19:17 15 Dicembre 2018
Violenza domestica

“Non Una Di Meno”, tutti in piazza per dire basta alla violenza sulle donne

Warren Goldswain
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Tatiana Santi
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La violenza sulle donne, un fenomeno che non vede confini e purtroppo causa tuttora troppe vittime, in Italia una donna ogni due giorni viene uccisa nelle mura domestiche. L’Associazione Non Una Di Meno ha organizzato a Roma una due giorni, il 24 e il 25 novembre, per dire “basta” alla violenza sulle donne.

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In Italia viene ammazzata per mano del proprio partner una donna quasi ogni due giorni. I femminicidi non diminuiscono, ma i casi di violenza che non finiscono in tragedia con la morte della donna sono ancora più numerosi. La violenza sulle donne, fisica e psicologica, purtroppo è un dramma diffuso in tutto il mondo senza eccezioni che sembra non avere fine.

Non una di meno
Non una di meno
L'associazione Non Una Di Meno ha mobilitato a Roma per il 24 e il 25 novembre un corteo nazionale e un'assemblea per preparare la campagna in vista del grande sciopero dell'8 marzo. Una due giorni per gridare "basta" alla violenza di genere, una lotta da condurre tutti insieme, donne e uomini. Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista in merito Simona, attivista di Non Una Di Meno Roma.

— Simona, quali sono gli obiettivi principali della grande manifestazione del 24 e del 25 novembre?

— L'evento del 24 novembre è un momento che abbiamo condiviso globalmente con altre milioni di donne da tutte le parti del Pianeta. Oltre a Roma la manifestazione si è svolta in tantissime città del mondo. Sono giornate importanti che noi attraversiamo da tre anni, ma tra una manifestazione e l'altra c'è un lavoro quotidiano. Lavoriamo su tutti i temi che riguardano la discriminazione, la violenza, l'autonomia e l'autodeterminazione delle donne.

Arriviamo alla manifestazione con un grande lavoro fatto: a Milano è stato interrotto il consiglio comunale, a Verona alcune settimane fa decine di donne sono entrare vestite da ancelle nella sede del Comune, la stessa cosa è successa a Genova, ad Alessandria. Nelle università abbiamo svolto una serie di iniziative rispetto alla prevenzione e alla contraccezione. Andiamo negli ospedali laddove ci dicono che vengono impedite le interruzioni volontarie di gravidanza. Questi giorni ci ritroviamo tutte in piazza, quest'anno su temi molto specifici.

— Quest'anno la vostra manifestazione è più politica che mai, non è vero?

— La questione della violenza sulle donne è estremamente politica e riguarda il costrutto della nostra società da un punto di vista economico e sociale. Si scarica sulle donne tutto ciò che c'è di peggiore dalla violenza fino all'utilizzo delle donne come risorse per non dare welfare. Le donne devono stare a casa, guardare i bambini, fare le pulizie; si sta tornando indietro di 150 anni. Fino allo scorso anno tutte le misure esistenti erano insufficienti, l'Italia era indietro rispetto all'Europa, non avevamo una legge che difendesse i diritti del mondo LGBT. A Bologna abbiamo dichiarato lo stato di agitazione permanentate, saremo in piazza sempre.

Nella manifestazione del 24 abbiamo detto no al Ddl Pillon, che mette mano sul diritto di famiglia con lo scopo occulto di costruire le basi per poter mettere mano in qualche modo anche al divorzio. Il diritto di famiglia è stata una conquista delle donne ministre negli anni '70 e'80. Adesso si vogliono cancellare tutti i diritti conquistati con una falsità totale di difendere i diritti paterni. Nella finanziaria infatti che è passata una settimana fa hanno cancellato il diritto al congedo parentale per i padri. Dov'è la famosa bigenitorialità? È stato fatto per togliere i diritti alle donne rispetto alla casa di famiglia, ma soprattutto ai bambini, ci fa arrabbiare di più che questa legge è contro i bimbi. La casa famigliare non seguiva la madre, seguiva i bambini. A chi vengono affidati i bambini viene data la casa famigliare.

Inoltre la sindrome di alienazione parentale, la PAS, secondo la letteratura scientifica internazionale non esiste, ma è il cavallo di battaglia del Ministro Bongiorno.

— Il governo in merito alla violenza sulle donne sta lavorando su "un codice rosso" per velocizzare i tempi delle denunce e le inchieste. Che ne pensate, non è un passo in avanti?

— No, perché per un anno e mezzo 33 associazioni hanno lavorato ad un piano anti violenza, era una base su cui si poteva interloquire. Questo piano non viene adottato. Non abbiamo idea di quello che si sta facendo oggi, a parte i soliti proclami che fa questo governo noi non abbiamo visto un pezzo di carta. Il governo non ha minimamente interpellato le reti dei centri anti violenza nazionali. Sono 30 anni che i centri lavorano su questo problema, saranno competenti per discuterne, no?

— Qual è il ruolo degli uomini in queste due giornate e nella vostra lotta? Li volete accanto a voi per manifestare?

— Noi parliamo per noi, se gli uomini vogliono fare un loro percorso riconoscendo e abbandonando i propri privilegi sono i benvenuti. Come sempre il corteo è aperto dalle donne e dai centri antiviolenza, dietro ci saranno tutte le soggettività che sentono in questa lotta femminista una priorità politica su cui intervenire prima di tutto il resto, anzi da cui partire per cambiare tutto.

— Si parla di femminicidi, di numeri allarmanti, ma si tratta di tragedie in cui la donna perde la vita, in realtà i casi di violenza sono infinitamente più numerosi, no?

— Ovviamente, noi accogliamo le donne nei nostri centri antiviolenza tutti i giorni, 6 giorni alla settimana. A Roma sono 6 i centri e tantissimi altri sono sparsi in tutto il territorio nazionale. Non è un'emergenza, questa è la storia che noi vediamo compiersi tutti i giorni da vent'anni. Il problema non è diminuito. Adesso le donne non si sentono più sole e denunciano di più. È sempre stato un dato allarmante, ma non un'emergenza. "Il codice rosso" fa sembrare tutto ciò un fenomeno emergenziale, non è così. Va modificato il funzionamento dei tribunali, penali, civili e dei minori. Di lavoro da fare ce n'è tanto e le misure del governo vanno in un'altra direzione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Violenza sessuale, Violenza, Italia
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