06:26 19 Dicembre 2018
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Vaccari: “Per mantenere pace nel mondo servono leader con mentalità nuova”

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Marina Tantushyan
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Secondo le stime della Banca Mondiale, più di due miliardi di persone attualmente vivono in aree dove lo sviluppo umano ed economico è ostacolato da conflitti, fragilità e violenza. È dunque necessario ripartire dalle fondamenta per costruire una società pacificata basata sullo sviluppo sostenibile.

In occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo, il prossimo 10 dicembre l'associazione Rondine, sostenuta dalla Rappresentanza Permanente Italiana alle Nazioni Unite, sarà al Palazzo di Vetro per presentare la propria esperienza ventennale nella trasformazione creativa dei conflitti ai 193 Stati membri e alle rappresentanze della società civile, culturale ed imprenditoriale, portando la testimonianza diretta dei giovani che nello Studentato Internazionale — World House imparano a scoprire la persona nel proprio nemico e degli ex studenti che hanno applicato nei propri Paesi le professionalità e gli strumenti acquisiti nella Cittadella della Pace.

Al centro dell'intervento ci sarà la lettura dell'Appello, presentato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a Papa Francesco, scritto da due giovani di origine israeliana e palestinese, che si sono formate nella "Cittadella della Pace di Rondine", per chiedere agli 193 Stati membri delle Nazioni Unite di sottrarre una cifra simbolica dal proprio bilancio della difesa per investirla in borse di studio per futuri leader di pace e l'introduzione dell'educazione ai diritti umani nei sistemi di istruzione nazionali, integrandoli con la sperimentazione della metodologia formativa di Rondine nella trasformazione creativa dei conflitti.

Per maggiori informazioni Sputnik Italia si è rivolto a Franco Vaccari, Presidente dell'Associazione "Rondine Cittadella della Pace".

— Professore, potrebbe raccontare in cosa consiste il "Metodo Rondine" per la risoluzione dei conflitti? Come si fa a smettere di vedere il nemico come nemico, pur essendo l'altro una persona che proviene proprio da un popolo o da una parte oggettivamente nemica?

— Il conflitto è l'incontro delle differenze e le differenze non sono solo una fatica ma anche una cosa molto dolorosa. Bisogna ricordare che il dolore non evapora, ma diventa veleno che rompe relazioni e crea il nemico. Il nostro metodo, che utilizziamo da 20 anni, consiste nel prendere i dolori portati dalle persone di qualunque estrazione e cultura e aiutargli a capire cosa è il conflitto, e a trasformare il loro dolore all'amicizia. Ma questo non è una passeggiata nel bosco, è un lavoro molto serio che fanno questi ragazzi per pulirsi dai veleni del dolore, della rabbia e dalle ferite.

Rondine lavora con le persone e crede nel valore delle relazioni. Sono circa 200 giovani nel nostro laboratorio vivono l'esperienza di Rondine. Un'esperienza in cui chiediamo ai nemici di venire a Rondine e scoprire che non sono nemici, che non hanno più ragione di essere nemici. Il nostro slogan: "Rondine è un luogo dove si sta al tavolo col nemico" perché crediamo che la tavola come fatto reale e come metafora ha una forza di cambiamento e di ascolto reciproco. A mio giudizio, i giovani sono quelli che possono fare questo passo. Come diceva Mao, una lunga marchia fatta da tanti passi. E quindi passo dopo passo siamo arrivati alle Nazione Unite. E noi crediamo che questo metodo può diventare una vera scuola di leader di pace.

Testimonianze dei giovani- protagonisti dell'esperienza di convivenza del Borgo di Rondine:
Laura — Armena: "Vengo da un paese che già da 26 anni è in conflitto con Azerbaijan sul territorio di Nagorno Karabakh. Quindi io vivo in una triste realtà dove ogni giorno si parla di guerra. Ho visto il bando di Rondine e ho deciso di fare la domanda per cambiare questa realtà. Siccome in Armenia parliamo sempre del nemico azero di cui abbiamo paura e cui odiamo ma non lo conosciamo di persona, ho pensato che a Rondine posso finalmente incontrare questo mio "nemico" che ha una faccia e anche un nome, e una persona come me. Insieme con Lei adesso lavoriamo sui progetti comuni mirati a creare un dialogo tra i giovani".

— Rondine ha esperienze in tutti i continenti: in Africa, in Asia, nel Caucaso, in Europa. Avete mai per caso applicato il vostro metodo anche in Russia?

Ragazze in Cecenia
© Sputnik . Ramil Sitdikov
— In Russia abbiamo fatto una mediazione di pace durante il conflitto in Cecenia. In realtà tutto nato da lì, senza togliere nulla da nessuno. Dmitry Likhachev, che ci ha onorato con la sua amicizia, è venuto da me è ha detto una frase che mi è entrata nel cuore: "Franco, chiama i popoli!". Questa guerra si è scoppiata nel 1994 e noi abbiamo trovato l'ascolto da parte cecena e abbiamo fatto per 4 mesi una mediazione di pace segreta andando due volte a Mosca e facendo intermediare tra il Cremlino e Dudaev. Abbiamo messo 72 ore di tregua tra le due parti che poi è crollata. Dovevano venire due rappresentanze di due governi a fare la trattativa a La Verna, ordine di San Francesco. Non sono venute ma mi hanno chiesto di stare con i giovani a fare la pace. Molto meglio! Che bello che sia fallita quella esperienza perché è nata quella di successo, l'esperienza del Rondine.  

— Tra i vostri studenti ci sono i giovani russi e ucraini che oggigiorno sono diventati nemici?

— Per adesso no, ma stiamo pensando di estendere le rappresentanze. Un pezzo della nostra attenzione sarà sicuramente focalizzato sulla Russia e sull'Ucraina perché è un conflitto veramente brutto che abbiamo qui alle porte di casa. Ci piacerebbe molto dare il nostro piccolo contributo e portare pace in questa zona ferita".   

Noam — Israeliano: "Cresciuto dentro una guerra che dura da decenni, grazie a Rondine sono diventato assistente sociale e formatore nell'ambito della mediazione e trasformazione dei conflitti, anche in aree critiche. Dal 2015 mi dedico alla formazione di giovani italiani nell'ambito del progetto Quarto Anno Liceale d'Eccellenza a Rondine."

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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leader, conflitti, Corte Europea dei diritti umani, ONU, Italia
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