09:36 15 Dicembre 2018
Le bandiere di Roma, Italia e UE alla piazza del Campidoglio a Roma

Aria di compromesso tra l'Italia e l'UE

© Sputnik . Natalia Seliverstova
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Giulio Virgi
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I rapporti tra Italia ed Unione Europea stanno apparentemente migliorando. Tira aria di compromesso ed è francamente un bene per Roma, che si trova attualmente coinvolta in troppi dossier delicati ed ha quindi necessità di ridurre il numero dei fronti aperti.

E' naturalmente ancora troppo presto per trarre delle conclusioni, ma ci sono segni inequivocabili di un clima diverso.

Il 24 novembre sera il Presidente del Consiglio italiano si è recato a Bruxelles, dove è stato ricevuto a cena dal capo lussemburghese della Commissione, Jean-Claude Juncker, finora certamente non tenero nei confronti del Bel Paese, seppure mai spigoloso come il lettone Valdis Dombrovskis, che ha evidentemente escluso di trascorrere in futuro una vacanza rilassante sotto il sole italiano.

Fin dal primo momento, il padrone di casa ha cercato di sciogliere come poteva l'imbarazzo iniziale, accogliendo l'ospite con calore e ricordando alla stampa di non nutrire alcuna personale ostilità nei confronti dell'Italia. Il body language di entrambi - un elemento che non dovrebbe mai essere trascurato in queste circostanze - ha contribuito a trasmettere impressioni rassicuranti.

La sensazione è che i leader della maggioranza giallo-blu al potere a Roma abbiano incaricato il premier Giuseppe Conte, di cui sono note le capacità diplomatiche, di trovare una strada per scongiurare le sanzioni che conseguirebbero all'attuazione della procedura d'infrazione deliberata nei confronti dell'Italia a causa dello sfondamento dei parametri fissati per i macro-aggregati della finanza pubblica. La missione è verosimilmente riuscita, perché qualcosa si sta mettendo in moto e già questo elemento può considerarsi un importante passo in avanti.

La crisi scoppiata tra le autorità europee e quelle italiane, in effetti, va oltre il carattere espansivo della manovra finanziaria presentata dal governo di Lega e Cinque Stelle a Commissione Ue e Parlamento italiano, che pure certamente costituisce un problema. Ha invece la sua vera radice nella sfida a 360 gradi che l'Italia ha lanciato in questi mesi nei confronti delle maggiori potenze europee su un vasto spettro di questioni: dalla gestione dei flussi migratori a quella della sicurezza nel Mediterraneo. Di qui, il progressivo aggravamento che ha condotto le parti al limite della rottura. Per la prima volta, francesi e tedeschi hanno avuto un vero appiglio legale per fare i conti con Roma e costringerla almeno ad attenuare i toni nei confronti dei suoi partner più forti. Non se la sono lasciata sfuggire.

Tuttavia, la disponibilità mostrata da Juncker verso Conte sembra suggerire anche un secondo ordine di considerazioni: con tutta probabilità, chi tra i Ventisette desiderava approfittare dell'occasione per sbarazzarsi del governo giallo-blu deve aver rinunciato al proposito di sollecitarne il rovesciamento. Almeno per il momento.

Bandiera Ue
© AP Photo / Francisco Seco
La finanza pubblica del Bel Paese è in effetti riuscita a superare con successo una settimana assai convulsa sui mercati, segnata dal forte incremento dello spread tra i Btp italiani ed il Bund decennale tedesco e, soprattutto, dal sostanziale fallimento della prima asta di titoli pubblici destinata ai "dettaglianti", cioè ai risparmiatori privati medi e piccoli. Il giorno cruciale ai fini dell'inversione di tendenza è stato il 21 novembre, quando tra le 11 e le 13 sono stati istantaneamente respinti tre successivi attacchi speculativi ai Btp, il primo dei quali aveva portato per qualche secondo lo spread alla soglia dei 340 punti base.

Non è stato ancora possibile accertare da quale sorgente siano partite le vendite né chi ha provveduto tanto lestamente, nel giro di poco più di un minuto per tre volte nell'arco di due ore, a coprirle con altrettanti acquisti. Sta di fatto che al termine di quella giornata di transazioni il gap era sceso sotto quota 300. Il trend continua ed è auspicabile che si consolidi.

Non è da escludere che dopo qualche colpo d'assaggio, qualcuno sia venuto a più miti consigli. Questa doppia constatazione, concernente da un lato i rischi che corre l'Italia e dall'altro i limiti che incontra l'azione destabilizzatrice promossa da alcuni poteri forti in ambito europeo, deve essere il fattore che ha preparato l'avvio della trattativa.

Giuseppe Conte ha fatto capire che il confronto proseguirà riservatamente, confermando così che il negoziato investirà questioni politicamente sensibili tanto per la Commissione quanto per l'Italia. Matteo Salvini, all'indomani della cena brussellese, ha significativamente affermato che sono adesso possibili concessioni sui decimali, fermo restando che non si rinuncerà alle riforme. Probabilmente, se ne rimoduleranno però alcune caratteristiche, per mantenerne fermi i principi di fondo e non tradire platealmente le promesse elettorali, ma spostandone parte degli oneri ad un momento più lontano nel futuro. Nell'immediato, inoltre, alcune risorse potrebbero essere trasferite dalle partite correnti al conto capitale, cioè dai consumi agli investimenti, come chiedono anche i ceti produttivi del Nord Italia.

E' probabile che per celare i cedimenti inclusi nel futuro accordo - ce ne sono in ogni compromesso - il governo italiano rimetta al Parlamento la responsabilità formale delle modifiche concordate con la Commissione. Lo ha fatto capire lo stesso Conte, sottolineando più volte a Bruxelles come la manovra sia ormai al vaglio delle Camere. Ma è chiaro che i parlamentari si muoveranno entro il solco di quanto l'esecutivo suggerirà loro di fare. Se non interverranno sorprese, il match tra Italia ed Ue dovrebbe quindi concludersi con un pareggio. Non il trionfo auspicato da molti, ma comunque qualcosa in più del passivo adeguamento ai diktat contro cui sono insorti il 4 marzo scorso gli elettori italiani.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Relazioni Italia-UE, spread, Commissione Europea, Giuseppe Conte, Valdis Dombrovskis, Jean-Claude Juncker, Matteo Salvini, UE, Italia
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