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02:54 21 Settembre 2019
Missili

Chi più spende, meno spende. Anche con le armi

© AP Photo / Ahn Young-joon, File
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Si vis pacem, para bellum. Cioè: se vuoi la pace, prepara la guerra. E’ un antico detto dei nostri antenati latini ed è spesso usato dai Governi per giustificare gli investimenti nel settore militare davanti alle opinioni pubbliche loro e internazionali.

La domanda che dovremmo, però, porci è: E' vero che chi investe in armamenti lo fa per garantirsi la pace? O piuttosto si tratta di una scusa per preparare nuove guerre?

La spesa militare mondiale nel 2017 è stata di 1739 miliardi di dollari (dati dell'Istituto di Ricerca per la Pace - SIPRI- di Stoccolma) e nel 2018 è stata perfino superiore. Se guardiamo alle situazioni di conflitto manifestatesi in questi due anni, vediamo che il loro numero è aumentato.  L'incremento di questa spesa, quindi, non è servito ad aumentare le possibilità di pace ed è successo invece il contrario.

Se analizziamo quale sia lo Stato che spende di più in armamenti, scopriamo cose molto interessanti. Naturalmente, in testa a tutti ci sono gli Stati Uniti che, da soli, spendono per la "difesa" più dei dieci altri paesi al mondo più spendaccioni messi tutti insieme. Più esattamente, gli USA hanno speso nel 2017 il 35 % della spesa mondiale totale, seguiti dalla Cina con il 13% e dall'Arabia Saudita con il 4%. L'Italia, ben dodicesima in questa graduatoria, rappresenta solo l'1,7 per cento. Se andiamo a vedere le cifre assolute, scopriamo che l'investimento degli americani è stato di 603 miliardi di dollari, la Cina di 150, l'Arabia Saudita di 77 e la Russia di 62 miliardi. Con qualche sorpresa vediamo che al quinto posto c'e' l'India con 53 miliardi che ha sopravanzato il Regno Unito (51 miliardi), la Francia (46), il Giappone (46), la Germania (45), la Corea del Sud (36) e l'Italia (23).

Un indicatore molto valido è osservare quanto queste cifre rappresentino per il prodotto nazionale lordo di ciascun Paese. Vediamo allora che al primo posto assoluto c'e' l'Arabia Saudita che dedica alle spese militari ben l'11,2 per cento di tutto il suo PIL. Gli USA, grazie alla loro economia totale molto più grande, spendono in armi solo il 3,1 %. Per dare un'idea, noi italiani spendiamo (per ora) poco più dell'un per cento, nonostante che da Washington sia pressante la richiesta che, in quanto membri della NATO, noi si raggiunga almeno il due per cento. All'interno della stessa NATO, oltre agli Usa, chi spende più del due per cento sono in ordine: la Grecia (2,36), il Regno Unito (2,12), l'Estonia (2,08) e la Polonia (1,99).

Se cambiamo il punto di osservazione e ci limitiamo a calcolare l'andamento degli investimenti in armamenti negli ultimi dieci anni, vediamo che chi maggiormente ha aumentato le proprie spese nel settore sono: la Cina che è cresciuta dal 2008 a oggi addirittura del 110 % e nel 2019 è prevista spendere ben 228 miliardi, la Turchia con più 46% e l'India con più 45%. Anche l'Arabia Saudita prevede un forte incremento passando dagli attuali 77 miliardi di dollari di spesa ai 100 ipotizzati per il 2019, aumentando anche la percentuale rispetto al PIL e diventando così il Paese che, proporzionalmente alle proprie disponibilità, spende di più al mondo.

Quest'ultimo aspetto assume una particolare valenza se ricordiamo che, nella diffusa pubblicistica occidentale, non è Riad a essere considerata un pericolo per la pace, bensì l'Iran, il Paese vicino che contende all'Arabia Saudita l'ambizione di egemonizzare tutto il Medio Oriente. Ebbene, la spesa per la difesa dei sauditi supera di ben quattro volte in valore assoluto quella iraniana (3,2 % del PIL nel 2018) nonostante i primi siano soltanto 33 milioni di abitanti e i secondi ben 80 milioni. Oggettivamente, chi è più pericoloso?

Infine, un ultimo dato che riguarda le armi in possesso dei privati cittadini. L'Istituto des Hautes Etudes Internationales e du Developpement di Ginevra ha calcolato che le armi di vario genere in possesso privato erano 650 milioni nel 2006 e sono state 857 milioni nel 2017. Di queste, ben 393.300.000 sono in possesso di cittadini statunitensi (le forze dell'ordine americane, tanto per dare un'idea, ne hanno in dotazione solo 1.016.000). Un'altra sorpresa: oltre alle note fabbriche d'armi diffuse nei vari Paesi del mondo, esistono molte produzioni che potremmo definire "artigianali". Tra queste ultime, i Paesi che ne fabbricano di più, copiando modelli altrui senza pagare diritti o brevetti, sono la Nigeria e l'India.

Come se tutte queste armi in circolazione non bastassero, la decisione americana di denunciare il trattato INF (quello che riguarda i missili a medio raggio) non potra' che avere l'effetto di una nuova corsa agli armamenti da parte di tutte le grandi potenze. E' infatti ovvio che nessuno accetterebbe senza reagire che sia solo il potenziale nemico ad aumentare il proprio potenziale offensivo. Se gli Usa hanno deciso di aumentare ulteriormente le loro capacita' missilistiche, lo stesso faranno la Russia, la Cina, l'India e magari anche altri. Quanto tutto cio' serva alla pace lo valuti ogni lettore. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Armamenti, Trattato Inf, Armamenti avanzati, Armamenti, corsa agli armamenti, NATO, Iran, Corea del Sud, Germania, Italia, Russia, India, Arabia Saudita, Cina, USA
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