17:23 26 Ottobre 2020
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Fondatore e presidente dell’Associazione "Aiutateci a Salvare i Bambini" Ennio Bordato ha dedicato la sua vita ad aiutare le vittime più fragili delle guerre e della violenza: i bambini.

In questi anni si è prodigato e continua a prodigarsi con encomiabile dedizione ad aiutare soprattutto i bambini vittime della guerra nel Donbass. Bambini che per l'Europa e l'Occidente non esistono, semplicemente cancellati, loro con le loro sofferenze.

Bordato, legato a Sputnik da pluriennale amicizia, ha raggiunto la redazione italiana per raccontare e tracciare un bilancio di tanti anni d'impegno nell'umanitario: tanto lavoro, tanti risultati e tante speranze per il futuro.

  • Ennio Bordato
    Ennio Bordato
    © Foto : fornita da Ennio Bordato
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    Ennio Bordato
    © Foto : fornita da Ennio Bordato
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© Foto : fornita da Ennio Bordato
Ennio Bordato

— Da quanti anni sei impegnato nell'aiuto umanitario?  

— L'Associazione "Aiutateci a Salvare i Bambini" è nata nel 2001 dopo un primo intervento, come privato cittadino, l'anno prima. Se allora mi avessero detto che saremmo riusciti a fare tutto quello che è stato fatto, credo nessuno ci avrebbe, non dico creduto, ma nemmeno sperato. 

— Riesci a tracciare un bilancio di tanti anni d'attività?  

— "Aiutateci a Salvare i Bambini" opera su due direttrici:

la prima, i casi di singoli, bambini che vengono aiutati a guarire dalle malattie più gravi (neoplasie in testa), i bambini vittime dell'abbandono (per fortuna da qualche anno questo intervento è venuto meno grazie alle politiche dello Stato russo che ha ridotto drasticamente il numero di orfani), i bambini vittime del terrorismo e delle guerre; su questo versante, dal 1991 la Russia ha conosciuto terribili vicende: un nome per tutti "Beslan". Dal 2001 abbiamo aiutato, credo, oltre 2mila bambini, dal più grave che necessitava un intervento chirurgico salvavita all'estero, al finanziamento di un farmaco ancora non presente nel prontuario della pediatria russa.  

La seconda, i progetti che noi chiamiamo "comunitari" e che servono sia ad aiutare gruppi di bambini, sia la pediatria russa ad ammodernarsi. La lista è lunga: la prima foresteria pediatrica di tutta la Russia per la clinica RDKB di Mosca, l'intervento, durato sei anni, con una equipe di psicologhe dell'emergenza dell'Università di Padova a Beslan, il primo reparto per la cura delle malattie rare ed orfane alla RDKB di Mosca, la ristrutturazione del reparto di Oncologia pediatrica della stessa clinica, sino all'intervento in altre regioni della Federazione. Ad esempio: dal sostegno ai bambini vittime degli attentati a Volgograd, sino al finanziamento del reparto per le cure palliative ad Archangel'sk, sempre nella stessa città, la donazione di modernissime autoambulanze per il Pronto Soccorso pediatrico, come anche l'ultimo progetto appena concluso, quello di una piattaforma informativa che mette in rete tutte le strutture della regione di Archangel'sk (oltre due volte l'Italia) con una popolazione appena superiore al milione di abitanti, che organizza il monitoraggio a distanza delle donne in stato di gravidanza dando alle strutture sanitarie periferiche (rurali) ogni supporto, compresa l'aviazione sanitaria. Una trentina di questi progetti, alcuni dei quali hanno contribuito a cambiare la pediatria russa. Come diciamo sempre: "Doniamo la canna da pesca e non il pesce". I progetti comunitari, avviati grazie ai nostri finanziamenti, dopo il periodo di avvio diventano parte dell'esperienza della pediatria russa che li gestisce al meglio.

— Quali le tue iniziative in corso?

— Dal 2014 "le vittime di guerra" del Donbass hanno preso purtroppo un posto predominante nella nostra attività. Non abbiamo dimenticato, né i bambini di Russia, né i progetto comunitari, ma questa terribile guerra non ci poteva vedere indifferenti. Nel Donbass in cinque anni d'interventi abbiamo portato l'aiuto umanitario italiano in oltre trenta città e villaggi delle Repubbliche di Donetsk e di Lugansk e centinaia sono stati i bambini e le famiglie aiutate. Qui, oltre alla malattia, la preponderanza di aiuti arrivano a bambini feriti o mutilati… o a famiglie in povertà assoluta. In Donbass basta veramente poco per dare un aiuto in grado "letteralmente" di far sopravvivere un nucleo famigliare: 100, 150 euro per alcuni mesi. L'ultimo caso che ci vede impegnati è Vladislav, un ragazzino di Gorlovka, oggi di 11 anni, che nel 2015 fu gravemente ferito e perse un occhio, al suo fianco aveva la sua mamma uccisa dalle bombe ucraine. Di questi giorni l'appello per aiutarlo assieme al papà che per accudirlo da quel giorno non riesce più lavorare. 

— Tra i casi più rilevanti, quali le tue vittorie più importanti?

Le conseguenze dei bombardamenti a Enakievo nella regione di Donetsk.
© Sputnik . Сергей Аверин

— La nostra Associazione aiuta solamente bambini. Unica eccezione i bambini di Anna Tuv che abbiamo aiutato, aiutando anche la loro mamma, mutilata, ad avere una protesi mioelettrica al braccio dopo la sua immensa tragedia del maggio 2016 a Gorlovka. Tutti la ricorderanno; anche grazie a Sputnik riuscimmo a raccogliere oltre 20mila euro per donare ad Anna la protesi.

— Anna Tuv dopo l'innesto della protesi ha ancora bisogno di aiuto? 

— Anna Tuv oggi non ha per fortuna più bisogno di aiuto materiale. Ha acquisito la cittadinanza russa e con questa ogni diritto ai servizi statali e della città di Mosca. Ora Anna, simbolo della tragedia di popolo di Donbass, ha bisogno di essere conosciuta per parlare della guerra del Donbass a tutti coloro che ancora non la conoscono. Per questo, con altre persone, abbiamo deciso di candidare attraverso una raccolta firme Anna Tuv al Premio Nobel per la Pace. Anche se il Premio negli ultimi anni si è "un po'" svalutato, crediamo vadano riaccesi i riflettori sulla sua tragedia personale e sull'impegno di Anna Tuv a testimoniare, attraverso la sua storia, le sue mutilazioni, il suo dolore… la storia della popolazione del Donbass che dal 2014 viene bombardata, uccisa, massacrata… dalle forze armate ucraine.

— I lettori di Sputnik Italia ti seguono sempre con molto affetto vuoi lanciare loro un appello?

— I lettori di Sputnik ci seguono da sempre. Anche grazie a loro abbiamo potuto ottenere i risultati raggiunti. Ai lettori, con l'occasione, invio i migliori auguri per il prossimo anno, nella speranza che sia l'anno della Pace in Donbass e l'Anno della fine della campagna politica antirussa nel mondo. La Russia non solo non è il nostro nemico, ma è un popolo che aspira, come nessun altro, alla pace ed alla fratellanza. Sia solo per il suo immenso tributo dato alla sconfitta del nazifascismo nell'ultimo conflitto mondiale. Aspettandovi sul nostro sito mi congedo con questa frase che racchiude l'essenza di "Aiutateci a Salvare i Bambini": "In nome di cosa lo facciamo? In nome della compassione di fronte a quanti sono nella disgrazia, a quanti soffrono per le privazioni e hanno bisogno di aiuto. La solidarietà sociale e gli sforzi congiunti per raggiungere gli obiettivi comuni non sono possibili se non si supera l'egoismo, se non ci si sforza di volgersi al bene, se non si rifiuta di guardare solo ai propri bisogni e interessi". Buon 2019 a tutti!

L'opinione dell'autore puo' non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Bambini, Intervista, Donbass, Italia
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