.  Non c'erano solo spie russe sparse per il mondo, ma anche americane che con le loro azioni hanno causato, specialmente in Africa o in sua America, colpi di stato al fine di portare alcuni Stati nella propria sfera di influenza.

— Volevo appunto parlare di queste due grosse potenze: il duello tra KGB e CIA è quello più conosciuto e rappresentato, ci potresti citare qualche aneddoto particolare del libro o magari qualche esempio controcorrente di collaborazione?

— Un momento importante del confronto si ebbe negli anni '50 e '60 nel pieno della Guerra Fredda quando l'Unione Sovietica riuscì a far credere agli americani di possedere molte più armi strategiche di quanto si pensasse. Sia il KGB che il GRU, il servizio segreto delle forze armate sovietiche esistente tuttora oggi per le forze armate russe, riuscirono a convincere gli americani di possedere già intorno al 1956 - 57 la superiorità nel settore dei bombardieri, e qualche anno dopo la superiorità nel settore dei missili strategici. In quegli anni infatti gli americani parlavano della cosiddetta paura del "bomber gap" e del "missile gap", cioè il divario nel campo dei bombardieri e dei missili.

— Cioè?

— Si usavano anche dei trucchi banali, per esempio quando i primi bombardieri strategici Myasishchev, dei grossi aerei intercontinentali, vengono presentati in volo su Mosca. In realtà ne avevano soltanto una decina ma vennero fatti passare più volte quel giorno sulla capitale cosicché gli osservatori della CIA a Mosca credessero che fossero molti di più, una cinquantina o una sessantina. I sovietici fecero quindi credere cha la produzione di massa fosse già avviata e che entro pochi anni ne avrebbero avuti oltre un migliaio di bombardieri. La CIA si accorse dell'errore solo qualche anno dopo, intorno al 1960, grazie alle fotografie dei famosi aerei spia U2 che gli americani mandavano sopra l'Unione Sovietica a quota stratosferica. Come sappiamo questi voli cessarono, quando il primo maggio del 1960 i sovietici riuscirono ad abbattere l'U2 guidato dal maggiore Gary Powers. Con la sua cattura misero a tacere gli americani che invece sostenevano di non aver mai mandato aerei spia sopra l'Unione Sovietica.

Per quanto riguarda invece il divario sui missili, i timori della CIA che i sovietici sopravanzassero gli americani furono fugati nel 1962, quando arrivarono in America le informazioni del colonnello dell'intelligence militare (GRU) Oleg Penkovskij. Una serie di documenti e progetti anche su microfilm dimostrarono che i sovietici non erano in vantaggio sugli americani sui missili strategici. Tali informazioni arrivarono nel momento giusto: quando poi ci fu la crisi di Cuba nell'ottobre del '62, Kennedy poté minacciare con maggior sicurezza Kruscev sapendo che quest'ultimo non aveva abbastanza missili strategici da rappresentare un pericolo per il territorio americano dal territorio sovietico. A facilitare la risoluzione della crisi ci fu anche la condiscendenza americana nel ritirare i propri missili a medio raggio, che erano schierati più vicino all'Unione Sovietica, ovvero in Puglia ed in Turchia. L'intelligence in questo caso servì a disinnescare una terribile crisi che avrebbe potuto portare ad una guerra che in realtà nessuno voleva.

— Nei media occidentali non si fa che parlare delle spie russe, non ritieni che ci sia un abuso, una vera e propria ossessione?

— Sicuramente il mito della spia russa, intesa come quella più cattiva, è molto utile tutt'oggi per le contese geopolitiche. La situazione storica di cui si parla è quella dell'Unione Sovietica negli anni di Stalin, ma anche dopo la guerra. Sotto Stalin l'NKVD organizzava all'estero alcune uccisioni di dissidenti o fuoriusciti che avrebbero potuto minacciare la rivoluzione bolscevica. Il caso principale fu quello di Trotskij, diventato nemico numero uno per Stalin e fatto uccidere nel 1940 in Messico. Queste operazioni in gergo venivano chiamate "operazioni bagnate" dove si intendeva bagnate di sangue. Questa prassi fu utilizzata nel corso della dittatura sovietica, con artifici talvolta ingegnosi come ad esempio negli anni '50 furono utilizzate delle bombolette che sparavano cianuro direttamente addosso alla vittima, oppure del caso del dissidente bulgaro Markov, ucciso nel 1978 tramite un ombrello dalla punta avvelenata. Queste storie si sono radicate nel'immaginario e vengono quindi riproposte ancora oggi, anche se eventi del genere non sono più avvenuti negli ultimi anni ad un livello apprezzabile. Sono però avvenuti dei casi che tutt'oggi sono molto dubbi come il caso Litvinenko del 2006 e il caso Skripal del marzo 2018, vicende ancora tutte da studiare.

— Perché secondo te il tema delle spie continua ad affascinare tutti noi?

— Per diversi motivi: innanzitutto la gente è sicuramente inquietata dal pensiero di essere controllata, così come avveniva nella Germania est all'epoca della Stasi quando il controllo delle telefonate e degli spostamenti individuali raggiunse livelli enormi per quell'epoca, considerando che non esisteva internet o i computer. Vi è poi la paura che la politica del proprio Paese venga condizionata da rappresentanti legati ai servizi segreti esteri, la paura che il governo del proprio Paese ricada sotto l'influenza di altri.

Bisogna però riconoscere che la gran parte dell'interesse è dovuto all'aspetto romantico come per il fascino particolare di alcune spie, parliamo per esempio di Mata Hari, che fu fucilata nel 1917 dai francesi perché sospettata di passare informazioni ai tedeschi. Questo riguarda anche agenti segreti uomini famosi per la loro fama di casanova, com'è il caso di Richard Sorge: un notevole agente sovietico che operò fra gli anni '30 e '40 presso l'ambasciata di Tokyo passando a Mosca le informazioni riguardanti l'imminente attacco sovietico del '41. Come sappiamo alla fine Sorge fu scoperto e fucilato dai giapponesi.

Nel mio libro ho inserito alcune brevi frasi che la principale amante di Sorge in Giappone, Hanako Ishii, concesse in un'intervista ad Enzo Biagi una trentina di anni fa. In quell'intervista Hanako ricordava come Sorge fosse un uomo dotato anzitutto di grandissimo fascino e di come una sera si fossero conosciuti in un bar di Tokyo dove lei faceva la cameriera. Ricorda inoltre Sorge come un uomo di grande forza, uno dei pochissimi episodi di sconforto ci fu quando lei stessa lo vide disperato, perché all'epoca dell'attacco tedesco dell'Unione Sovietica aveva capito che Stalin non gli credeva. Grazie a lui capiamo l'importanza dell'animo umano che negli agenti segreti deve essere molto saldo per superare le avversità.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Spionaggio, spia, Intelligence, guerra fredda, CIA, KGB, Iosif Stalin, Mata Hari, Giappone, USA, Russia
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