08:49 14 Novembre 2018
Il presidente statunitense Donald Trump alla conferenza stampa dopo le elezioni mid-term.

Piccoli passi in California per un’intesa bipartisan dopo il “mid term”?

© REUTERS / Kevin Lamarque
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Giulietto Chiesa
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E’ accesa la ridda di interpretazioni sul risultato del voto di mezzo termine negli Stati Uniti. Chi ha vinto? Chi ha perso?

È certo che Donald Trump ha rafforzato la sua presenza nel Senato (52 senatori contro i 46 democratici). È altrettanto certo che il presidente in carica ha perduto la maggioranza nella Camera dei rappresentanti (196 deputati repubblicani, cioè 28 di meno, contro i 223 democratici, cio' 28 di più).

Ma adesso la composizione del gruppo del Partito Repubblicano è significativamente più vicina alle posizioni di Trump di quanto non fosse due anni fa, al momento della sua elezione. Prevedere gli sviluppi è impresa ardua. L'altra cosa certa è che lo scontro politico all'interno dell'élite politica americana continuerà e si svilupperà. Gli ultimi due anni dell'amministrazione Donald Trump non promettono, a prima vista, di essere più facili dei primi due. 

Tuttavia pochi commentatori hanno rilevato qualche fatto che, invece, ha visto Umberto Pascali, analizzandolo sull'autorevole sito Global Research. Per esempio la circostanza che la candidata vincente del Partito Democratico per uno dei seggi californiani della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, ha fatto la sua prima dichiarazione dopo la vittoria che è apparsa a molti come la fotocopia del programma di Donald Trump. La Pelosi ha addirittura usato un termine caro a Donald Trump, promettendo "guerra contro la palude washingtoniana", invitando poi il partito repubblicano, senza nominarlo, ad una "gestione comune" delle questioni che dividono i due partiti. 

Dichiarazione piuttosto sorprendente, alla quale ha immediatamente fatto eco una dichiarazione dello stesso Trump, che ha promesso di portare i voti repubblicani alla Pelosi — che ha molti nemici all'interno del Partito Democratico — per consentire la sua elezione alla presidente della Camera dei rappresentanti, in caso le venisse a mancare l'appoggio pieno del suo partito. 

Un indizio ulteriore dell'esistenza di manovre "sotto il tappeto" — rileva sempre Umberto Pascali — è data dal fatto, davvero sorprendente, che la catena televisiva Fox News, che è palesemente simpatetica con Trump, abbia dato la notizia della vittoria del Partito Democratico in California, un'ora e mezza prima della chiusura dei seggi. Un regalo alla Pelosi, perché ha dato il segnale agli elettori repubblicani che ormai la partita era chiusa, e quindi ha scoraggiato quelli che non avevano ancora votato dal recarsi alle urne.

E c'è un altro segnale piuttosto rilevante dietro a questo scambio di gentilezze: la signora Pelosi ha messo nel suo programma elettorale un vasto piano di ammodernamento delle infrastrutture della California, che sono in uno stato di deplorevole arretratezza. Un'attenzione esplicita, dunque, al tema centrale della politica economica trumpiana, di rilancio dell'economia reale, contro la finanziarizzazione dominante nelle presidenze Clinton, Bush, Obama. Per uno stato importante come la California questo significherebbe decine di migliaia di posti di lavoro, e avrebbe una risonanza sulle politiche degli altri stati americani. Dunque un favore a Nancy Pelosi, ma un ritorno politico nazionale per il presidente in carica.

Se si ricordano le intenzioni espresse da Donald Trump durante la campagna elettorale del 2016 — nota Umberto Pascali — non è difficile ricordare che il presidente aveva avanzato una proposta "bipartisan" per le questioni del lavoro, proprio lanciando lo slogan di "America First", America al primo posto, intendendo che erano i lavoratori americani che dovevano tornare ad essere centrali per la politica del governo. Quella proposta cadde nel vuoto e rimase sommersa dalle violentissime polemiche che il "deep state" americano (Partito Democratico, CIA, FBI, Secret Service, Wall Street) aprirono sparando a zero su Trump. Questi due anni sono stati di guerra aperta tra il "deep state" e la Casa Bianca. Ma non è detto che, anche alla luce del risultato di medio termine, non ci siano forze, nel Partito Democratico che sarebbero disposte a dialogare, per ora, con Donald Trump. In tal caso anche la politica estera americana potrebbe registrare sorprese.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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mid-term, midterm, elezioni, Donald Trump, USA
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