22:56 18 Dicembre 2018
Graffiti della Troika ad Atene

Non sarà questione di decimali, ma sa tanto di resa nei confronti della Troika

© AP Photo / Thanassis Stavrakis
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Marco Fontana
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Non è una questione di decimali, obiettivo del governo è rilanciare la crescita e lo sviluppo: questa è la frase che raccoglie in estrema sintesi la mediazione del premier Conte e dei due vicepresidenti del Consiglio Di Maio e Salvini dopo un lungo vertice a Palazzo Chigi.

L'impressione che se ne ricava, purtroppo, è di una resa verso quell'Europa che fino a pochi giorni prima veniva presa a metaforici ceffoni dai leader della Lega e del Movimento Cinque Stelle. 

Nella nota del premier e dei due azionisti di maggioranza ci si affretta a precisare che sono confermati gli obiettivi già fissati, in particolare sulle pensioni, sul reddito di cittadinanza e sulla tutela del risparmio.

Resta comunque la sgradevole sensazione di un arretramento su tutta la linea, anche perché i decimali in realtà contano, eccome se contano, per attuare tutte quelle misure che il popolo italiano dava per acquisite fino a pochi giorni fa. È evidente che la correzione di 0,2 punti percentuali, che valgono 4 miliardi di euro in meno di manovra, pesa molto di più. Per rimanere sotto il 2,2% di rapporto deficit/Pil (inizialmente previsto il 2,4%) il Governo infatti non dovrà ridurre solo quei 4 miliardi di euro richiesti dall'Europa, ma dovrà mettere in conto anche i maggiori interessi sul debito dovuto al rialzo dello spread, un salasso quantificato dalla Banca d'Italia a circa un miliardo e mezzo di euro. Vi è poi la contrazione della crescita economica conseguita al muro contro muro con l'Unione Europea, che ha portato incertezza tra gli investitori. L'Ocse ha valutato le previsioni di crescita dell'Italia segnalando che per il 2019 si aspetta un +0,9% contro l'1,5% della Manovra del Governo. Questa crescita inferiore rappresenterebbe altri 12 miliardi di coperture da trovare per le misure previste nel Documento Economico Finanziario (DEF).

Considerando che ormai la flat tax è scomparsa dai radar, almeno nell'accezione voluta inizialmente dagli economisti della Lega come misura anticiclica, è abbastanza verosimile che non si assisterà a una ripresa molto diversa da quella prevista dall'Ocse. Conte e Tria rischiano di dover correggere il documento annunciato da Palazzo Chigi di ben 17,5 miliardi di euro, a cui dovrà aggiungersi l'addio al quantitative easing (cioè l'alleggerimento o l'allentamento quantitativo, con cui la Banca Centrale Europea immette liquidità nel sistema finanziario) che porterebbe a un costo sul debito maggiore per l'Italia di oltre 2 miliardi di euro. Siamo arrivati così a 19,5 miliardi da trovare per centrare quel 2,4% di rapporto deficit/Pil che pare ormai dato per assodato come punto nodale per non andare alla guerra totale con la Commissione Europea. Praticamente, le misure della manovra verrebbero più che dimezzate nella loro portata, di fatto non creando quel volano di crescita economica che ci si aspettava.

Perciò la Troika sembra aver vinto ancora una volta. Restano i titoli delle riforme del governo Conte, ma queste ultime paiono completamente svuotate di quell'elemento essenziale che le renderebbe davvero operative: il vil denaro. Merkel e Macron otterrebbero il risultato da anni perseguito dai governi tedesco e francese: sbarazzarsi della concorrenza all'interno dell'Unione. Il sorrisetto della cancelliera tedesca durante l'incontro con Conte ricorda molto da vicino quello riservato dalla stessa e dal presidente francese Sarkozy all'allora premier Berlusconi. I due sapevano che avrebbero portato a casa il risultato della sopravvivenza del proprio Paese. Quanta ipocrisia: accusano costantemente di "populismo" e "sovranismo" i leader politici di altri Stati (in cosa consista poi questo fantomatico male del sovranismo, non è ancora dato sapere), quando sono loro sono i primi a praticare la difesa dei confini e dell'economia nazionale. Sono loro a passare con una ruspa sui diritti degli italiani, ingerendosi a più riprese nelle scelte di natura strettamente politica fatte dal governo di uno Stato estero.

I numeri possono essere letti e interpretati in tanti modi diversi, allo stesso modo in cui le norme dei trattati vengono piegate a seconda della convenienza degli Stati membri più influenti. L'Italia dovrà continuare a chinare il capo e pare che così farà. Rimane accesa la speranza che quello che si è appena giocato sia solo il primo round di un partita che alla fine riassegnerà all'Italia un ruolo importate nell'Europa e nel mondo. Tuttavia, le prove di forza si devono portare a compimento con determinazione, sapendo dove si vuole arrivare e fino a dove ci si può spingere, oppure si rischia di fare ancor più male a chi si rappresenta. E l'aumento del tasso d'interesse sul debito, il rallentamento delle previsioni di crescita e la salute dei titoli della Borsa di Valore di Milano sono lì a testimoniarlo. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
manovra, flat tax, UE, Italia
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