16:00 21 Novembre 2018
U.S. President Donald Trump speaks at the Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) CEO Summit at the Aryana Convention Center in Danang, Vietnam, Friday, Nov. 10, 2017

Elezioni mid-term, importante battuta d'arresto per Trump

© AP Photo / Mark Schiefelbein
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Giulio Virgi
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Dalle elezioni di mid-term il Presidente americano Donald Trump si aspettava risultati sicuramente migliori: se non un impossibile plebiscito, almeno una confortante affermazione che fosse in grado di liberarlo dagli affanni dei tatticismi per proiettare la sua iniziativa verso gli obiettivi strategici della campagna elettorale del 2016.

Si può discutere quanto si vuole degli esiti di questa tornata elettorale, ma i numeri parlano una lingua che si presta a pochi fraintendimenti. Si rinnovavano interamente la Camera dei Rappresentanti, un terzo del Senato e ben 36 Governatorati. Il dato emergente, sul quale pochi analisti si sono finora soffermati, sono le dimensioni del distacco che i Democratici hanno inflitto ai loro rivali nel computo dei cosiddetti voti popolari. Si tratta infatti, secondo le prime stime, di 7-8 punti. Se questa cifra risultasse confermata alla fine dello scrutinio, si tratterebbe di un margine sensibilmente maggiore di quello che Trump era riuscito a neutralizzare due anni fa con un'accorta gestione "geografica" della propria campagna elettorale.

Va inoltre considerato che la vittoria ottenuta dall'opposizione alla Camera bassa è maturata a dispetto di una congiuntura economica semplicemente esaltante e malgrado l'esposizione personale del Presidente, che ha tenuto numerosi comizi in tutto il paese. Si è votato mentre i salari crescevano, la disoccupazione scendeva e le tasse si abbassavano: un quadro che ben difficilmente rimarrà inalterato di qui alle prossime presidenziali.

La sconfitta non può essere quindi facilmente archiviata come un episodio di routine. Si tratta invece di un insuccesso politico che può avere conseguenze importanti. Alcune non dovrebbero essere sopravvalutate, altre invece meritano attenta considerazione.

Il fatto che i Democratici ora controllino la Camera dei Rappresentanti implicherà per Trump maggiori difficoltà nel far progredire le proprie riforme interne o reperire risorse per i programmi più ambiziosi. In assenza novità sensazionali dal fronte delle indagini, tuttavia, la circostanza che il Senato sia rimasto in mani repubblicane allontana il pericolo dell'impeachment.

La vera questione sul tappeto riguarda le possibilità di rielezione del Presidente. Se i Democratici si accordassero su una candidatura non divisiva e possibilmente lontana dal vecchio establishment, le loro chances di recuperare la Casa Bianca aumenterebbero. Trump deve invece convincere di essere ancora il miglior candidato di cui il Grand Old Party disponga. Per il momento, è ancora così. Ma se questa fiducia si incrinasse, in campo repubblicano si giungerebbe alla resa dei conti, forse anche ad una sfida interna per la nomination.

Trump ha dalla sua ancora una notevole libertà d'azione nel campo della politica estera. E' pertanto prevedibile che cercherà proprio su quel terreno i consensi che gli occorrono alla riconferma. Ma quale strada imboccherà è oggi difficile predirlo. E' probabile che il Presidente sia indotto dalla situazione politica in cui si trova ad accentuare la dimensione tattica della propria azione internazionale, rinviando ad un eventuale secondo mandato le vere opzioni strategiche, inclusa quella che concerne la riconciliazione con la Russia.

Qualora lo ritenesse elettoralmente pagante, Trump potrebbe inoltre sostenere l'agenda più interventista dei neoconservatori che si sono fatti largo nella sua amministrazione. A quel punto, la distanza dal programma originario con il quale il tycoon aveva conquistato la Presidenza diventerebbe enorme. Nello scenario più radicale, l'esaltazione del rispetto dell'altrui sovranità — rinnovata lo scorso settembre alle Nazioni Unite — cederebbe il passo al revival dei cambi di regime, di cui è un convinto sostenitore John Bolton. La gestione del contenzioso con l'Iran potrebbe essere la cartina di tornasole. Cosa farà l'America? Chiederà a Teheran di rinunciare ai suoi missili a lungo raggio ed accettare più stringenti controlli permanenti, o cercherà la spallata? L'auspicio è che Trump non sia indotto a rinnegare se stesso.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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ONU, Repubblicani (partito USA), partito Democratico, Casa Bianca, John Bolton, Donald Trump, Iran, USA
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