14:21 18 Novembre 2018
Tripoli, Libia.

Conferenza di Palermo sulla Libia, l’Italia si gioca tutte le sue carte

© Sputnik . Vladimir Fedorenko
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Tatiana Santi
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Attori regionali e player internazionali, tutti allo stesso tavolo per cercare di avviare un percorso verso la stabilizzazione della Libia. L’ormai vicina conferenza del 12 e 13 novembre di Palermo, appoggiata anche da Russia e Stati Uniti, potrebbe segnare una svolta nel complesso scacchiere libico, diventando così un successo per Roma.

La prossima conferenza sulla Libia è di fondamentale importanza per l'Italia che, in caso di un bilancio positivo dei negoziati, diventerebbe il mediatore perfetto fra tutte le parti in gioco. Confermata la partecipazione del generale Haftar, ma anche di delegazioni di alto livello dagli Stati Uniti e dalla Russia, player fondamentali nel dossier libico. Tutti gli occhi puntati su Palermo.

Si faranno passi avanti verso un processo di stabilizzazione della Libia? Qual è l'importanza strategica di questo vertice per l'Italia? Sputnik Italia ne ha parlato con Michela Mercuri, docente di Storia contemporanea dei Paesi Mediterranei all'Università di Macerata, docente presso la Società italiana per le organizzazioni internazionali (SIOI), autore di "Incognita Libia".

— Michela Mercuri, che importanza ha per l'Italia la conferenza di Palermo sulla Libia?

— Per l'Italia ha un'importanza vitale, perché l'Italia con questa conferenza sigioca indubbiamente tutte le sue carte nel teatro libico. In primo luogo il nostro Paese dovrà dimostrare di saper mettere al tavolo quanti più attori locali possibili, parlo di milizie, tribù e degli attori della società civile. L'Italia dovrà dimostrare disapere convogliare quanti più attori internazionali possibili, abbiamo ricevuto un "sì" di massima dagli Stati Uniti, dalla Russia, player determinanti nel panorama libico.

Roma dovrà inoltre dimostrare di essere in grado di sapere mediare meglio della Francia, che fin qui ha fallito tutti i suoi tentativi di mediazione fra le parti libiche. Per l'Italia probabilmente è un'ultima grande chance di dimostrare di saper gestire la complessa realtà libica.

— Qual è il peso della partecipazione di Haftar ai colloqui?

— La partecipazione di Haftar è fondamentale, perché in questo momento il generale è uno degli attori più forti nel Paese, il quale riesce a convogliare l'appoggio di importanti player internazionali come la Russia, ma anche la Francia. Dunque senza la sua partecipazione la conferenza di Palermo si risolverebbe quasi in un nulla di fatto. In altre parole vorrebbe dire fare i conti senza l'oste.

Dovremmo comunque contare sulla sua partecipazione, da qui si dovrà iniziare un dialogo inclusivo anche con Sarraj, ma soprattutto con gli attori locali, anche quelli del Fezzan, una delle aree più critiche del Paese al momento. Soltanto riuscendo a riunire ad un unico tavolo tanti attori potremmo avere un consenso di massima per un processo di stabilizzazione del Paese.

— Avere l'appoggio di Russia e Stati Uniti, rappresentati da delegazionidi alto livello a Palermo, che ruolo può giocare nei negoziati?

— Fin qui il placet sia della Russia sia degli Stati Uniti è stato cruciale per dare peso e credibilità a questa conferenza. La partecipazione di esponenti di grande livello di questi due Paesi da un lato è stata fino ad ora fondamentale per convogliare partecipazioni di altri attori regionali e internazionali, in secondo luogo sarà importante per riuscire a spingere le parti a dialogare per una pacificazione della Libia. Mi riferisco soprattutto alla Russia, che gode della fiducia di Haftar, sarà perciò fondamentale la presenza degli esponenti del Cremlino per rendere fattiva la partecipazione di Haftar.

— La Francia a suo avviso accetterà il ruolo dell'Italia nel dossier libico o lancerà una "controffensiva" per scalzare Roma?

— La Francia fino a questo momento si è dimostrata poco collaborativa con l'Italia nella questione libica sia sul terreno sia per quanto riguarda le iniziative diplomatiche. Parigi ha sempre agito in maniera unilaterale in Libia.

Ora, se la conferenza dovesse dare dei buoni risultati i francesi sitroverebbero di fronte al fatto compiuto e quindi sarebbero costretti ad accettare le linee programmatiche dell'Italia, ma anche dell'intera comunità internazionale. La Francia sarebbe costretta a porsi in una posizione collaborativa. Se la conferenza dovesse risolversi in un nulla di fatto, la Francia potrebbe riprendere le sue solite iniziative unilaterali, chiaramente a discapito dell'Italia, delle linee multilaterali e anche della stabilità della Libia.

— Quale dovrebbe essere il risultato della conferenza perché si possa parlare di un successo per l'Italia?

— Difficile dirlo, sicuramente l'obiettivo più elevato sarebbe quello di ottenere dall'incontro una road map congiunta firmata da quanti più esponenti possibili per la stabilizzazione del Paese. Questo nell'ambito della sicurezza, per quanto riguarda per esempio il disarmo delle milizie, ma anche nell'ambito economico e soprattutto nell'ambito istituzionale con la creazione di una mappa per avviare un percorso elettorale nel Paese. Sarebbe questo il risultato più ambito, ma anche il più difficile da raggiungere.

Avere già una dichiarazione congiunta di intenti della maggior parte dei partecipanti locali all'incontro potrebbe essere un buon inizio. Mi auguro che questa conferenza non si risolva come quella del maggio dell'anno scorso a Parigi, in cui vi è stata soltanto una dichiarazione verbale fra Sarraj e Haftar, un nulla difatto, una semplice stretta di mano.

Vorrei aggiungere che chiaramente a questa conferenza non parteciperà Saifal-Islam Gheddafi, che però in questo momento è un attore importante all'interno del Paese, perché gode dell'appoggio di molte tribù locali influenti, gode inoltre dell'appoggio di una parte della popolazione libica. Credo che in in futuro dovremmo tenere conto del peso che il figlio di Gheddafi ha all'interno della Libia.

L'opinione dell'autore puo' non coincidere con la posizione della redazione.

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Conferenza, Cooperazione, Economia, Michela Mercuri, Fayez al-Sarraj, Saif al-Islam Gheddafi, Khalifa Haftar, Libia, Italia, Francia, USA, Russia
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