09:20 19 Febbraio 2019
Sanzioni

A cosa servono ancora le sanzioni alla Russia?

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Giulio Virgi
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Com’era previsto, anche questa volta il Consiglio Europeo, massimo organo decisionale dell’Unione, ha deciso di rinnovare le sanzioni imposte contro la Russia all’indomani delle vicende che nel 2014 avevano condotto al distacco della Crimea dall’Ucraina e al suo ritorno sotto la giurisdizione di Mosca.

Incontro tra Sergei Lavrov e Enzo Moavero Milanesi
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Non esistevano possibilità differenti, dal momento che sin dall'introduzione dell'apparato sanzionatorio, l'Europa ne aveva collegato il superamento alla piena realizzazione del percorso delineato negli accordi di Minsk per ristabilire la pace.

Per quanto l'Italia manifesti sofferenza nei confronti di queste limitazioni al proprio commercio, la consapevolezza degli attuali rapporti di forza all'interno dell'Europa e dell'Occidente ha finora consigliato a Roma di assumere un atteggiamento prudente per evitare di rimanere isolata. L'Italia non si trova oltretutto in una posizione particolarmente felice, in quanto immersa nella complessa trattativa avviata con la Commissione europea allo scopo di evitare l'avvio della procedura d'infrazione per deficit eccessivo, più volte minacciato nel corso delle ultime settimane. Su questo specifico dossier ha quindi dovuto fare buon viso a cattivo gioco.

Peraltro, la diplomazia italiana non ha cessato neanche in questo periodo di lanciare segnali e messaggi distensivi nei confronti di Mosca. In ambito europeo, l'Italia sta raccomandando ad esempio di guardare al processo di Minsk con maggiore flessibilità, cercando di premiare gli eventuali atteggiamenti cooperativi delle parti in causa, invece di esigere rigidamente il perfetto adempimento di tutte le condizioni previste per far venir meno le sanzioni. Inoltre, Roma non manca di ricordare come nessuno in Europa abbia mai voluto punire l'intera società civile russa. Ci sarebbe quindi lo spazio per sviluppare relazioni economiche con le piccole e medie imprese russe, ritenute politicamente neutrali. Non tutti gli Stati membri dell'Ue sono convinti che questa possibilità sia realistica, ma l'Italia ci prova.

La posizione piuttosto intransigente dell'Europa nei confronti della crisi russo-ucraina riflette il peso conquistato al suo interno dai paesi un tempo appartenuti al Patto di Varsavia, ma anche le crescenti pressioni che il Dipartimento di Stato americano sta esercitando sulle cancellerie europee affinché non si limitino a confermare le sanzioni esistenti ma ne considerino invece l'inasprimento.

Ma perché gli Stati Uniti tengono così tanto, persino nell'era di Trump, a mettere la Russia nell'angolo? A questa domanda si possono al momento dare tre risposte, che tra l'altro non sono mutuamente esclusive.

Innanzitutto, parte del sistema politico americano è tuttora profondamente antirussa e tale circostanza si è già riverberata nelle decisioni con le quali il Congresso di Washington ha legato le mani al Presidente americano per impedirgli di essere più accomodante con Mosca. Alcune fra le sanzioni che gli Stati Uniti hanno varato contro la Russia sono, in effetti, di origine parlamentare.

In secondo luogo, incide anche il Russiagate. Probabilmente, l'inchiesta del procuratore Mueller non arriverà a nulla di sostanziale. Ma almeno stando a Bob Woodward, che afferma di aver contattato fonti autorevoli, Trump avvertirebbe lo svolgimento delle indagini come una limitazione alla sua libertà: "non sono più Presidente" avrebbe tra l'altro affermato il tycoon in seguito all'insediamento dello Special Counsel incaricato di investigare su di lui, "perché qualsiasi cosa io faccia ora con la Russia sarà vista come una prova della collusione". In quest'ottica, le sanzioni, ma anche qualche sventagliata di missili, servirebbero al Presidente per guadagnare margini di manovra, almeno di fronte al pubblico e ai giudici del suo paese.

Va inoltre considerata la cifra specifica rappresentata dallo stile negoziale dell'attuale Presidente americano. Trump ha più volte affermato che quando ci si siede al tavolo per trattare, la parte che più necessita dell'accordo è quella che ottenere di meno. Se l'obiettivo strategico dell'attuale Presidente statunitense fosse davvero la grande intesa con la Russia, sarebbe allora del tutto trumpiana una strategia di dissimulazione, condotta anche con provocazioni e richieste plateali agli alleati, volte ad indebolire la posizione negoziale dell'interlocutore.

In sintesi, che gli americani sollecitino tutti i loro alleati a mantenere, applicare ed aggravare le sanzioni alla Russia non implicherebbe automaticamente che ci stiamo per forza avviando ad uno nuovo scontro. Trump vuole probabilmente un accordo con la Russia almeno quanto ne desidera uno con l'Iran. Ma deve dimostrare di esser forte e di non averne bisogno, mentre la controparte dev'essere convenientemente indebolita, per portarla alle trattative in una posizione di svantaggio. Se gli europei rompessero il fronte, crollerebbe il palco. Ecco perché gli americani appaiono tanto rigidi.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Sanzioni, Sanzioni contro la Russia, Russiagate, Bob Woodward, Donald Trump, UE, Italia, Ucraina, Russia, USA
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