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13:54 22 Luglio 2019
Truppe USA in Afghanistan

Afghanistan, Trump ritira i soldati e pensa ai mercenari?

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Gian Micalessin
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Dietro l’annunciato rientro di 7mila militari Usa e le dimissioni del Segretario alla Difesa Jim Mattis vi sarebbe un piano per la privatizzazione della guerra proposto alla Casa Bianca da Erik Prince il discusso fondatore di Blackwaters.

"We are coming" ovvero "Stiamo arrivando". L'enigmatico annuncio di sole tre parole su sfondo nero pubblicato nei giorni scorsi a tutta pagina sulla rivista di armi americana "Recoil" e firmato "Blackwater" sembra il naturale seguito delle dimissioni del segretario alla Difesa Jim Mattis. A innescare il congedo di Mattis è stato il tweet con cui Donald Trump ha annunciato l'addio alla Siria e il dimezzamento della presenza militare in Afghanistan. Ma dietro l'annuncio si nasconderebbe un piano rivoluzionario uscito dalla mente di Erik Prince, il discusso "principe nero" fondatore di Blackwater, la controversa compagnia di mercenari già protagonista della guerra in Iraq. "Con me spendereste meno di un quarto dei 45 miliardi di dollari sprecati ogni anno senza riuscir a vincere la guerra in Afghanistan. E non vedreste più i soldati americani tornare nei sacchi plastica".

Così il "principe nero" spiega i suoi piani per la trasformazione del conflitto afghano in un subappalto affidato a soli 5500 mercenari appoggiati da 90 aerei privati e squadre di elicotteri. Un piccolo esercito privato dal prezzo contenuto, capace di evitare sia l'imbarazzo dei caduti, sia i costi sociali di feriti e reduci. Grazie a questi argomenti il piano, intitolato "Economia strategica di forza" avrebbe attirato l'attenzione d'un presidente Trump sempre più scettico di fronte ad un conflitto afghano costato, in 17 anni, 4mila vite di militari e "contractors" americani e oltre un trilione di dollari.

Ma si possono affidare ai mercenari delle operazioni militari dalle complesse implicazioni politiche, strategiche ed economiche? A detta di Mattis sicuramente no. "Quando è in gioco la credibilità della nazione la privatizzazione non è un'idea molto saggia" - spiegava il Segretario alla Difesa. Con la sua uscita di scena tutto però diventa possibile. Compreso il sì ai piani di Prince l'ex ufficiale delle Seals trasformatosi in "signore della guerra" grazie ai mercenari di Blackwaters con cui, tra il 1997 e il 2010, ha spillato due miliardi di dollari a Cia e Dipartimento di Stato.

Gli interrogativi però restano. Anche perché il nome di Prince resta associato alla strage di Nisour Square, la piazza di Bagdad dove, nel settembre 2007, i gli uomini di Blackwaters massacrarono 17 civili innocenti. Dopo quell'episodio Prince vendette la società, lasciò il mercato americano e si mise al soldo di Mohammed bin Zayed, il principe ereditario di Abu Dhabi formandogli un esercito privato di 800 veterani sudamericani impiegati anche nello Yemen. Ma grazie ai soldi incassati con Blackwaters ha anche fondato il "Frontier Services Group" una compagnia partecipata dalle finanziarie del governo cinese con cui assicura logistica, trasporti e sicurezza alle compagnie di Pechino impegnate in Africa e lungo la "Nuova Via della Seta".

Nel frattempo Prince, famoso per aver contribuito con 250mila dollari all'elezione di Donald Trump, non ha mai allentato i legami con Washington. Oltre ad essere il fratello dell'attuale segretaria all'educazione Betsy De Vos ha potuto contare sul sostegno dell'ex-consigliere presidenziale Steve Bannon affascinato da una privatizzazione della guerra che gli ricorda la Compagnia delle Indie utilizzata dall'impero britannico per gestire il subcontinente indiano.

Come un tempo le Indie britanniche anche l'Afghanistan deve, nei piani di Prince, rispondere ad un "viceré" responsabile di tutte le operazioni e sottoposto soltanto all'autorità della Casa Bianca. In questo modo i 15mila soldati americani, i 5mila militari della Nato (900 dei quali italiani) e gli oltre 30mila contractor privati verrebbero sostituiti da 5500 ex veterani delle forze speciali appoggiati da una forza aerea assai meno costosa di quella dispiegata da Stati Uniti e Nato.

"Tutto è già a bilancio - assicura l'ex Seals - abbiamo bisogno di 90 aeroplani e di elicotteri d'assalto oltre a quelli per il trasporto e il soccorso medico. Conosco perfettamente la situazione visto che 26 miei elicotteri già volano da quelle parti. Abbiamo già individuato gli aerei da comprare. Di certo non impiegheremo jet da centinaia di milioni dollari per distruggere dei campi di oppio da cento dollari". Ma 5mila 500 mercenari appoggiati da appena 90 aerei possono cambiar le sorti di un conflitto che neppure i 140mila militari dispiegati all'apice dell'impegno di Stati Uniti e Nato sono riusciti a risolvere? Per Prince il segreto sta nell'utilizzare i mercenari per riaddestrare e guidare i 91 battaglioni dell'esercito nazionale afghano. Un esperimento quello dell'"embedding" già introdotto negli ultimi otto anni senza però effetti risolutivi.

Al di là delle perplessità militari vi sono poi quelle politiche, economiche e strategiche. Prince ha accennato alla possibilità finanziare la guerra ai talebani sfruttando, sull'esempio della Compagnia delle Indie, i giacimenti di litio, uranio e fosforo, del valore stimato di un trilione di dollari, presenti nella provincia afghana di Helmand. E secondo i suoi portavoce proprio la "Frontier Services Group" di Prince potrebbe "provvedere appoggio logistico alle compagnie impegnate nell'estrazione".

L'ambiguità è, però, evidente. Se la "Frontier Services Group" è partecipata dal governo cinese chi ne garantisce l'affidabilità? E se la fedeltà si basa su un contratto chi assicura che Prince non possa stracciarlo per mettere i suoi "contractors" al servizio di una potenza straniera come la Cina pronta a pagare di più pur di insediare un "viceré" alle proprie dipendenze. Eppure tra quanti credono alle promesse di Prince, ci sarebbe secondo voci del Pentagono, anche il generale Scott Miller ovvero l'ex responsabile del "Comando unificato delle operazioni speciali" mandato a settembre a guidare il contingente Nato e le forze americane in Afghanistan.

Nel frattempo Prince si starebbe ricomprando la vecchia Blackwaters venduta nel 2014 al gruppo americano Constellis e ribattezzata Academi. Se due più due fa quattro l'Afghanistan sembra pronto ad un salto nel passato che lo riporterà all'era dei mercenari e delle compagnie di ventura.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Guerra, NATO, Erik Prince, James Mattis, Donald Trump, Iraq, Afghanistan, USA
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