07:24 19 Dicembre 2018
Migranti su una delle tante carrette del mare in navigazione nel mare tra la Libia e l'Italia.

Perché Sophia va affondata

© AFP 2018 / MAHMUD TURKIA
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Gian Micalessin
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Ecco le ragioni per cui Matteo Salvini vuole chiudere la missione navale lanciata nel 2015 dall’Unione Europea per fronteggiare il fenomeno dei migranti e combattere i trafficanti di uomini.

Alla fine Matteo Salvini ha detto "no" mettendo una seria ipoteca alla prosecuzione della missione navale lanciata nel 2015 dall'Unione Europea per fronteggiare il fenomeno dei migranti in partenza dalle coste libiche. Battezzata inizialmente Eunavfor Med la missione è conosciuta come Missione Sophia dal nome della bimba nata su una nave inglese dopo il salvataggio della madre incinta di nove mesi. Sulla carta Sophia era la missione perfetta per fermare i trafficanti di uomini. Ma nessuno in Europa ha mai avuto interesse a farla funzionare. Anzi si è preferito farla funzionare all'incontrario trasformandola in un doppione inutile di Triton e delle altre missioni di salvataggio già operanti davanti alle coste della Libia. Con in più l'aggravante della beffa concordata sotto banco dal governo di Matteo Renzi che nel 2015 — pur di ottenere maggiore flessibilità sui bilanci da Bruxelles — si offrì di far sbarcare sulle coste italiane anche i migranti raccolti dalle altre navi militari europee impegnate in Eunavfor Med. Nonostante l'accordo sia stato ampiamente smascherato dall'ex ministro degli esteri Emma Bonino l'Unione Europea si è ben guardata dal cambiare le modalità di sbarco. E così nonostante le richieste italiane Bruxelles non ha imposto ai paesi membri di accogliere sul loro territorio, come previsto dalle leggi internazionali, i migranti salvati dalle proprie unità militari. E così mercoledì, nell'ambito del suo intervento davanti al Comitato Schengen, Salvini ha annunciato il diktat italiano.

"Al momento — ha detto il Ministro dell'Interno — non risultano progressi significativi nel negoziato, nonostante le nostre richieste di cambiare le regole di ingaggio dell'operazione Eunavfor Med Sophia. Senza una convergenza sulle nostre posizioni non riteniamo opportuno continuare la missione. La missione, come noto, scade con la fine di quest'anno e l'Italia conferma l'indisponibilità a procedure di sbarco che prevedono l'approdo solo nei nostri porti."

Il niet quasi obbligato di Salvini priva l'Europa di un'arma perfetta per combattere i trafficanti di uomini e risolvere alla radice il problema dei migranti. Se l'Unione Europea l'avesse appoggiata politicamente la missione Eunavfor Med — lanciata nella primavera 2015 e affidata al comando dell'ammiraglio italiano Enrico Credendino — potrebbe oggi operare dentro le acque della Libia e dispiegare sulle sue coste squadre d'incursori per distruggere le infrastrutture delle organizzazioni criminali e neutralizzare i loro capi.

Questo prevedono, infatti la fase due (seconda parte) e la fase tre del mandato di Eunavfor Med approvato a suo tempo dall'Alto Commissario per la Politica Estera Federica Mogherini. Peccato che dopo aver siglato quel mandato la Mogherini e l'Unione non abbiano mosso un dito per ottenere la risoluzione Onu o l'autorizzazione del governo libico, indispensabili per il passaggio alla fase operativa.

Così una missione concepita bene si è trasformata in uno spreco di risorse ed energie.

Certo se chiedete alla Mogherini o all'Unione Europea vi sentirete rispondere che il mancato raggiungimento delle condizioni politiche indispensabili per colpire i trafficanti è la conseguenza del minacciato veto russo alla Risoluzione Onu.

C'è da chiedersi come ci si potesse illudere di ottenere il beneplacito di una Russia sottoposta a sanzioni e trattata dall'Europa alla stregua di una nazione criminale. Ma vien anche da domandarsi come mai un'Europa interessata, almeno a parole, a fermare il traffico di uomini, non abbia avviato una trattativa con Putin.

Ma questa è solo una parte del problema.

L'altra si chiama Fayez Al Serraj. Per far a meno di Mosca e dell'Onu sarebbe bastato l'ok di un premier libico tenuto in vita dalle flebo politiche, militari e finanziarie garantitegli dall'Unione Europea. Ma Bruxelles, evidentemente poco interessata a risolvere l'impasse, non ha neanche provato a convincere Serraj fingendo di credere ai condizionamenti impostigli dalle milizie.

E così per l'inettitudine di quest'Europa l'ammiraglio Credendino si vedrà costretto a chiudere la missione rinunciando alla guerra ai trafficanti di uomini. Certo in questi anni lui e i suoi uomini non si sono limitati a salvare qualche decina di migliaia di migranti.

Dal 2015 a oggi Sophia ha raccolto informazioni su tutte le organizzazioni criminali che operano da Zwara a Zawia, da Sabrata a Tripoli. Grazie a Sophia sappiamo che il contrabbando di migranti s'integra con quello di carburante, oro, droga e armi.

E sempre grazie a Sophia abbiamo scoperto, nonostante indizi e intercettazioni non possano esser usate, a causa della loro origine militare, come prove in tribunale, le malefatte delle organizzazioni umanitarie sorprese a flirtare con i trafficanti. Ma è ben poca cosa.

Progettata bene e condotta meglio dai suoi comandanti militari Sophia è stata bloccata dai compromessi sull'immigrazione voluti dal governo Renzi e dal disinteresse di Bruxelles. Nata per combattere il traffico di uomini la missione Sophia è diventata il simbolo della loro vittoria. E un monumento navigante all'apatia dell'Europa.

Per questo è meglio affondarla che salvarla.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Eunavfor, Eunavfor Med, Operazione Sophia, ONU, Federica Mogherini, Enrico Credendino, Fayez al-Sarraj, Matteo Salvini, Bruxelles, Libia, Italia, UE
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