06:15 19 Dicembre 2018
Roberto Vallepiano autore di 'Ufficio Sinistri: il buco nero in cui è scomparsa la sinistra'

Ufficio Sinistri: Intervista a Roberto Vallepiano (agitare prima dell’uso)

© Foto : Roberto Vallepiano
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Alessio Trovato
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“Ufficio sinistri: il buco nero in cui è scomparsa la sinistra” è l’ultimo libro di Roberto Vallepiano. E’ anche il nome della sua pagina facebook, piuttosto seguita – oltre 14mila follower. Intuitivo capire di cosa parlino sia libro che pagina social ma Sputnik Italia ha voluto approfondire e lo abbiamo intervistato.

Per prima cosa vorrei chiederti cosa intendi quando ti definisci un 'agitatore culturale'.

Roberto Vallepiano
Roberto Vallepiano
Una volta, all'interno della tradizione comunista, esistevano quelli che venivano chiamati "gli intellettuali organici" che rappresentavano la cinghia di trasmissione tra il mondo intellettuale e il Partito. Io, non avendo tessere in tasca ed essendo un cane sciolto, vorrei riproporre l'idea dell'intellettuale organico nella sua accezione più autentica e cioè organico non al partito ma alla classe sociale di riferimento: i ceti popolari, la working class. La mia idea di "agitatore culturale" si rifà all'idea dell'Intellettuale Collettivo di Gramsci: usare la cultura come un ordigno per innescare detonazioni politiche, cortocircuiti ideologici e sabotaggi all'informazione addomesticata e all'imperialismo culturale. E' una pratica contemporanea e sovversiva di controinformazione che vuole colpire alla radice il conformismo del pensiero unico e la pervasività soporifera dei mass media per agire a livello creativo nella costruzione di un nuovo immaginario. Majakowsky diceva "terribile è non osare più" ecco, bisogna tornare ad osare. Sulla copertina del mio prossimo libro voglio scriverci "Agitare prima dell'uso!"

Sei di una ferocia sarcastica inaudita contro la sinistra ma tu stesso (si capisce chiaro) sei di sinistra, come lo spieghi?

Nelle borgate, nei quartieri popolari e nelle periferie ormai la parola sinistra suona come un insulto, e non è un caso che ormai vinca soltanto ai Parioli, perché rappresenta il privilegio. La cosa che più mi preme è di non essere complice. Il mio ultimo libro "Ufficio Sinistri. Il buco nero in cui è scomparsa la sinistra" è stato scritto anche perché un giorno nessuno possa accusarmi di aver taciuto di fronte al disastro di una sinistra che da soggetto politico si è trasformata in aggettivo qualificativo: "una cosa sinistra!" Ti prego di non definirmi così perché provo un senso di ripudio e di frustrazione ad essere accomunato a questa sinistra farlocca, stentorea e imbelle. Preferisco dirmi antimperialista, comunista e patriottico, socialista e rivoluzionario. Il blocco di centrosinistra negli ultimi venticinque anni ha dettato per conto di Washington e di Bruxelles le regole della finanza, nell'economia e nella politica, utilizzando a questo fine gli enormi spazi gentilmente messi a disposizione dal mondo della comunicazione e trasformando l'informazione in propaganda. La mia idea di sinistra non ha niente a che fare con questa. Gli esempi a cui mi richiamo stanno nella sinistra popolare e populista, nei governi sovranisti e patriottici, rivoluzionari e socialisti, che hanno incendiato di speranza l'America Latina.

Se la distinzione tra destra e sinistra oggi non pare più tanto chiara mentre chiarissima è piuttosto la differenza tra sovranità e cessione di sovranità, tra globalismo e identità, allora che senso ha parlare ancora di destra e sinistra?

Il PD come il resto dei partiti della cosiddetta sinistra europea, dopo essere entrati nelle stanze dei bottoni si comportano ormai esattamente come i partiti di destra. Le tanto decantate riforme di cui si riempiono la bocca sono solo un espediente semantico, perché in realtà si tratta di controriforme che diventano alibi per nuove privatizzazioni, tagli ai servizi pubblici, programmi di austerità e attacchi al mondo del lavoro e che servono unicamente a legittimare le politiche antisociali dell'Unione Europea. A questa offensiva europeista, liberista e globalista le classi popolari hanno risposto in maniera diretta attraverso mobilitazioni imponenti come quella che sta paralizzando la Francia di Macron; e in maniera più carsica, dando il voto a chi viene percepito come opposizione a tutto ciò. Cinque Stelle e Lega innanzitutto. Perché la Politica è una legge fisica, se lasci uno spazio vuoto qualcuno lo riempie.

Esiste un populismo di destra e uno di sinistra, così come un sovranismo di destra e uno di sinistra. Penso al Partito Comunista Portoghese, a quello russo di Zjuganov, al KKE greco. E anche fuori dall'Europa i paesi dell'ALBA sono un emblema di ciò: Cuba Socialista, il Venezuela Chavista, il Nicaragua Sandinista, la Bolivia del Socialismo della Pacha Mama e parzialmente anche i governi di Lula in Brasile e di Nestor e Cristina Kirchner in Argentina hanno rappresentato una formidabile sintesi tra politiche sovraniste di giustizia sociale, indipendenza e autodeterminazione. Si sono svincolate dalle politiche usuraie di rapina del Fondo Monetario Internazionale, dalle imposizioni liberiste della Banca Mondiale e dalla basi militari statunitensi cacciate dalla propria terra. Naturalmente ciò ha visto una reazione furiosa da parte dell'imperialismo USA che ha tentato di colpire e destabilizzare questi paesi in ogni modo immaginabile.

Ma estinguendosi la sinistra, non finirà per estinguersi automaticamente anche la destra?

Ma che cos'è la destra, cos'è la sinistra? Cantava ironicamente il grande Giorgio Gaber. Oggi viviamo nell'epoca della rabbia effimera, dello sfogo sterile e virtuale, privo di una dimensione collettiva. Viviamo in una società che ha ormai smarrito qualsiasi vocazione collettiva per celebrare l'individualismo sfrenato e la gabbia psichica del proprio ego. Nell'era della virtualità la sinistra italiana, disatteso ogni radicamento sociale e ogni connessione sentimentale con le masse si è trasformata in tifoseria organizzata. Ma mentre la sinistra non ha più connessione sentimentale con il proprio popolo, non fa palpitare i cuori e viene dunque fagocitata da un buco nero, al contrario la destra si gode il suo trionfo dal momento che le sue idee e le sue pratiche liberiste sono diventate un dogma comune ai diversi schieramenti contaminando e cooptando quello che era il campo rivale. Dunque mentre osserviamo l'estinzione della sinistra, al contempo notiamo l'espansione della destra a tutti i gangli della società.

Ultima domanda, un po' machiavellica forse — secondo te, al lato pratico, chiunque si ritenesse come te sia sovranista che di sinistra (sinistra sostantivo, non aggettivo qualificativo) farebbe meglio a puntare sull'affermazione di un sovranismo aperto sia a destra che sinistra, oppure farebbe meglio a lavorare alla rigenerazione di una sinistra che accolga in sè il concetto di sovranismo?

Nei fatti in Italia esisterebbe uno spazio politico immenso per chi avrà la capacità di osare. Non esiste nessuna organizzazione strutturata ma esiste, nei fatti, un'area culturale ampia che guarda con interesse a queste tematiche e a queste parole d'ordine. Una miriade di persone, associazioni, microstrutture, intellettuali, cani sciolti, che ho incontrato personalmente girando l'Italia in lungo e in largo presentando i miei libri. Un'area che aspetta soltanto che nasca qualcosa di nuovo, con facce e parole d'ordine diverse, per aggregarsi e lottare.

Quindi intendi dire che in realtà ci sarebbe abbastanza spazio sia per l'una che l'altra opzione, posto che tu personalmente, mi pare di capire, preferiresti la seconda.

Esattamente.

 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Politica, Italia
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