22:54 18 Dicembre 2018
Le navi ucraine violano il confine russo

Cosa può comportare la nuova crisi russo-ucraina

© Sputnik . Photo: Crimea's FSB Press Service
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Giulio Virgi
Incidente nello stretto di Kerch (39)
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Il nuovo, pericoloso, avvitamento della crisi russo-ucraina registratosi in questi giorni s’inserisce in una cornice i cui elementi principali sono i risultati delle elezioni di mid-term negli USA, l’imminenza del nuovo confronto in sede Ue sul rinnovo delle sanzioni contro Mosca e la prossima scadenza del mandato presidenziale di Petro Poroshenko.

Bisogna partire da Mid-term. I risultati elettorali non sono stati favorevoli a Trump e ci sono molte ragioni per ritenere che il Presidente possa ora essere costretto a rinunciare ad alcuni degli aspetti meno condivisi della sua politica. La riconciliazione con la Russia non è particolarmente popolare tra gli americani e per restare alla Casa Bianca dopo il 2020 il tycoon dovrà recuperare nei prossimi due anni almeno parte di uno svantaggio nel voto popolare che ammonta ormai ad otto milioni di voti. Nulla di strano, quindi, che qualcuno abbia pensato di testarne subito la determinazione ad andare avanti nel dialogo con il presidente Putin.

Tra l'altro, da qualche tempo, i neoconservatori stanno accrescendo la propria influenza a Washington e la loro agenda ha molti elementi in comune con i programmi più aggressivi dei liberal americani. Lo stesso Special Envoy degli Stati Uniti in Ucraina, Kurt Volcker, appartiene in senso lato a questa grande famiglia wilsoniana, essendo stato l'assistente parlamentare di John McCain: perché escludere che possa aver messo del suo in quanto è accaduto, magari incoraggiando anche blandamente il governo di Kiev ad internazionalizzare la questione dell'accesso al Mare d'Azov con una mossa eclatante? Trump e Putin avevano programmato di incontrarsi al prossimo G20. Seminare di ostacoli il loro possibile vertice bilaterale servirebbe gli interessi di tutti coloro, e non sono pochi, che vorrebbero vedere definitivamente affossato l'elemento più originale ed affascinante del progetto trumpiano.

Gli incidenti occorsi nelle acque del Mar Nero antistanti il ponte di Kerch possono essere messi in rapporto anche con l'avvicinarsi del summit europeo in cui si rinnoveranno formalmente le sanzioni decretate ai danni della Russia all'indomani dell'accessione della Crimea al territorio federale russo.

La diplomazia americana non preme soltanto affinché anche gli alleati più recalcitranti si pronuncino a breve per la conferma delle limitazioni commerciali già in vigore. Chiede invece un progressivo allineamento delle posizioni europee a quelle degli Stati Uniti, che sottopongono la Russia a sanzioni non solo per i fatti del 2014, ma anche per le presunte ingerenze nei processi elettorali americani e il nebuloso affare Skripal. Gli ucraini possono ben aver ritenuto conveniente rischiare la vita di qualche loro marinaio ed agente segreto per generare un inasprimento del contenzioso con la Russia che fosse suscettibile di incoraggiare l'Ue ad assumere misure sanzionatorie più pesanti. Sta apparentemente funzionando: malgrado ci siano paesi come l'Italia che amerebbero vedere l'Europa incamminarsi nella direzione opposta, il forte impatto emotivo suscitato dalle vicende crimeane favorisce le posizioni di chi vorrebbe irrigidire ulteriormente l'atteggiamento comunitario nei confronti di Mosca.

A tutto questo, si sommano le preoccupazioni interne del presidente Poroshenko, la cui rielezione il prossimo anno è tutt'altro che certa e potrebbe anche immaginare di recuperare consensi attraverso la drammatizzazione del confronto con la Russia, che però dovrebbe arrestarsi al di sotto della soglia che comporterebbe l'avvio di uno scontro militare. I costi di una guerra potrebbero infatti superare, e di molto, qualsiasi guadagno ipotizzabile. La miscela è quindi esplosiva.

Allo stato, seppur precaria, la situazione è ancora sotto controllo. La deflagrazione di un conflitto di maggiori proporzioni non pare probabile. Non la vogliono gli ucraini che, al di là di tutto, sembrano consapevoli della correlazione sfavorevole esistente tra le rispettive forze in campo, in un contesto in cui nessun grande paese occidentale invierebbe uomini e mezzi a combattere per Kiev contro Mosca. La lezione dei fatti verificatisi in Georgia nell'agosto del 2008 è ancora ben impressa nella memoria di molti. Né, tanto meno, pensano ad una guerra i russi, che sono già impegnati fortemente in Siria.

Ma la posta in palio è comunque molto alta: sono infatti in ballo gli obiettivi strategici della presidenza Trump e, a cascata, il futuro delle relazioni tra Washington e Mosca, l'avvenire economico dei rapporti tra Europa e Russia nonché la carriera del capo dello Stato ucraino. Ancora una volta, attorno alla penisola di Crimea si giocano partite geopolitiche di grande portata, da affrontare nel modo meno emotivo possibile.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Incidente nello stretto di Kerch (39)

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g20, crisi, Kerch, Ucraina, Russia
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