12:45 21 Aprile 2019
Un gregge di pecore

L'effetto gregge

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Mario Sommossa
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Quando si vuole definire chi segue ciecamente ciò che altri fanno dicono o pensano lo si chiama "pecorone". È, infatti, risaputo che alcune specie animali, tra cui le pecore, hanno il comportamento da "gregge". In altre parole, basta che qualcuno di loro decida di muoversi in una certa direzione per far sì che tutti gli altri lo seguano.

Certamente, quel qualcuno non può essere uno qualunque e deve dimostrare (o aver dimostrato) agli altri di sapere dove andare o cosa fare. Anche nel comportamento umano avviene frequentemente qualcosa di simile, soprattutto quando ci si trova fisicamente mescolati in una massa di persone, quando sono lanciati segnali di allarme oppure anche quando un'idea è così tanto ripetuta e apparentemente credibile da diventare "vera" anche per noi.

Nei casi di reali emergenze che toccano un numero di persone raccolte insieme, l'effetto gregge trasforma una sensazione di panico individuale in panico collettivo che si auto-alimenta e può causare, come recentemente successo a Torino e a Corinaldo, conseguenze tragiche per chi vi si trovasse coinvolto.

È per cercare di capire come rimediare a queste nefaste conseguenze che il CNR di Roma e alcuni scienziati della Technische Universitat di Monaco hanno deciso di studiare il fenomeno e hanno condotto studi ed esperimenti in collaborazione con l'Università La Sapienza. Il presupposto era che quel comportamento "sociale" costatato in alcuni animali si ripete tale e quale anche nell'uomo e che, adottate certe procedure, può essere indirizzato in modo virtuoso.

Gli esperimenti condotti su due gruppi di pedoni (all'interno dei quali erano state introdotte in totale incognito alcune persone informate sul da farsi) hanno dimostrato che, lanciato un segnale di pericolo, la quasi totalità dei soggetti seguiva istintivamente chi appariva come più capaci di far uscire da quella situazione. Lo studio ha anche accertato che le persone sono solitamente riluttanti davanti a istruzioni "calate dall'alto", ma diventano estremamente collaborative se si fa loro credere di star facendo una scelta autonoma.

È evidente che poter seguire lo stesso procedimento nella realtà e nei casi di vero pericolo potrebbe agevolare deflussi più ordinati e verso i percorsi più sicuri e veloci, con la probabile eliminazione dei rischi che un panico collettivo potrebbe causare, così come successo invece nei casi sopra citati.

L'agenzia OPi (Osservatore Politico internazionale, di Sergio Tè), che riferisce su questo studio, nota però, comprensibilmente, che è impossibile sapere in anticipo dove si creerà una tale situazione di pericolo e che sarebbe invece possibile utilizzare quella tecnica durante le manifestazioni di piazza. In questo caso, alcuni agenti in borghese potrebbero infilarsi tra i manifestanti e assumere comportamenti tali da attivare l'effetto gregge e portare i manifestanti nella direzione e nei luoghi voluti per evitare guai peggiori.

In verità, anche prima degli studi sopra accennati e senza dover ricorrere a dimostrazioni scientifiche, il "fenomeno gregge" è stato utilizzato spessissimo nella storia recente e passata e non solo dalle forze dell'ordine. Purtroppo, le finalità di quelle operazioni non sono state sempre virtuose e, alcune volte, sono stati proprio coloro che espressamente volevano causare disordini e danni che vi hanno fatto ricorso.

Un pericolo ancora maggiore lo si ha quando questa tecnica viene attuata da poche persone per condizionare gruppi d'individui molto più vasti con l'intento di ottenerne consenso politico. È noto che da sempre esistono tecniche di manipolazione delle masse attraverso notizie, non importa se vere o false, diffuse e utilizzate a fini propagandistici. L'utilizzo oggi di internet moltiplica la velocità di trasmissione di queste notizie e le tecniche algoritmiche consentono di scegliere con una buona approssimazione i destinatari delle stesse.

La diffusione e la credibilità acquisita dai vari social rendono il meccanismo ancora più efficace e lo dimostrano il numero e la proliferazione di "leggende metropolitane" del tutto inverosimili ma vissute come credibili. Molte delle Società che vendono prodotti di largo consumo ne stanno già approfittando e non si può certo escludere che anche partiti politici lo stiano facendo o l'abbiano già fatto.

Conoscere gli effetti del "fenomeno gregge" dovrebbe anche farci riflettere su ciò che è chiamata "democrazia diretta", metodologia per la decisione politica auspicata da alcuni in alternativa alla "democrazia rappresentativa". Apparentemente innocua, se non addirittura "giusta", questa forma di relazione tra i cittadini e l'"Autorità'" potrebbe trasformarsi molto facilmente da proposta di partecipazione "di tutti", a manipolazione occulta fatta da pochi.

Naturalmente continuerebbe ad apparire come una scelta individuale e libera, non "imposta dall'alto", ma in realtà potrebbe guidare le masse verso direzioni volute solo da alcuni che si manterrebbero, evidentemente, in incognito rispetto al meccanismo di consultazione prospettato. A chi pensasse che ciò sia impossibile o assurdo e a chi vorrebbe immediatamente tacciarmi di essere un difensore dei "vecchi politici" vorrei ricordare che la "democrazia diretta" (e le sue conseguenze) non è un'invenzione recente. Ne abbiamo un validissimo esempio di applicazione nella decisione di Ponzio Pilato di offrire alla moltitudine presente nella piazza di scegliere "liberamente" tra Gesù e Barabba. Qualcuno dubita che il Sinedrio non abbia "infiltrato" tra la folla alcuni suoi sgherri con il compito di spingere la scelta proprio nella direzione che abbiamo poi visto realizzarsi?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Democrazia, manipolazione, Informazione, Italia
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