01:50 26 Aprile 2019
Parigi, Gilet gialli di nuovo in piazza

La crisi interna francese giova all'Italia

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Giulio Virgi
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L’aggravarsi della situazione politica interna francese preoccupa molti osservatori delle cose europee, che vi vedono il principio di un ulteriore deterioramento dei già precari equilibri continentali.

Fa paura specialmente la violenza, in aumento nelle strade di Parigi e di molte altre località della Francia. E stanno suscitando forti perplessità anche le indiscrezioni che Le Figaro avrebbe ottenuto da una fonte dell'Eliseo, secondo cui esisterebbe addirittura un rischio di colpo di Stato.

La semplice circostanza che un quotidiano notoriamente vicino all'establishment transalpino abbia voluto rendere di pubblico dominio questi timori la dice lunga sulla gravità e profondità delle difficoltà in cui si dibatte ormai Emmanuel Macron. Ne evidenzia infatti l'attuale debolezza, proprio nel momento in cui un'altra leadership europea, quella di Angela Merkel, volge al tramonto. Soltanto l'11 novembre scorso, il Presidente francese aveva raccolto attorno a sé i grandi della terra all'Etoile per celebrare l'ultima grande vittoria militare del suo Paese e discutere insieme a loro i maggiori problemi sul tappeto in un grande Forum mondiale della pace.

Naturalmente, la Francia sopravvivrà a queste turbolenze, che magari sono in parte anche il risultato di una strategia adottata dal suo governo per delegittimare il movimento dei gilet gialli, permettendo alle sue frange più violente di assumere il controllo della piazza per alienare alla protesta i consensi piuttosto vasti di cui sembra disporre. Anche la drammatizzazione dei toni del confronto potrebbe essere funzionale a recuperare a Macron il sostegno di tutti coloro che temono il caos. Non è però un buon segno per l'Eliseo che parte delle forze di polizia dimostri simpatie per i dimostranti.

Al di là di come questa vicenda andrà a finire, è comunque già possibile osservarne le prime conseguenze sul terreno della politica internazionale: la Francia ha apparentemente perso l'iniziativa in Libia, a tutto vantaggio dell'Italia, che sembra aver sfruttato al meglio il tempo guadagnato alla Conferenza di Palermo per completare la ricucitura con il generale Haftar, che ha nuovamente visitato Roma nei giorni scorsi, incontrando, tra gli altri, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. L'uomo forte della Cirenaica avrebbe offerto significative rassicurazioni sui due dossier di preminente interesse italiano, che sono quelli concernenti il prezioso petrolio libico e il controllo dei flussi migratori, facendo anche cadere il veto che gli veniva attribuito contro l'ambasciatore Perrone, che a questo punto potrà forse tornare a Tripoli.

Al perfezionamento di questo riavvicinamento, la diplomazia della Russia ha dato certamente un importante contributo, specialmente alla vigilia dell'importante riunione svoltasi nel capoluogo siciliano, quando un Haftar ancora incerto sulla propria partecipazione era stato raggiunto proprio a Mosca da un importante esponente dell'intelligence italiana. Vedremo se e in che modo la diplomazia italiana onorerà il debito di riconoscenza contratto in questa circostanza nei confronti di quella russa.

Quanto sta avvenendo semplifica probabilmente anche la posizione degli Stati Uniti, che da tempo chiedevano all'Italia di assumere maggiori responsabilità in Libia senza tuttavia operare una chiara scelta di campo nel confronto che opponeva Roma a Parigi. La Francia è stata costretta dalla crisi interna a ridefinire le sue priorità immediate e sgombrare temporaneamente il campo, consentendo a Washington di agevolare senza remore l'Italia.

Il protrarsi delle difficoltà francesi potrebbe giovare al Bel Paese anche sotto un altro profilo. Dietro i gilet gialli sembra esserci un insieme importante di gruppi e ceti sociali che mal hanno sopportato gli effetti della legislazione comunitaria e delle agende globaliste adottate dall'Eliseo.

Estrazione petrolio
© REUTERS / Sergei Karpukhin/File Photo
La rivolta è materialmente scoppiata a causa di un modesto aumento del prezzo della benzina motivato dall'esigenza di ridurre le emissioni di anidride carbonica nocive al clima del pianeta. Ma si è caricata di significati ulteriori e più ampi, mano a mano che vi si associava la parte della classe media maggiormente impoveritasi in questo millennio.

Nel movimento dei gilet gialli sono quindi confluite istanze radicali di sinistra e di destra, che potranno essere soddisfatte solo tramite sgravi fiscali ed un ritorno della spesa pubblica. Per tentare di rimanere in sella, Macron dovrà necessariamente moderare le proprie ambizioni e cambiare il tenore della politica economica del suo paese, imitando le scelte della maggioranza al potere a Roma. L'Italia non ha quindi alcun motivo di temere l'instabilità francese, che potrà anzi anche aiutarla a raggiungere un compromesso più favorevole nel duro negoziato che è in corso con la Commissione Europea.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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gilet gialli, Proteste in Francia, Commissione Europea, Khalifa Haftar, Emmanuel Macron, Angela Merkel, Libia, Italia, Francia
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