14:54 21 Novembre 2018
I guerrieri della notte - film del 1979

ITALIA: dalla Dolce Vita al Bronx

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Alessio Trovato
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Se vent’anni fa qualcuno ci avesse detto che un giorno sarebbe stato più sicuro e romantico farsi una passeggiata con la ragazza in periferia a Mosca la notte piuttosto che in certe periferie in Italia di giorno, ci saremmo messi a ridere. E invece c’è proprio niente da ridere...

Anche senza concentrarci sui casi eclatanti che vanno dallo stupro di Rimini ai drammi delle povere Pamela e Desireè, guardiamo i titoli della sola ultima settimana: "Zone off limits per gli italiani: a Padova ora la gente ha paura"; "Imperia, tunisino minaccia clienti di un bar e aggredisce agenti"; "Sono fascista: rissa sulla Roma-Lido, ucraino colpisce con calci e pugni cittadino indiano"(…) Certo, poi c'è il gruppo GEDI che titola piuttosto dell'uovo lanciato alla giovane atleta italiana di origine straniera, per lo meno finchè non si scopre CHI l'uovo lo aveva lanciato, oppure titolano della rinascita del fascismo in Italia parlando a vanvera senza accorgersi che l'unico fascismo accertato in Europa è quello che il nostro stesso democratico occidente ha istigato con la piazza Maidan.

Ma sarà tutto falso? C'è qualcuno che forse esagera? Hanno ragione i globalisti a dire che il pericolo non sono disordine e degrado ma l'intolleranza nostra? Non lo so ditemi voi che ci vivete, certi quartieri la notte vi ricordano più la Dolce Vita di Fellini o il Bronx degli anni '70 di quei film claustrofobici tipo ‘i guerrieri della notte'? Certo, l'interpretazione politica è sempre in agguato — l'episodio dell'uomo accoltellato alla stazione di Quarto Oggiaro l'altro giorno per esempio: Il Giornale titola "Milano, tre nordafricani accoltellano un italiano in una stazione", l'ANSA titola: "Uomo accoltellato sul treno nel milanese". Nel corpo dell'articolo i primi caricano la mano sulla questione degli immigrati clandestini, i secondi sottolineano piuttosto che la vittima stessa era tossicodipendente (Mughini e Lerner docet).

Sì ma alla fine cosa cambia? Quella sensazione di disagio, spesso insicurezza, qualche volta addirittura schifo, quando vi ritrovate in certe periferie o stazioni ferroviarie, la avvertite o no? Se la avvertite allora significa che il film è cambiato, fine della Dolce Vita, hanno iniziato a proiettare un'altra cosa e dalle prime scene (perchè queste non sono altro che le prime scene, sia chiaro) si capisce già che non è il genere che piace a noi.

Che poi, non mi stancherò mai di ripeterlo — questa illegalità e approssimazione diffusa il danno più grave lo reca proprio agli immigrati regolari che sono qui da una vita, hanno sempre lavorato, osservato le regole e rispettato il Paese. Gente che vede rovinarsi il lungo lavoro di integrazione per mano di una filosofia lassista che li eguaglia a nuovi entrati disperati e senza regole che, per forza, senza controlli, anche per sola legge statistica, portano con sè inevitabilmente del disordine. Difficile oggi parlare di queste cose perchè in un mondo in cui tutte le ideologie sono oramai morte, tutto continua ad essere paradossalmente analizzato in maniera ancora ideologica ed i problemi non si risolvono mai.

La Dolce Vita - Fellini, 1960
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La Dolce Vita - Fellini, 1960
Fa male ad un italiano pensarlo ma Marcello e Anita forse già oggi preferirebbero farsi una pattinata sul ghiccio al Gorky Park d'inverno o una nottata brava d'estate tra le fontane del Pobedy piuttosto che passare anche solo vicino alla stazione Termini dopo una certa ora. Rischierebbero al massimo un controllo documenti per schiamazzi notturni.

 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Criminalità, Italia
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