07:38 19 Dicembre 2018
Burkina Faso - Giorgio Bianchi

Il teste d’accusa – intervista a Giorgio Bianchi

© Foto : Giorgio Bianchi
Opinioni
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Alessio Trovato
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Fotoreporter e documentarista, Giorgio Bianchi è di quelli che non parla per sentito dire e, sopratutto, parla per immagini, le immagini difficile che mentano. Indocina, Burkina Faso, Donbass, Siria... Giorgio s’è preso più di un rischio per fare informazione vera e adesso, se ha qualcosa da ridire, varrà la pena starlo a sentire.

Sputnik Italia lo ha voluto intervistare per capire le ragioni del suo malcontento e della polemica che ha lanciato nei confronti del mondo dell'informazione.

Giorgio, la tua biografia dice che hai collaborato non solo con la cosiddetta controinformazione ma anche con testate ‘mainstream' classiche — La Repubblica, Il Venerdì, National Geographic, La Stampa, Il Manifesto, Guardian Magazine, National Geographic, Internazionale Magazine, Sette Magazine del Corriere della Sera e Il Giornale. Perché ora hai scritto una lettera aperta così dura per denunciare la gestione delle pagine di politica internazionale da parte della stampa italiana?

Giorgio Bianchi
© Foto : Giorgio Bianchi
Giorgio Bianchi
Vivere di reportage fotografici oggi è durissima. Il valore delle immagini si svaluta anno dopo anno data l'enorme mole di materiale a disposizione. A farla da padrone ci sono le grandi agenzie di stampa che forniscono alle testate servizi in abbonamento attraverso i quali poter scaricare di volta in volta le immagini necessarie per corredare i servizi. La cosa divertente è che oggigiorno anche questo tipo di organi sta entrando rapidamente in crisi. Una volta la loro posizione di dominanza era garantita dal fatto di essere gli unici soggetti in grado di garantire la fruizione delle immagini in tempi brevissimi. Oggi questo criterio non risulta essere più così determinante in quanto le tecnologie di inoltro rapido sono a disposizione di tutti gli operatori del settore. Il segno evidente della crisi ad esempio lo si può vedere in Reuters dove oggigiorno esistono figure pagate appositamente per controllare i dati exif delle immagini e verificare se il lasso di tempo intercorso tra lo scatto e l'invio della foto è in linea con lo standard aziendale. L'incubo di ogni fotografo. Dover nello stesso tempo seguire lo svolgersi degli eventi senza perdere nessun attimo saliente e dover stare nello stesso tempo stare col patema d'animo di dover inviare le immagini al più presto. Voi capite che in una giungla di questo tipo il freelance si barcamena come può, pertanto se ogni tanto riesce a piazzare qualche immagine al maistream è ben contento. La mia fortuna in questi anni è stata una solida attività commerciale unita a qualche premio internazionale vinto e poi infine l'ingresso nel mondo dei documentari, che consente guadagni se non stratosferici quantomeno dignitosi.

Perché hai scelto proprio ‘Il Fatto Quotidiano'? In fin dei conti ci sono testate ben più allineate a quella che ci piace chiamare la narrazione ortodossa voluta dal pensiero unico dominante.

Ho scelto il Fatto quotidiano in quanto la mia lettera aperta "è frutto non tanto delle considerazioni di un professionista del settore, quanto piuttosto delle aspettative deluse di un ex abbonato". Quando nove anni fa nacque il Fatto quotidiano gridai quasi al miracolo. Non mi sembrava vero che nella palude putrescente dell'informazione italiana fosse finalmente arrivata una ventata di novità. La mattina dell'uscita del primo numero alle 7:00 ero già di fonte all'edicola per compare la mia copia. Ricordo ancora il titolo "Letta indagato". L'acquisto del Fatto dal giornalaio rimase un'abitudine consolidata per almeno un paio di anni, nonostante fossi anche titolare di un abbonamento in formato digitale. La vedevo come una forma di sostegno al mio giornale e comunque ho sempre preferito leggere su carta piuttosto che attraverso i display. Tuttavia ad un certo punto iniziai a vedere che qualcosa non quadrava. Quelle regole auree che erano valide per la politica interna e la cronaca giudiziaria, ovvero stretta attinenza ai fatti e controllo delle fonti, erano puntualmente disattese per quanto concerneva gli esteri. Gli articoli che trattavano gli esteri erano poco più che una sciatta rielaborazione delle peggiori vulgate atlantiste. Mai una volta che fossero prese in considerazione le ragioni dei paesi non allineati con l'occidente che viepiù venivano tratteggiati con toni addirittura caricaturali. Vi era quasi una distinzione tra buoni e cattivi alla maniera dei cartoni della Disney. Mai un analisi, mai un approfondimento, mai una presa in considerazione delle ragioni strategiche di una determinata scelta. No. C'erano i buoni da una parte e i bruti dall'altra. Chiaramente ad una testata appena nata, tendi a perdonargli delle ingenuità. Tieni in considerazione il fatto che stiano facendo i salti mortali per far quadrare i conti e che tra le altre cose  non prendano finanziamenti pubblici; mettici pure che al posto di ENI o altre aziende di quel calibro, sulla prima pagina hanno Ristora; cosa potrai mai pretendere. Però poi passa un anno, due anni, tre anni e vedi che il tono è sempre lo stesso. Allora a quel punto cambi parrocchia. La nuova parrocchia fu il web dove finalmente potevo comporre giornalmente la mia personale rassegna stampa esteri, attingendo le notizie dove mi sembravano più affidabili. Certo in questo modo dovevo fare da me il lavoro che avrebbe dovuto fare il giornalista al posto mio, ovvero la verifica delle fonti; ma alla fine oggigiorno è un lavoro che non richiede troppo tempo e comunque per me fu una importante palestra. Se poi hai anche una buona rete di contatti sui social, a quel punto ti puoi anche confrontare con altri e chiedere pareri o addirittura chiedere di fare ricerche per tuo conto. Insomma il paradiso. Per fare un esempio di come Travaglio tratti gli esteri vorrei richiamare un post che ho fatto proprio ieri e che in sostanza è un'analisi ragionata di un suo editoriale. Il titolo è già emblematico "Figli di Putin". All'interno dell'articolo Travaglio elenca le presunte malefatte del presidente Russo per dissuadere il nuovo governo dal rimuovere le sanzioni e consentire al nostro paese di avere delle normali relazioni diplomatiche e commerciali con la Russia. Dal punto di vista di Travaglio mantenere le sanzioni contro la Russia (e contro il popolo russo) sarebbe giusto in quanto Putin in sostanza è un criminale. L'editoriale è un florilegio di:"i malaffari del presidente-dittatore e del fido premier Dmitrij Medvedev, entrambi ricchi sfondati con proprietà in mezzo mondo"."un Paese dove chiunque osi presentarsi alle elezioni contro di lui finisce regolarmente in galera"."dimostra quanto farlocchi siano i risultati plebiscitari tanto delle elezioni quanto dei sondaggi a favore di Putin"."pretendere dal governo e dal Parlamento italiani una reazione energica contro il regime putiniano che reprime il dissenso, processa gli oppositori, arresta i manifestanti, perseguita i gay, per non parlare dei giornalisti critici che raramente hanno il privilegio di morire per cause naturali. Invece tutti zitti e Mosca".

  • Syria, the slow return to life - Giorgio Bianchi
    Syria, the slow return to life - Giorgio Bianchi
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  • Syria, the slow return to life - Giorgio Bianchi
    Syria, the slow return to life - Giorgio Bianchi
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  • Behind Kiev's barricades - Giorgio Bianchi
    Behind Kiev's barricades - Giorgio Bianchi
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  • Burkina Faso - Giorgio Bianchi
    Burkina Faso - Giorgio Bianchi
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  • Burkina Faso - Giorgio Bianchi
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  • Behind Kiev's barricades - Giorgio Bianchi
    Behind Kiev's barricades - Giorgio Bianchi
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  • Burkina Faso - Giorgio Bianchi
    Burkina Faso - Giorgio Bianchi
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  • Burkina Faso - Giorgio Bianchi
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  • Behind Kiev's barricades - Giorgio Bianchi
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  • Donbass stories Alina - Giorgio Bianchi
    Donbass stories Alina - Giorgio Bianchi
    © Sputnik . Giorgio Bianchi
  • Syria, the slow return to life - Giorgio Bianchi
    Syria, the slow return to life - Giorgio Bianchi
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  • Donbass stories Spartak - Giorgio Bianchi
    Donbass stories Spartak - Giorgio Bianchi
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  • Spartak - Giorgio Bianchi
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  • Alina - Giorgio Bianchi
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Questo è un modo di vedere le relazioni internazionali direi quasi macchiettistico; penso che neanche alle medie parlavo di geopolitica facendo tali e grossolane semplificazioni. Eppure funziona e anche alla grande, perché ancora oggi buona parte dell'opinione pubblica ragiona in questi termini. Tornando all'editoriale di Travaglio è in pratica un concentrato di pregiudizi e illazioni buttate nel calderone senza uno straccio di pezza d'appoggio. Lui la può pensare come vuole, ma il problema è che dispone di uno strumento molto potente per influenzare l'opinione pubblica. Questi più che giornalisti sono "influencer". Travaglio è un po' la Ferragni dell'informazione. Ma del resto nella sua lettera di replica lo ha anche ammesso.

"E lei dovrà farsi una ragione che noi pensiamo, liberamente e senza che nessuno ce lo imponga, che Putin sia un detestabile autocrate, che Assad sia come suo padre un criminale di guerra e di pace (si fa per dire) e che il regime degli ayatollah faccia dell'Iran un paese dove nessuna persona sana di mente e amante della libertà vorrebbe mai vivere".

Chi legge il suo giornale deve sapere in anticipo che il suo punto di vista è gravemente viziato di pregiudizi, pertanto quando i suoi giornalisti scelgono gli articoli da rimaneggiare per comporre i pezzi sugli esteri (il Fatto non ha inviati che possano raccogliere notizie di prima mano) sicuramente vanno a pescare tra quelli che coincidono con il suo pregiudizio. Ad onor del vero la cosa drammatica oggigiorno è che il Fatto non è l'unico. Come recitava il titolo di un film di Tinto Brass che parlava di meretrici "così fan tutte". Solo che Travaglio si atteggia da maestrino e pretende di fare la morale agli atri colleghi professionisti. Eh no caro Marco, non ci siamo proprio.

Non pensi che una informazione veramente libera sia nei fatti in fin dei conti una utopia? Come fa una testata privata a vivere e prosperare del solo frutto delle vendite o della pubblicità senza anche potenti ‘sponsor' alle spalle i quali, ovvio, chiederanno sempre qualcosa in cambio?

I giornali si potranno esprimere liberamente sugli esteri soltanto quando il nostro paese potrà ricominciare a svolgere una propria politica estera e non dovrà rimanere confinata nel recinto impostole da oltreoceano. Si fa un gran parlare oggi di "sovranismo". Questa parola mi è venuta decisamente a noia in quanto è utilizzata in maniera ipocrita. Chi ci si riempie la bocca tutti i giorni sa benissimo che il nostro paese non è sovrano. Ma non perché non stampa moneta o non batte i pugni in Europa. Il nostro paese non è sovrano perché, precisamente come l'Europa tutta, non è libero di praticare la politica economica che più gli conviene. Nella seconda lettera a Travaglio ho fatto un esempio proprio in tal senso. Lo riprendo:

"Oggi le uniche opportunità di crescita sono nei mercati emergenti dell'est. Ad ovest oramai ci sono solo pascoli esausti dove animali macilenti si fanno la guerra per i pochi germogli rimasti. Il cow boy sta serrando le redini per impedire a queste povere bestie morenti di saltare lo steccato verso i rigogliosi pascoli vergini dell'est. Consente loro soltanto di girare in tondo: una volta verso destra e una volta verso sinistra. La cura dimagrante alla quale li sta sopponendo dice che serve per renderli più performanti…In realtà li sta facendo lentamente morire di fame stimolandoli ogni tanto a tirarsi zoccolate gli uni contro gli altri per le scarse risorse rimaste. Questa strategia è ben architettata e ben applicata in ogni minimo dettaglio e Travaglio è ben collocato in questa campagna di demonizzazione. Il suo giornale è sempre in prima linea, come gli altri del resto, nel demolire la reputazione dei paesi non allineati e soprassiede immancabilmente sulle malefatte di quelli occidentali. Non puoi ergerti a paladino della libera informazione se non fornisci ai tuoi lettori gli strumenti per formarsi una opinione consapevole e equilibrata sui fatti di politica estera".

Mi accusano a volte di essere troppo schierato con i paesi non allineati. La verità è che io sono un patriota (parola che vorrei finalmente sdoganare) e vorrei che il mio Paese fosse libero di stringere alleanze con chi meglio crede, con chi gli conviene, con chi gli offre migliori contropartite. Abbiamo voluto il libero mercato?

Bene, allora che libero mercato sia. La Cina ha soldi da investire in Italia? Benvengano i soldi cinesi. La Russia ha il gas? Benvenga il gas russo. L'Iran ha il petrolio? Ottimo. Altro che Special Pourpose Vehicle. Desidero che il mio paese sia libero di trattare con il miglior offerente. Come dicono i liberisti? La concorrenza ottimizza il prezzo. Il problema è che qualcuno sta drogando il mercato squalificando una parte dei concorrenti,  grazie alle sanzioni giustificate dalla diffamazione a mezzo stampa. O sanzioniamo tutti o non sanzioniamo nessuno. Se l'Italia un giorno sarà libera di fare questo allora vedrete che l'indomani la stampa sugli esteri diventerà come per incanto equilibrata. In questo momento il mainstream è la quinta colonna straniera nel nostro paese.

La colpa di tanta superficialità nel trattare la politica internazionale, quando non vero e proprio dolo, non credi dipenda anche dalla superficialità che spesso mostra il lettore? Se il lettore si accontenta di facili semplificazioni perchè i media dovrebbero sforzarsi di produrre piuttosto analisi approfondite?

I lettori in generale, quelli italiani in particolare, storicamente non si interessano di esteri. Per loro è stato appositamente creato il genere dell'informazione gossip, il cosiddetto "infotainment". In pratica vivamo in una bolla nella quale sappiamo ad esempio che il padre di Di Maio assumeva lavoratori in nero, mentre non abbiamo idea delle origini strategiche del gasdotto TAP. Sappiamo che Salvini si è lasciato con la fidanzata, ma ignoriamo che Ahmed Chalabi, l'uomo che confezionò per l'US intelligence il dossier sulle fantomatiche armi di Saddam, il giorno dopo aver rivelato questa notizia ad una giornalista di France5 morì d'infarto (il giorno dopo). Sappiamo che forse il padre di Renzi ha intascato una mazzetta, ma non abbiamo idea di quali siano gli attori della guerra in Siria e quale ruolo abbiano giocato in questi otto anni di conflitto. In pratica non sappiamo di nulla di ciò che conta sapere. In assenza di un mercato di sbocco interno per l'economia e essendo limitati su quello esterno dai competitor e dalle sanzioni, la vedo dura ritornare ad essere la quarta economia del mondo. All'epoca eravamo corrotti, mafiosi e evasori ma avevamo più gioco in politica estera, segno che talvolta i filibustieri sanno far meglio dei maestrini.

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Informazione, Giornalismo, Giornali, giornalisti, Italia
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