22:52 18 Dicembre 2018
Matteo Salvini

Tutti contro Salvini

© AFP 2018 / Giuseppe Cacace
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Tatiana Santi
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Dal razzista all’omofobo, dal fascista al sessista, sono solo alcuni degli insulti che giornalmente una parte della stampa e degli intellettuali di sinistra lanciano contro il vice premier Matteo Salvini. “Tutti contro Salvini”, un libro che analizza i pericoli della criminalizzazione dell’avversario politico, ma anche di un uomo e di un padre.

Scritte sui muri, minacce di morte sui social network, assalti alle sedi della Lega e un'infinità di insulti dai salotti televisivi. I continui attacchi contro il Ministro dell'Interno Matteo Salvini a volte superano il limite: basti pensare ai fantocci bruciati in piazza o ai disegni sui muri raffiguranti il ministro a testa in giù che rievocano Piazzale Loreto. Proprio chi predica l'apertura nei confronti del diverso, chi critica la violenza a sua volta non si comporta assolutamente nel più pacifico dei modi.

Nelle librerie esce il lavoro di Pietro De Leo che ripercorre capitolo dopo capitolo gli insulti nei confronti di Salvini, accusato di tutti i mali del Paese dagli intellettuali, dagli avversari politici di sinistra e da gran parte della stampa, compresa quella religiosa. "Tutti contro Salvini. Come la sinistra ha trasformato il leader della Lega in nemico numero uno" (Giubilei Regnani Editore) analizza i pericoli derivanti dalla costante demonizzazione e dalla violenta criminalizzazione del leader leghista. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito l'autore del saggio, Pietro De Leo, giornalista de "Il Tempo".

Pietro De Leo, Tutti contro Salvini
© Foto : fornita da Pietro De Leo
Pietro De Leo, Tutti contro Salvini

— Dai cantanti agli intellettuali, ai politici di sinistra, ma anche alle riviste religiose… tutti attaccano Salvini. Pietro De Leo, perché avviene questo fenomeno?

— Avviene perché è l'unica ragione di esistenza di una particolare parte politico-culturale del nostro Paese, cioè quella dei progressisti, di coloro che vogliono le porte aperte per gli immigrati e si lanciano verso il multiculturalismo. Parliamo di una società illusoria in cui tutte le culture, anche incompatibili fra di loro, dovrebbero convivere. Salvini ha rovinato questa favola, perché è stato il leader che in maniera più forte ha mostrato le sue contraddizioni e contrastato tale retorica. Gli altri, dopo essere stati puniti dagli elettori, si lanciano in questa grande opera di criminalizzazione.

— Sembra che ogni problema nel Paese sia dovuto a Salvini. Demonizzare l'avversario è anche un modo per non capire i propri errori? Diciamo come avviene in politica internazionale quando si dà la colpa ai russi?

— Sì, perché la sinistra ha una grande tradizione in questo senso: basta vedere che cos'è successo negli scorsi anni con Berlusconi, era sempre colpa sua e la sinistra non faceva un'operazione di autocoscienza. Oggi è sempre colpa di Salvini, il problema è che ora questa grande opera di criminalizzazione è un'opera molto più intensa, tocca delle punte inaccettabili.

Nel libro parlo infatti dei fantocci messi a testa in giù, che hanno un significato molto particolare, perché rievocano la scena di Piazzale Loreto. Parlo delle minacce, delle scritte sui muri, delle sedi leghiste assaltate. Vi è un crescendo di violenza inaccettabile. Inoltre ricordiamoci che non parliamo soltanto del leader, ma anche dell'uomo e del padre di famiglia.

Quelli che da una parte fanno i moralisti quando si tratta di accogliere i migranti e promuovono l'apertura verso il diverso, verso l'avversario politico auspicano addirittura la morte. Questo avviene con una sorta di complicità del mondo intellettuale, non sono soltanto i centri sociali e o gli haters sui social; vi è una parte del mondo intellettuale che ogni giorno pubblica articoli paragonando Salvini a un gerarca nazista, dandogli del fascista, del razzista. Matura la convinzione che colpirlo in ogni modo sia legittimo.

— Ci si fa scudo con l'antifascismo quando si attacca Salvini, però lo si paragona ad Hitler e vediamo delle manifestazioni molto violente nei suoi confronti. Quali sono i rischi concreti di questi attacchi? Possiamo dire che si è superato il limite?

— Si è molto superato il limite, senz'altro parliamo di un rischio fisico. In Italia abbiamo avuto il periodo degli anni di piombo. Un commissario di polizia, Luigi Calabresi subì una pesante opera di linciaggio politico da una parte degli esponenti della sinistra dell'epoca, da una parte della stampa di sinistra, ci fu un grande numero di intellettuali che stilarono un manifesto contro di lui. È finita che questo commissario è stato ucciso. La criminalizzazione si sa sempre dove inizia e no si sa dove finisce. Può sempre esserci il folle di turno che decide di passare all'azione.

Quello che accade dimostra dei pericoli concreti. In una sede della Lega hanno addirittura messo una bomba. Il moralismo della sinistra in questi casi non scatta in automatico, tutto sembra legittimo. È gravissimo in realtà ed è un pericolo per la democrazia. Salvini più volte per l'assalto dei centri sociali è stato costretto ad interrompere dei comizi e degli incontri con i suoi elettori. Questo in democrazia non può accadere.

— Quando per l'ennesima volta si demonizza Salvini, gli si dà del fascista e dell'ignorante in realtà si dà degli ignoranti anche agli elettori che hanno scelto con il proprio voto Matteo Salvini. Che ne pensa?

— Assolutamente, questo ragionamento avviene anche in maniera diretta. Ci sono molti esponenti della sinistra che insultano apertamente gli elettori di Salvini. C'è una deputata del PD che disse: "a Pontida si affolla l'Italia peggiore". Una sua collega dice che Pontida le ricorda Norimberga, dove si svolgevano i raduni razzisti.

Vediamo una demonizzazione continua anche degli elettori che hanno fatto liberamente la propria scelta di votare Salvini. Anche questo rientra nella doppia morale della sinistra italiana che è comica: le volte che vincono loro l'Italia è un Paese meraviglioso, quando vincono gli altri l'Italia è un Paese di scemi. In realtà la sinistra non sa più leggere la società.

— La continua demonizzazione di Salvini potrebbe provocare l'effetto opposto? Nei sondaggi Salvini cresce, attaccandolo in realtà lo si rende ancora più forte?

— Chiaramente questo effetto c'è: più lo attacchi, più i simpatizzanti si stringono attorno a lui. Questo però è un discorso di effetto collaterale politico, che a me non interessa. Io con il libro ho voluto denunciare una criminalizzazione all'uomo, al padre e al leader che ha tutto il diritto di esprimere le proprie idee, di candidarsi e di fornire la propria visione della società. Questa criminalizzazione è inaccettabile, chi è contrario ai totem ideologici della sinistra poi viene dipinto e bombardato mediaticamente come una sorta di mostro. Magari Salvini ci guadagna in termine di voti, ma è un altro conto. La sua criminalizzazione è inaccettabile in democrazia.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Intervista, Matteo Salvini, Italia
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