20:41 17 Gennaio 2019
Papa Francesco

L’agenda per Papa Bergoglio nel 2019

© AFP 2018 / Vincenzo Pinto/Pool
Opinioni
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Marina Tantushyan
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Papa Francesco, che nel 2018 ha festeggiato 5 anni del suo pontificato, e la Chiesa Cattolica hanno lasciato alle spalle un anno intensosso, composto non solo dai vari viaggi e iniziative importanti ma dallo scontro interno al Vaticano, dagli scandali della pedofilia nella Chiesa, dalle riforme promesse ma non ancora realizzate.

Il vero fulmine a ciel sereno, soprattutto in termini mediatici, è stato il caso dell'ex diplomatico Carlo Maria Viganò che sostiene di aver incontrato il Santo Padre e di aver evocato un voluminoso dossier contro l'ex arcivescovo di Washington MacCarrick che fosse colpevole di violenza sessuale ai danni di alcuni maggiorenni.

Quali risultati concreti sono stati raggiunti negli anni passati? E quali sfide aspettano il "parroco del mondo" nel 2019? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Don Stefano Caprio, in passato missionario in Russia e ora docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma.

— Don Caprio, quali sono state le tappe più importanti dei primi 5 anni del pontificato di Papa Francesco?

— Senz'altro l'elezione del Papa Bergoglio nel 2013 fece grande impressione, con la scelta del nome Francesco e i gesti simbolici di rinuncia alla simbolica medievale del potere papale, soprattutto nella scelta di abitare modestamente in una camera di S. Marta. La sua dimensione "francescana" è apparsa evidente nell'ottobre 2013, con il viaggio ad Assisi. Il nuovo Papa ha affrontato diversi altri viaggi importanti: nel 2015 si recò a Cuba, nel passaggio al "dopo Fidel", e l'anno dopo vi è tornato per incontrare, prima volta nella storia, il patriarca di Mosca Kirill. A fine 2016 ha incontrato in Svezia i protestanti, per ricordare i 500 anni dalla riforma luterana. Importanti anche le sue encicliche: la Evangelii Gaudium nel 2013, la Laudato sì del 2015 e la Amoris Laetitia del 2016, dopo i due Sinodi dei vescovi sulla famiglia, che hanno creato tante discussioni nella Chiesa. Nel 2015 il Papa ha creato la Segreteria per la Comunicazione, che ancora oggi è in fase di revisione, per affrontare le nuove sfide della comunicazione mondiale, soprattutto per proporre un'immagine più evangelica della Chiesa stessa. Invece il 2018 è stato l'anno più difficile per la risonanza dei tanti scandali di alti ecclesiastici, anche se è stato ottenuto lo storico accordo — anch'esso molto discusso — con la Repubblica Popolare Cinese.

— Papa Bergoglio è ritenuto da alcune persone dentro e fuori di Chiesa uno dei grandi riformatori. Condivide questo giudizio? Il Pontefice sta davvero riformando la Curia romana? Potrebbe parlare dei risultati concreti e visibili?

— Sicuramente il papato di Francesco ha portato grandi novità nella vita della Chiesa, soprattutto con i suoi gesti simbolici, la sua vicinanza alla gente e la sua sensibilità nei confronti dei poveri. In questo egli è in continuità con i Papi precedenti, da Giovanni XXIII, il "Papa buono", a Giovanni Paolo II, il santo Papa polacco che radunava grandi folle ed era molto vicino ai giovani. Dal punto di vista più "strutturale", il governo di Papa Bergoglio non è ancora riuscito a portare grandi modifiche nella vita della Chiesa, soprattutto a livello della Curia romana. Il "comitato dei nove" cardinali, ora ridotto a sei per motivi e scandali vari, si è riunito molte volte senza decidere grandi riforme, limitate per ora all'accorpamento di qualche dicastero vaticano e all'introduzione di alcune regole per i rapporti interni all'amministrazione ecclesiastica. Non è ancora riuscita la riforma della banca vaticana, lo IOR, e dell'amministrazione delle finanze vaticane. A partire dal 2018 si attendono altri passi nel cammino di riforma, ma l'impressione è che la spinta iniziale si sia piuttosto affievolita, anche a causa delle tante resistenze incontrate sia in Vaticano, sia in diverse Conferenze Episcopali nazionali.

Vaticano
© Sputnik . Natalia Seliverstova

— Dopo il suo primo viaggio in Lampedusa 8 luglio 2013 Papa Francesco torna molto spesso sulla questione migranti. "Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza", — così ha attaccato i politici il Pontefice. Il Papa va contro i politici? A Suo avviso, come questa dichiarazione e molte altre di Francesco si abbina con il suo desiderio di preservare gli interessi degli italiani che da tanti anni soffrono del fenomeno migratorio? 

— Il Papa non attacca i politici, anche se la sua difesa della dignità dei migranti può dare fastidio a tanti "sovranismi" contemporanei. In realtà Francesco accusa l'egoismo delle persone e di vari gruppi sociali, denuncia l'incapacità di accogliere gli altri, i diversi, i più sfortunati. Difende i tanti profughi e perseguitati a causa delle guerre e dei regimi oppressivi, richiamando l'attenzione sulla grande questione migratoria a livello mondiale, e sulla preoccupante disuguaglianza tra le persone e i popoli nell'epoca della globalizzazione. Si tratta di un insegnamento tradizionale della Chiesa Cattolica, che il Papa riprende con forza; per quanto riguarda le soluzioni politiche, Francesco ha ricordato più volte la necessità di coniugare immigrazione e integrazione, rispettando le leggi e gli equilibri delle varie nazioni. La vera sfida, secondo il Papa, non è l'aumento dei flussi migratori, che vanno controllati, senza però lasciare i bisognosi senza soccorso: il problema è l'integrazione, la capacità di convivere nelle società contemporanee, formando comunità nuove e non solo etnico-economiche, ma popoli in cui le culture e le differenze contribuiscono all'arricchimento di tutti.

— La Santa Sede sta ancora indagando sullo scandaloso caso Viganò. Non si può quindi escludere che possano essere resi noti ulteriori sviluppi. Che effetto potrebbe avere questa vicenda sulla Chiesa cattolica in nuovo anno?

— Lo scandalo in questo caso è duplice, perché riguarda l'accusato, il cardinale americano McCarrick, e l'accusatore, l'arcivescovo Viganò. Il primo ha compiuti abusi che hanno portato addirittura alla sua esclusione dal Collegio cardinalizio, mentre il secondo ha usato le informazioni in suo possesso per cercare vendette personali e creare scompiglio in Vaticano. La reazione del Papa è stata molto sofferta, resistendo nel silenzio a farsi trascinare dalle polemiche, salvo poi a fine anno accusare la presenza di traditori e "lupi" nella Chiesa. Sarà necessario trovare un modo più efficace di rispondere, facendo chiarezza sui casi che turbano il popolo di Dio (e non solo la "opinione pubblica" o le campagne giornalistiche), ma anche riconquistando la fiducia di tutti i collaboratori. Spesso il Papa ha dato l'impressione di "arroccarsi" in un ristretto gruppo di fedelissimi, mentre dovrebbe condividere con l'intero episcopato, il clero e i laici il peso del suo ministero, senza lasciare che le accuse creino generalizzazioni e demonizzazioni tra i vari "partiti" nella Chiesa.

— Perché dopo 5 anni di pontificato il 266° successore dell'apostolo Pietro non ha ancora visitato la sua Argentina?

— Questa domanda dovrebbe essere rivolta agli stessi argentini, visto il rapporto particolare che hanno con il primo Papa loro compatriota. L'impressione è che in patria si strumentalizzi politicamente la figura di Papa Bergoglio, visto come un leader simbolico della sinistra "peronista" contrapposta al governo liberale in carica. D'altra parte, il Papa cerca di rivolgersi sempre anzitutto alle "periferie", ai paesi più dimenticati o emarginati: anche in Europa le sue visite apostoliche sono rivolte ai piccoli paesi, più che alle grandi potenze. Quando sarà opportuno, il Papa visiterà anche il suo paese, rifuggendo da ogni polemica; in questo il suo rapporto con il paese natale è diametralmente opposto a quello che Papa Woytjla aveva con la sua Polonia.

— E una visita a Mosca? La vede possibile nel futuro prossimo? Come, a Suo avviso, si svilupperanno i rapporti fra Vaticano e Mosca nel 2019?

— Non credo che tale visita sarà possibile a breve, anche se certamente il desiderio rimane attuale nel Papa e nei suoi collaboratori. La Russia è un paese con pochissimi cattolici e una grandissima maggioranza ortodossa, che oggi è anche in conflitto con altre parti dell'Ortodossia; sarebbe difficile per il Papa evitare le ambiguità che derivano da queste condizioni. È più probabile che si possa ripetere l'incontro dell'Avana con il patriarca Kirill, magari in un luogo meno "esotico" e più simbolico, come potrebbe essere la basilica di san Nicola a Bari, o magari una Siria finalmente pacificata dopo la guerra col terrorismo. In ogni caso i rapporti tra Roma e Mosca rimangono molto buoni, e sono molto attivi negli scambi culturali e nella collaborazione a progetti umanitari.

— Il 31 dicembre dal Vaticano è arrivata una notizia inaspettata: lasciano a sorpresa il portavoce Burke e la vice Ovejero. Secondo Lei, come dobbiamo leggere questa notizia? A che cosa è dovuto questo terremoto inspiegabile nella sala stampa vaticana?

— Non c'è dubbio che la riforma delle strutture di comunicazione del Vaticano sia ancora lontana dal suo compimento, e le dimissioni dei due portavoce sono soltanto l'ultimo episodio di una fase piuttosto turbolenta. Con il nuovo anno si prevede una nuova definizione di queste strutture, con la presenza di figure professionalmente più efficienti, come il nuovo capo della segreteria Paolo Ruffini, che ha sostituito mons. Viganò, e i due giornalisti appena chiamati alla guida dell'Osservatore Romano (Andrea Monda) e al dicastero per le comunicazioni (Andrea Tornielli), due noti vaticanisti da tempo impegnati a difendere e a promuovere le attività di Papa Francesco in varie pubblicazioni.

— Nel 2019 Francesco affronterà numerosi impegni: tra i viaggi in programma figurano gli Emirati Arabi Uniti, Panama per la Gmg, il Marocco, la Bulgaria, la Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia. Un evento molto atteso di quest'anno ci sarà dal 21 al 24 febbraio, sempre in Vaticano, subito dopo il Consiglio dei Cardinali. Papa Francesco incontrerà tutti i presidenti della Conferenze episcopali del mondo per parlare della prevenzione degli abusi su minori e adulti vulnerabili. Pensa che il 2019 potrebbe diventare l'anno della svolta su questa questione dolorosa per la Chiesa Cattolica?

— L'incontro di febbraio sarà certamente importante, anche per la particolare forma con cui è stato convocato; è una specie di "sinodo delle nazioni", con vescovi che rappresentano strutture finora poco considerate come le Conferenze episcopali nazionali. Potrebbe essere l'inizio di una forma davvero "decentrata" di governo della Chiesa nei suoi rapporti con il mondo esterno, dando ai vescovi di ogni nazione delle responsabilità importanti dal punto di vista sociale e non solo pastorale. È anche il primo banco di prova per i nuovi rappresentanti della comunicazione, che seguiranno gli importanti viaggi dell'anno; in essi verranno messi in evidenza il dialogo con l'Islam e il percorso di Francesco "attraverso le periferie". La visita in Macedonia richiamerà molto le questioni riguardanti le Chiese ortodosse. In Macedonia, infatti, c'è una situazione simile all'Ucraina, con una Chiesa che reclama l'autocefalia, finora non riconosciuta da Costantinopoli, ma ben vista da Roma.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Intervista, pedofilia, Cattolici, Chiesa Cattolica, Papa Francesco, Italia
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