14:55 21 Novembre 2019
Un cartello contro la migrazione in Ungheria

Perché bisogna dire “no” al Global Compact sui migranti

© Sputnik . Aleksei Vitvitsky
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A Marrakesh cento stati discutono l’accordo globale voluto dall’Onu che punta ad eliminare qualsiasi differenza tra rifugiati e clandestini e ad incrinare ulteriormente la sovranità degli stati nazionali.

Per capire come l'Onu sia ormai l'emblema di un'inadeguata e pericolosa ipocrisia, basta guardare quanto sta succedendo a Marrakesh. In quell'incantato angolo di Marocco un centinaio di paesi, riuniti sotto l'egida del Palazzo di Vetro, si apprestano a firmare un accordo globale (Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration — Ordinamento Globale per una Migrazione Sicura ordinata e Regolare) sui migranti che nessun paese vorrebbe, in verità, veder applicato dentro i propri confini.

Il governo italiano, grazie all'opposizione di Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia protagonisti di un vero pressing su una Lega assai confusa sull'argomento, ha ritirato in zona Cesarini la firma all'accordo già promessa dal ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi, da buona parte del Movimento 5 Stelle e dal premier Giuseppe Conte.

Per capire la pericolosità dell'accordo basta la sua premessa di fondo ovvero la volontà di riconoscere uguali diritti a chiunque abbandoni il proprio paese per cercare ospitalità altrove. Dietro quell'affermazione si cela il tentativo di allargare il diritto all'asilo. Oggi la Convenzione di Ginevra lo riconosce solo a chi fugge da guerre e carestie. Il Global Compact vorrebbe estenderlo, in linea di principio, anche a chi migra per cercar fortuna o per fuggire i cosiddetti cambiamenti climatici. Sulla base di questi principi l'Europa aprirebbe le porte, potenzialmente, ad un miliardo di Africani. E l'Italia sarebbe la prima a subirne le conseguenze. I disgraziati, incoraggiati a partire grazie alla revoca di ogni distinzione tra migranti irregolari e regolari, punterebbero innanzitutto verso il Belpaese travolgendo quel parziale e provvisorio tampone garantito prima da Marco Minniti e poi da Matteo Salvini.

Per comprendere l'inganno nascosto nel Global Compact basta quel paragrafo 24-a in cui si chiede di "assicurare che l'assistenza di natura umanitaria non sia considerata illegale". Sottoscriverlo significherebbe rinunciare a bloccare il traghettamento di migranti attuato dalle navi delle Ong permettendo loro di tornare ad operare a pieno regime. Ma non solo. Il Global Compact insiste anche sulla necessità di non perseguire penalmente chi fornisce assistenza indebita alla migrazione. Su quella base diventerebbe difficile intervenire anche in caso di evidente connivenza tra Ong e trafficanti di esseri umani come nel caso della Iuventa, la barca sequestrata all'organizzazione tedesca Jugend Rettet nell'agosto 2017. E a quel punto anche combattere i trafficanti di uomini diventerebbe praticamente impossibile. Di fronte a contestazioni di questo tipo Onu e sostenitori del Global Compact ricordano che la firma del documento non è legalmente vincolante.

Gli effetti pratici sono, però, evidenti. Se il governo italiano lo firmasse schiere di magistrati, giornalisti e forze politiche sostenute dal fronte "politicamente corretto" lo presenterebbero come "legge di fatto" all'opinione pubblica. E il tentativo d'impedirlo verrebbe censurato alla stregua di apologia del razzismo. Il paragrafo 33 del documento propone infatti la "sensibilizzazione ed istruzione dei professionisti dei media ad una terminologia ed informazione etica" unite ad una cancellazione dei fondi pubblici a media che "sistematicamente promuovono intolleranza, razzismo, xenofobia". In base a quel codicillo, insomma, qualsiasi critica al "Global compact" verrebbe equiparata al razzismo e alla xenofobia.

Ancor più pericoloso è, però, il punto 11. L'articolo, intitolato significativamente "Gestione dei confini in maniera integrata sicura e coordinata", suggerisce che in caso di crisi migratoria governi e Stati nazionali cedano la gestione delle frontiere ad organizzazioni sovranazionali come l'Onu. In pratica un'assoluta rinuncia alla propria sovranità che garantirebbe all'Onu, o ai suoi associati, il diritto di decidere quali e quanti migranti far entrare sul territorio di uno stato.

Ma come mai, quindi, soltanto Italia, Stati Uniti, Israele, Svizzera, Ungheria Austria e pochi altri si oppongono al Global Compact?

Per capirlo bisogna tornare alla fine del 2015. In quei mesi una sorta di ubriacatura umanitaria spinge persino una leader rigorosa come Angela Merkel ad aprire le frontiere ai migranti. Approfittando di quell'ubriacatura e del sostegno di un'amministrazione Obama allineata alle tesi del politicamente corretto il socialista Antonio Guterres, al tempo capo dell'Alto commissariato dei Profughi ed oggi Segretario Generale dell'Onu, da il via libera alla formulazione del Global Compact. Ancor prima che la proposta veda la luce i suoi principi di fondo vengono fatti a pezzi dalla crisi dell'accoglienza che travolge prima i governi italiani targati Pd e poi la stessa Merkel. Ma gli automatismi e il conformismo che muove tante iniziative dell'Onu ha impedito a molti governi di toccarne con mano la sostanziale inadeguatezza.

A Marrakesh insomma un centinaio di paesi sotto l'egida delle Nazioni Unite, bruciano tempo e denaro per approvare una Global Compact che i fatti degli ultimi tre anni hanno dimostrato essere una pericolosa e inutile utopia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
migrazione, Trattato "Global Compact", ONU, Italia, Europa
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