13:53 18 Novembre 2018
Verona

Da Verona la denuncia di violazione dei diritti umani verso gli abitanti della Crimea

© Foto : Eliseo Bertolasi
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Eliseo Bertolasi
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Nel famoso Palazzo Livadia, a Yalta, lo scorso 25 ottobre è stata costituita l’Associazione internazionale “Amici della Crimea”.

Alla riunione hanno partecipato rappresentanti di numerosi paesi tra cui: Italia, Armenia, Austria, Bulgaria, Cina, Germania, Grecia, Israele, Giappone, Norvegia, Slovacchia, Tunisia e Turchia. Presidente dell'Associazione è stato eletto il politico slovacco Jan Charnogursky (Primo ministro della Repubblica Socialista Slovacca dal maggio 1991 al giugno 1992, ai tempi della Cecoslovacchia). Tra i fondatori dell'Associazione, a rappresentare l'Italia, anche il consigliere regionale della regione Veneto Stefano Valdegamberi.

L'Associazione si pone l'obiettivo di supportare le associazioni nazionali degli "Amici della Crimea" di tutto il mondo, promuovendo attività di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e delle Istituzioni per le gravi violazioni degli elementari diritti umani nei confronti del popolo di Crimea, ad opera delle pesanti sanzioni inflitte dagli Usa e dall'Unione Europea.

Oggi la gente di Crimea, a causa delle sanzioni, è isolata sul piano internazionale: nessun volo di collegamento diretto, isolamento dai circuiti bancari e finanziari, divieto di movimento di capitali. Anche divieto di mobilità delle persone, si pensi, ad esempio, che i giovani universitari crimeani attualmente non possono spostarsi per fare esperienze di studio, o di lavoro all'estero a causa dei divieti imposti dall'Europa, e dalla stessa Italia. Gli imprenditori internazionali sono impossibilitati a lavorare in Crimea.

L'Europa pur di mettere in ginocchio la Crimea non esista a violare il principio di autodeterminazione dei popoli e le più elementari libertà civili dei suoi abitanti.

L'Associazione "Amici della Crimea", su proposta di Stefano Valdegamberi, ha identificato l'Associazione Veneto-Russia quale primo interlocutore per l'Italia nel promuovere iniziative rivolte ai media e al settore pubblico, attraverso la pubblicazione di documenti, la creazione di eventi e la presenza sui social. Le azioni, in particolare, sono rivolte ai partiti politici affinché riconoscano la volontà popolare della Crimea palesata dall'esito referendario del 2014.

A Verona nella mattinata del 5 ottobre il consigliere Stefano Valdegamberi, l'onorevole della Lega Vito Comencini, il vice-presidente dell'Associazione Veneto-Russia Palmarino Zoccatelli hanno presentato il neo-progetto associativo.

Palmarino Zoccatelli, Stefano Valdegamberi, Vito Comencini, Eliseo Bertolasi
© Foto : Eliseo Bertolasi
Palmarino Zoccatelli, Stefano Valdegamberi, Vito Comencini, Eliseo Bertolasi
Il consigliere Valdegamberi ha chiarito le premesse che hanno portato alla nascita dell'Associazione internazionale:

"Vogliamo sollevare dal basso questo problema internazionale relativo alla Crimea, senza dimenticare che la Crimea è un tassello di un contesto mondiale che sta cambiando. Vediamo che sta rinascendo il Muro di Berlino. Si stanno ricreando le barriere, i blocchi Est — Ovest, Russia contro resto del mondo. C'è questa russofobia che si sviluppa sempre di più anche attraverso una serie di fake news, di notizie "mezze verità", o mal riportate. C'è tutta una campagna, non solo psicologica, ma anche diplomatica e mediatica per ricreare il nemico. La Russia deve ridiventare il nemico. Questo serve anche a giustificare le nostre elevate spese militari nel bilancio dello stato italiano per la NATO. È tutto collegato! Senza nemico qualcuno potrebbe interrogarsi perché spendiamo tanti soldi in armi".

Quali i primi passi?

"Inizieremo presentando una risoluzione a tutti gli organi elettivi italiani: consigli comunali, regionali, nazionali per porre alla loro attenzione questo problema. È di primaria importanza, la questione s'inserisce in un contesto internazionale di progressivo inasprimento, voluto, dei rapporti tra Europa e Russia. Tra qualche anno, magari, ci ritroveremo in un conflitto mondiale senza nemmeno saperne il motivo, ma solo perché qualcuno ha voluto condurci in quella situazione. Si stanno cancellando i trattati come quello sulla denuclearizzazione dei missili a suo tempo siglato da Regan e Gorbachev, la NATO sta aprendo nuove basi intorno alla Russia creando contro la stessa pressione provocatoria. La Russia, invece, vuole la diplomazia e non la rincorsa agli armamenti. Con un'azione economica vogliono obbligare la Russia a spendere in armi per metterla in crisi economicamente. È una strategia. Ecco! Noi non vogliamo stare a questo gioco. Siccome la diplomazia ufficiale non ci ascolta, stiamo cercando di creare una diplomazia popolare. Oggi da Verona lancio questa iniziativa: l'Associazione internazionale "Amici della Crimea" troverà in ogni stato dei riferimenti. L'Associazione Veneto-Russia è stata indicata come la prima associazione a livello nazionale per poter supportare ed essere un punto di riferimento per un'azione sul territorio italiano che sia d'informazione e di sollecitazione alle pubbliche amministrazioni, un'azione che porti la verità su come stanno le cose, per perseguire la via della diplomazia e non dello scontro".

L'onorevole Comencini che lavora in Commissione esteri ha voluto portare la sua esperienza su casi concreti di discriminazione verso gli abitanti della Crimea.

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© AFP 2018 / Eric Piermont
"Ho avuto modo di toccare con mano queste problematiche. Sono stato in Crimea qualche mese fa. Ho incontrato sia italiani, che là vivono, sia russi, come loro giustamente si sentono. Da quando ci sono le sanzioni vivono nel disagio: situazioni assurde e discriminazioni nei loro confronti. La nostra telefonia, ad esempio, là non funziona, le banche altrettanto, ci sono problemi per chi vuole investire in Crimea, problemi anche legati alla cittadinanza. Qualche giorno fa ho avuto la segnalazione di una caso molto grave: un cittadino italiano sposato con una russa di Crimea. Sono andati a registrare il loro bambino al consolato italiano di Mosca. Ma il consolato italiano si è rifiutato di farlo, proponendo loro di andare a Kiev perché non riconoscono la Crimea come Russia. Finché le cose ricadono sui politici, o sull'attività politica, è una cosa, ma qui ricade sulla vita dei cittadini creando discriminazione. Sanzioni che, di fatto, si sono dimostrare inutili, lo abbiamo sempre detto come "Lega", non hanno risolto, né il problema della Crimea, né del Donbass. L'auspicio è che, sia verso le azioni messe in campo dalle Associazioni come Veneto-Russia, sia verso le nostre azioni politiche, ma soprattutto dopo il risultato delle europee dell'anno prossimo, finalmente si torni a cambiare la politica nei rapporti tra Europa e Russia e si possa finalmente rimuovere queste sanzioni. Verona ne è protagonista: due settimane fa c'è stato il Forum Eurasiatico, anche quello è un esempio dei legami importanti tra Verona e la Russia. Questo "ponte" ci può permettere di superare questi gravi problemi e queste discriminazioni". 

Anche Palmarino Zoccatelli ha denunciato il clima discriminatorio che soprattutto colpisce la popolazione civile:

"Conosciamo molto bene la situazione della Crimea e del Donbass. Sono stato più di una volta in entrambe le regioni. A me preme soprattutto sottolineare la discriminazione verso i civili innocenti che, vittime di queste sanzioni, si trovano ad essere come in una gabbia, come in prigione. Perché deve ricadere sulle popolazioni civili? L'occidente che tanto si vanta d'essere attento ai diritti, ai deboli.. qua invece sta calpestando i diritti di queste persone. Lasciamo almeno che per i civili ci sia la possibilità di vivere liberamente, di poter uscire e d'aver una vita normale. Per ciò che concerne la Crimea, la ci sono tante opportunità per i nostri imprenditori, quest'anno come Associazione Veneto-Russia abbiamo anche firmato un memorandum d'intesa con Expokrym, l'ente fiere di Yalta; tutto è però limitato dalle difficoltà causate dalle sanzioni. Con questa iniziativa auspico si arrivi il prima possibile a togliere queste barriere e queste sanzioni assurde".

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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