18:18 18 Dicembre 2018
Conferenza per la Libia a Palermo

Conferenza per la Libia, qual è il bilancio?

© Sputnik . Filippo Attili
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Tatiana Santi
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Dalla partecipazione del generale Haftar alla delusione della delegazione turca, la conferenza sulla Libia di Palermo è stata descritta fin dal principio dai giornali italiani come un giallo. Inclusività, questo invece è il principio del vertice siciliano secondo il premier Conte. Ebbene, si è trattato di un successo o di un fallimento?

Al termine del summit di Palermo, durante la conferenza stampa con il rappresentante speciale Onu per la Libia Ghassan Salamè, il premier Giuseppe Conte ha messo in chiaro che l'Italia con la due giorni siciliana non offre una soluzione a tutti problemi della Libia, si tratterebbe bensì di un passo avanti verso la stabilizzazione del Paese.

"L'Italia vuole essere un fattore di promozione di condizioni per la stabilità. Abbiamo un obiettivo preciso: dialogare con tutti gli attori coinvolti", queste sono le parole del premier Conte in risposta ad una domanda su un possibile nuovo asse con Mosca e il Cairo. Un concetto emerso chiaramente dalla conferenza, ribadito anche da Conte alla conferenza stampa, è che il destino del Paese dipende in primis dai libici stessi.

Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (The Platform for Future Issues and Challenges)
© Foto : fornita da Tiberio Graziani
Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (The Platform for Future Issues and Challenges)

Lasciato il summit siciliano alle spalle, qual è il ruolo di Roma nel dossier libico? Per tirare le somme della conferenza, che ha visto la partecipazione da parte della Russia del premier Dmitri Medvedev, Sputnik Italia ha raggiunto Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends (International Institute for Global Analyses).

— Haftar ha raggiunto Palermo per la conferenza sulla Libia, ma non ha partecipato alla plenaria. Tiberio Graziani, che ruolo riveste il generale nella stabilizzazione della Libia?

— Sicuramente il ruolo di Haftar è cruciale, perché il generale è sostenuto anche da al-Sisi, da un attore molto importante per le dinamiche del Nord Africa e del Medioriente. Haftar è andato a Palermo per riconfermare il suo ruolo o comunque la sua posizione. È vero che ha stretto la mano al suo antagonista, però è anche vero che ha disertato la conferenza.

Questa conferenza probabilmente non sarà storica, come era emerso dai mass media fino a ieri sera. È una conferenza che risente fortemente sia delle divisioni locali fra i protagonisti del Nord Africa, sia delle frizioni sempre crescenti fra Parigi e Roma. La Federazione Russa è stata presente, però non ha partecipato né con il presidente Putin, neanche con il Ministro degli Esteri Lavrov, ma con Medvedev, certamente una figura di rilievo dell'establishment del Cremlino, ma non una figura presidenziale. Credo che il Cremlino abbia voluto agire in modo cauto, non sapendo l'effettivo risultato della conferenza.

— Probabilmente dopo la conferenza di Palermo Serraj farà visita anche a Mosca. Qual è il ruolo della Russia sullo scacchiere libico?

— Non sappiamo quanto questa notizia possa corrispondere all'effettiva volontà si Serraj di andare in visita al Cremlino, sarebbe comunque molto importante se ci fosse uno scambio di vedute fra i vari attori contendenti libici e i maggiori player internazionali come la Russia, la Turchia, la Francia e l'Italia. Se avrà luogo, sarà senz'altro una visita molto interessante.

— C'è chi ha definito la conferenza un successo, chi addirittura ha parlato di totale fallimento. La stampa italiana ha dipinto molto negativamente l'evento di Palermo. Qual è il bilancio del vertice a suo avviso?

— Vi possono essere due linee di interpretazione per comprendere la confusione che c'è stata nell'informazione, ma anche per comprendere l'evento in sé. Da una parte c'è l'interesse degli Stati Uniti di rendere sempre più difficili le relazioni fra i vari attori in gioco, questo corrisponde alla politica dell'amministrazione Trump: prendere tempo e creare delle condizioni in cui gli Stati Uniti possano tornare ad avere un ruolo egemone. D'altra parte sappiamo che l'Italia ha contato molto sulla conferenza in termini di diplomazia e di politica estera per ritrovare una sua riaffermazione. Il governo Conte ha puntato moltissimo su questa conferenza, però i risultati al momento non se ne vedono.

— Nel contesto degli attriti e degli interessi nel nodo libico, qual è il ruolo di Roma? Con questa conferenza l'Italia riafferma il suo peso?

— Il ruolo di Roma dovrebbe essere centrale ovviamente sia per motivazioni storiche sia da un punto di vista geografico. È un ruolo che è stato depotenziato fin dall'inizio per quanto riguarda la Libia, perché l'amministrazione Trump ha puntato su Roma, ma per contrastare Parigi. Si crea così maggiore attrito fra l'Italia e la Francia. L'Italia agli occhi dei contendenti locali non appare come una nazione che può effettivamente decidere o creare le condizioni per superare le distanze. È anche vero che i tempi della diplomazia sembrano essere lunghi e questa conferenza doveva essere fatta. Un momento di incontro e di dialogo andava senz'altro trovato e a Palermo questo c'è stato.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Intervista, Giuseppe Conte, Fayez al-Sarraj, Khalifa Haftar, Libia, Italia, Russia
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