14:30 19 Aprile 2019
Il presidente della BCE Mario Draghi

Se l’UE era già morta, dopo il discorso di Draghi è sepolta

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Marco Fontana
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Mario Draghi, presidente della Bce ormai in uscita, ha spesso diviso gli animi degli euroscettici.

I meno oltranzisti lo hanno sempre considerato un uomo capace di resistere alle richieste di rigore provenienti dalla Germania e dai Paesi del nord Europa, difendendo le economie dei Paesi più "deboli" come l'Italia attraverso massicce iniezione di denaro con l'acquisto di titoli di Stato quanto meno indigesti. Le ultime esternazioni da lui effettuate lo consegnano però alla pletora di quegli eurocrati che non vogliono assolutamente comprendere da cosa derivi il crescente malcontento dei popoli del Vecchio Continente. 

Draghi afferma: Altrove nel mondo si sta diffondendo il fascino delle ricette e dei regimi illiberali; stiamo vedendo piccoli passi indietro nella storia. Ed è per questo che il nostro progetto europeo è ancora più importante oggi. È solo continuando a progredire, liberando le energie individuali ma anche promuovendo l'equità sociale, che la salveremo attraverso le nostre democrazie, con unità di intenti.

L'economista italiano pare confondere due cose molto diverse tra loro, cioè un regime illiberale che soffoca i diritti dei cittadini e un governo liberamente eletto che desidera rappresentare davvero le istanze del popolo. Dovrebbe essergli chiaro che uno Stato illiberale è quello che agisce in modo totalmente indipendente dalle necessità basilari dell'individuo, anzi spesso in contrasto ad esse, per attuare l'interesse di una ristretta élite. Un'obiezione del genere sarebbe fin troppo facile, proprio perché nelle parole di Draghi si intuisce il declino della democrazia europea e occidentale, che si compiace di sé stessa e delle posizioni di rendita che ha contribuito a consolidare senza mai sottoporsi al giudizio di terzi. 

La chiusura di Draghi nei confronti chi non si riconosce più nell'Ue ed esprime le sua protesta in Francia e in altri Paesi è evidente anche da un altro passaggio, nel quale attribuisce principalmente all'inazione su ulteriori riforme di alcuni Paesi la causa del malessere di una parte consistente della società europea. Un vero statista inizierebbe a vedere se l'incendio è partito da un cortocircuito di casa sua, mentre Draghi dà la caccia al piromane nelle case degli altri.

L'Unione Europea è morta e sepolta, semplicemente perché è incapace di dare ai suoi cittadini la certezza di essere un giudice imparziale: essa continua a preferire certi Stati membri rispetto ad altri e lo fa persino con strafottenza. L'emblema di questo atteggiamente è il commissario Moscovici, il quale non riesce a tacere nemmeno quando deve confrontare la situazione dell'Italia e quella del suo Paese di origine per giustificare un trattamento palesemente differenziato. Quando gli eurocrati sono impegnati nell'autoconservazione del portafogli, non hanno alcun genere di tatto o almeno di ipocrita delicatezza verso i milioni di cittadini da anni esclusi da quell'aumento di Pil necessario a una vita dignitosa (principalmente a causa delle politiche economiche basate su parametri avulsi dal mondo reale). 

Così, ancora una volta Draghi sostiene che per porre i Paesi dell'euro al riparo dalle crisi occorre procedere quanto meno sul completamento dell'unione bancaria o su quello del bilancio comune con funzioni anti-crisi.

Sarà pure tutto giusto, peccato però che questa Europa pensi solo a unire le finanze, ma non le economie né tanto meno i popoli almeno a livello politico. A Draghi non interessa se la carta costituzionale dell'Unione sia stata sconfitta a ripetizione nei pochi Stati che hanno permesso un referendum popolare al riguardo. Uno dei documenti di politica pura che deve pur esistere come base di un'entità statale è stato respinto dai cittadini europei, ma i vertici pensano alle finanze. A maggio vi saranno le elezioni, ma le persone non hanno la minima idea di cosa i grandi partiti come Ppe e Pse vogliano fare per loro. L'idea diffusa è quella che vorranno annientare l'olio italiano per far prosperare quello tunisino, o magari che permetteranno altre aggressioni industriali di alcuni Paesi membri ai danni di altri. Non bisogna mica essere profeti per capire che le forze politiche che Draghi odia riescono a farsi capire facilmente dai cittadini grazie a un programma chiaro e cristallino: riformare l'Unione o abbatterla. 

Ci si aspetterebbe di più da uno come Draghi, che ha saputo tenere testa a Merkel e Sarkozy. Magari sarebbe stato interessante sentirlo parlare di una riforma delle fondamenta dell'Unione Europea. E invece con i suoi sproloqui difensivi sta convincendo coloro che l'Europa la vedono già morta da anni, che in realtà essa è già sepolta una volta per tutte.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Economia, BCE, PPE, Mario Draghi, Francia, UE, Italia
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