07:30 17 Novembre 2018
Il basso russo Ildar Abdrazakov

“Il migliore basso del mondo”. Ildar Abdrazakov: “Amo l’Italia”

© Foto : Anton Welt
Opinioni
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Elena Kovalenko
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Il 7 dicembre il basso russo Ildar Abdrazakov aprirà la stagione al teatro La Scala. E il 5 novembre nello stesso teatro si terrà un recital di canto, già il terzo per l’artista. E chiaramente ogni volta Abdrazakov viene chiamato direttamente dal teatro, il che è un raggiungimento straordinario per qualsiasi cantante lirico.

Nonostante l'incredibile carico a cui è sottoposto prima del concerto, "il migliore basso del mondo" ha acconsentito a rispondere alle domande di Sputnik Italia.  

— Lei è stato definito uno dei bassi più attualmente richiesti, ha vinto due Premi Grammy e detiene il titolo di "migliore basso del mondo". Ha interpretato i maggiori ruoli al Bolshoy e al Metropolitan. Quest'anno aprirà la stagione a La Scala. Cosa ne pensa di questo teatro?  

— La Scala per i musicisti è come La Mecca per i musulmani: tutti cercano di esibirsi lì perché è di grande prestigio. Per me è un luogo speciale anche perché proprio da La Scala è cominciata la mia carriera internazionale. Mi ricordo ancora quando tremavo prima di entrare in scena. (Ride). Il fatto che mi invitino a La Scala è un grande onore e, chiaramente, sono estremamente riconoscente per la fiducia che ripongono in me. Il 5 novembre mi esibirò in un recital in cui presenterò al pubblico un programma del tutto nuovo. Mi accompagnerà la mia grande amica, Mzia Bachtouridze. Ci siamo conosciuti per caso quando, nel 2000, il maestro Riccardo Muti, l'allora direttore de La Scala, mi invitò per un'audizione. Avevo solo 24 anni e allora non parlavo l'italiano. Mzia era l'unica persona del teatro a parlare russo. E allora lei mi aiutò molto sia in quanto pianista sia come traduttrice. In seguito venni a sapere che era maestro concertatore di Ramon Vargas, lavorava con Barbara Frittoli, Elina Garanca e molti altri cantanti famosi.

Il basso russo Ildar Abdrazakov
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Il basso russo Ildar Abdrazakov

Dunque, tornare a La Scala per me è ogni volta motivo di gioia e soprattutto un favore che faccio al maestro Riccardo Muti. Gli sono infinitamente grato: sia per la fiducia che ha riposto in me sia per la sua incredibile professionalità. Muti è uno dei miei direttori d'orchestra preferiti, abbiamo lavorato più volte assieme. È estremamente esigente, i cantanti devono seguire pedissequamente tutte le indicazioni del compositore, ma, nonostante questo, lavorare con lui è molto bello. I suoi gesti e sguardi sono sempre molto comprensibili, stabilisce un contatto col cantante. Quando ci esibiamo insieme, lo capisco con un solo sguardo.

— Lei si è esibito spesso in Italia, la patria di Verdi, il genio della lirica. Come accoglie il pubblico italiano un cantante russo?  

— In Italia il pubblico è "caldo". Gli italiani sono cresciuti con Verdi, Puccini, Rossini. Vanno a teatro sapendo come deve essere eseguito un determinato compositore. Il pubblico de La Scala è particolarmente complesso: tutti avrete sentito di casi in cui hanno stroncato anche i più celebri e richiesti artisti della scena operistica internazionale. Bisogna essere pronti al fatto che qui non hanno pietà anche solo per un piccolo errore. Proprio per questo è molto importante selezionare il repertorio corretto e dedicarsi a quelle parti che in quel momento mostrano in modo più completo le potenzialità della propria voce. Ad esempio, sento che dopo i 40 anni la voce comincia a cambiare e oggi mi è più facile lavorare con un repertorio più denso di prima. Alcuni pezzi non sono più adatti a me: ad esempio, la parte del principe Igor, mentre la parte di Boris Godunov sembra essere stata scritta per il me di adesso. È molto interessante e al contempo importante seguire i cambiamenti della propria voce perché se non lo si fa è impossibile selezionare il repertorio in modo corretto.  

— Lei ha vinto due Grammy per l'esecuzione del Requiem di Verdi. Ha un libretto preferito di Verdi? Ha in progetto di incidere un disco con varie parti tratte dal repertorio verdiano. Se sì, quali in particolare?  

— Verdi per me è un compositore speciale perché sulla sua musica ho lavorato molto spesso. Ora a La Scala ho cantato la parte di Don Ruy dell'Ernani. Il 7 dicembre per l'apertura della nuova stagione canterò la parte di Attila dell'omonima opera che amo molto. Per quanto riguarda il disco, ha indovinato: al momento in Canada con la collaborazione della Deutsche Grammophon stiamo incidendo un nuovo album dedicato alle arie delle opere di Verdi. Alla direzione ci sarà Yannick Nézet-Séguin. Il lancio è previsto per il 2019. Quella di Verdi è sempre una musica incredibilmente melodica e comprensibile, per questo non si può non ammirare il suo genio.

Il basso russo Ildar Abdrazakov
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Il basso russo Ildar Abdrazakov

— Prima di esibirsi effettua qualche preparazione speciale?  

— L'organismo di un cantante lirico è il suo strumento e ha bisogno di grandi cure e attenzione. Con gli anni il cantante capisce sempre più a fondo di cosa ha bisogno. Per questo, sono costretto a seguire un'apposita dieta che mi vieta di mangiare diverse cose, in particolare il giorno dell'esibizione. Bisogna assolutamente dormire bene, questa è una delle regole fondamentali. Un grande ruolo lo svolge anche l'umidità dell'aria: sfortunatamente laddove l'aria è climatizzata è anche secca e questo influenza moltissimo le corde vocali.  

— Ad aprile nella sua città natale, Ufa, si è tenuto il Primo festival musicale internazionale di Ildar Abdrazakov, che è coinciso con il ventesimo anniversario della sua attività artistica. Durante il festival su sua iniziativa si è tenuto anche un concerto di beneficenza per aiutare i bambini disabili. Lei ha invitato per questo concerto anche direttori o cantanti italiani?  

— Il 2018 è l'anno dello scambio culturale tra Russia e Italia, per questo ho ritenuto giusto invitare personalità italiane. In qualità di direttore è venuta la straordinaria Speranza Scappucci, allieva e braccio destro di Riccardo Muti. È un talento incredibile ed è considerata una delle figure di spicco tra i direttori d'orchestra della nuova generazione. Con grande interesse sto seguendo lo sviluppo della sua carriera. Con lei lavorano molto bene sia i cantanti sia l'orchestra. Per l'anno prossimo ho invitato il direttore italiano, Claudio Vandelli, che si esibirà il 19 marzo nella meravigliosa sala del parco Zaryadye a Mosca. Sarà l'inaugurazione del Secondo festival che si terrà in varie città russe: Ufa, Kazan, Almetyevsk.  

— L'anno scorso Lei ha inaugurato la fondazione per il sostegno e la promozione dei giovani talenti in ambito artistico e per lo sviluppo delle relazioni culturali internazionali. Ci racconti un po' cosa l'ha spinta a intraprendere questo passo!

— Sì, esatto, abbiamo inaugurato la fondazione per aiutare i giovani talenti della lirica. Ai tempi c'erano Irina Arkhipova ed Elena Obraztsova che ci hanno aiutato, ci hanno dato la possibilità di farci conoscere e adesso sono poche le persone che cercano e promuovono nuovi talenti. È anche importante mostrare ai giovani cantanti la direzione giusta da intraprendere. Adesso, infatti, la situazione è diversa: non appena si trova qualcuno di giovane e talentuoso, lo si comincia a caricare con parti che non si confanno alla sua voce. E dato che molti cantanti in erba non riescono a reggere il carico, molti vincitori di concorsi cadono nel dimenticatoio. Talvolta, invece, alcuni cantanti non hanno abbastanza denaro per partecipare a concorsi internazionali di livelli: per recarvisi, infatti, bisogna almeno comprarsi un biglietto aereo. Ricordo che ai miei tempi nessuno mi ha aiutato finanziariamente. Per questo andavo a caricare le cassette del latte e a lavorare anche nell'ensemble del teatro dell'opera di Ufa. Però un cantante deve avere il tempo di cantare e migliorare la propria voce.  

L'obiettivo della fondazione è suggerire a questi talenti in erba, che da noi sono tanti, con quali tra i cosiddetti mentori o vocal coach vale la pena lavorare. Poi si invitano questi esperti in Russia e si dà la possibilità a loro di preparare una parte assieme. Poi io sarò già in grado di organizzare un'audizione per l'artista laddove ho qualche contatto: l'opera di Vienna, il Festival di Salisburgo, il Metropolitan. Io aiuto con piacere un cantante talentuoso e promettente e, anche se solo uno o due persone all'anno avvieranno la propria carriera in questo modo, è già un grande successo.

Il basso russo Ildar Abdrazakov
© Foto : Anton Welt
Il basso russo Ildar Abdrazakov

— Lei si esibisce spesso in Italia: ha dei luoghi preferiti, dove si reca con piacere? Ha tempo di visitare l'Italia?

— Adoro l'Italia. Il mio repertorio in larga misura è composto da parti tratte dalle opere italiane. La Scala fu il primo teatro con cui sottoscrissi un contratto a lungo termine e l'italiano fu la prima lingua straniera che imparai. Cerco di visitare sempre un po' di Italia quando ho tempo. Ad esempio, quest'anno mentre mi preparavo alle esibizioni a La Scala sono andato con la mia famiglia e i bambini prima sul lago di Como e poi con gli amici a Verona e sul lago di Garda. Abbiamo in previsione una visita in Piemonte per andare a raccogliere i funghi nei boschi. In generale, viaggiare in Italia è per me un piacere enorme, anche se il luogo a me più caro rimarrà chiaramente sempre La Scala.

L'opinione dell'autore puo' non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
opera, Intervista, musica, Teatro Bolshoi, Russia, Italia
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