12:52 16 Febbraio 2019
Mark Rutte

Dopo Coffeeshop e donne in vetrina, ora si va in Olanda per non pagare le tasse

© AFP 2018 / Lex van Lieshout
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Mario Sommossa
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Il Primo Ministro olandese Mark Rutte è proprio un "duro"! Qualcuno pensava che solo la Merkel sapesse cosa fosse la teutonica fermezza ma, di certo, non aveva ancora fatto i conti con la dimostrazione di come il Rutte ha saputo tener testa alle pretese di noi spendaccioni e "molli" italiani.

Puo' darsi che non abbia nemmeno tutti i torti nel volere che Bruxelles ci obblighi a rispettare gli impegni che i nostri Parlamenti e Governi avevano assunto nel passato con l'Unione Europea. Magari, nel fondo del suo cuore nutre anche un'ombra di sano sadismo che lo fa sperare che noi non si accetti alcun negoziato. Potrà allora scattare la "procedura d'infrazione" e lui e quelli come lui potranno essere soddisfatti. D'altra parte, non è colpa sua se da noi le aziende se ne vanno, de-localizzano o chiudono.  Nel suo piccolo Paese le cose vanno molto diversamente e meglio: loro sono "virtuosi", i loro conti sono in attivo e le società straniere fanno a gara per mettere le loro basi ad Amsterdam, Rotterdam o in qualunque piccola cittadina di quelle terre faticosamente sottratte al mare.

Peccato che molte di quelle siano solo di società fantasma! Peccato che (vedi la FIAT) abbandonano sì fiscalmente i Paesi d'origine ma aprono da loro soltanto piccoli ufficetti con il solo scopo di farvi transitare gli utili accumulati con i soldi dei cittadini di altri Paesi. Il "virtuoso" Rutte puo' anche raccontarci di quanto noi si sia inefficienti, spreconi, quanto meritiamo una punizione esemplare. Tuttavia, se nel mondo che l'hanno preceduto esistessero coerenza e una morale, lui e i tutti i Governi olandesi sarebbero gia' stati messi sotto accusa. In realtà, basterebbe che l'Unione Europea fosse una cosa seria, solidale come si auto-proclama, unitaria e omogenea nei suoi sistemi politici e fiscali. Se così fosse, i vari Rutte e i suoi sodali andrebbero a nascondersi pieni di vergogna in qualche angolo sperduto e taccerebbero.

Purtroppo, la presunta "Unione" è poco più di una libera circolazione di merci e capitali ove ciascun Paese pensa a sè e se ne infischia dei problemi altrui. Anzi, proprio così come fa l'Olanda, approfitta delle debolezze e delle disgrazie altrui per arricchirsi alle loro spalle.

Noi c'eravamo abituati, sbagliando, a pensare che i Paradisi Fiscali fossero tutti nelle isole caraibiche ma il malaffare che copre elusioni ed evasioni fiscali sta anche molto più vicino a casa e perfino l'UE l'ha ammesso. Ha dunque deciso di monitorare (ma poi cosa farà?) sei dei Paesi membri: Lussemburgo, Belgio, Irlanda, Cipro, Malta, Ungheria e, appunto, l'Olanda.

Un fatto poco conosciuto e di cui non si parla molto nemmeno da noi (ne hanno fatto eccezione Galullo e Mincuzzi su il Sole 24ore) è che da Amsterdam e dintorni sono transitati, in poco più di un anno, ben 4.500 miliardi di euro con successiva destinazione verso gli USA. Si tratta di utili raccolti altrove su cui, se va bene, si è pagata una miseria nel Paese che li ha originati. Poi arrivano in Olanda grazie a tutte le agevolazioni fiscali che Rutte e i suoi amici offrono generosamente. Prima di domandarci se è per questo motivo che l'americano/italiana ex FIAT ha scelto proprio l'Olanda come sede ufficiale pur essendosi trasferita negli USA, e bene ricordate che 4.500 miliardi costituiscono più della somma dei PIL di Francia e Italia e che sono pari a 5,4 volte il PIL olandese.

Le società straniere che hanno deciso di fare come i prodighi proprietari dell'ex FIAT sono innumerevoli e, non a caso, sono addirittura 15.000 le ditte che hanno una loro sede in quel Paese. Come dicevamo, si tratta però di pure società fantasma con un numero di addetti inferiori alle dita delle mani e senza alcuna unità produttiva.

I giornalisti Galullo e Mincuzzi citano un caso emblematico: a quattro chilometri dal centro di Amsterdam, in un solo edificio, hanno "sede" 2812 società straniere, tra cui anche alcune italiane. Anche grandi marchi, come ad esempio la svedese Ikea, si sottraggono al fisco dei loro Paesi stanziandosi formalmente tra i canali e le dighe. L'Unilever aveva pensato di trasferire il proprio unico quartier generale dalla Gran Bretagna nei Paesi Bassi visto che il locale Governo aveva promesso di annullare ogni tassazione sui dividendi. L'operazione non è andata a buon fine perché il disegno di legge è stato ritirato per motivi politici e la multinazionale è allora rimasta dov'era, dimostrando come l'intenzione fosse soltanto quella di pagare meno tasse.

Del transito di tutti quei miliardi, però, solo 199 sono oggetto di tassazione olandese e il Governo locale ha anche il coraggio di lamentarsene. Non importava che fossero il frutto di un'elusione o di un'evasione fiscale a danno di altri Stati europei a farli muovere, ma il desiderio di poterne approfittare un poco di più. E' così che tutta la questione è venuta a galla: quando il Governo ha chiesto al Parlamento di intervenire per trovare il modo di trattenerne una maggiore quantità.

La morale di tutto ciò? Potremmo trovarne diverse, a cominciare dall'evidente necessità di rinnovare e cambiare l'Europa di oggi. Tuttavia ne cito una su tutte e la indirizzo proprio al Primo Ministro olandese: caro sig. Rutte, il mio Paese merita molte critiche e deve giustamente modificare tante cose, ma lei non si permetta di fare il "duro" e il "vergine" con noi perché lei, alla fine, è soltanto un piccolo ipocrita.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
tasse, agevolazioni fiscali, evasione fiscale, Fca (Fiat Chrisler Automobile), Angela Merkel, Mark Rutte, Italia, Francia, Germania, UE, Olanda
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