08:29 14 Novembre 2018
A Papuan rises his fist as he displays Morning Star separatist flags during a protest commemorating the 50th year since Indonesia took over West Papua from Dutch colonial rule in 1963, in Yogyakarta, Indonesia, May 1, 2013.

Il pericolo per l’Europa arriverà dal Brasile

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Mario Sommossa
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Crediamo tutti di sapere gia’ cosa sia l’Unione Europea e la critichiamo, giustamente, per la sua burocrazia. Da italiani, per l’austerità’ impostaci con i relativi (ma ben comprensibili) ultimatum alla legge di bilancio preparata dall’attuale Governo vi aggiungiamo anche un crescente antieuropeismo..

Esistono però alcuni aspetti dell'Unione di cui non si parla mai e che, tuttavia, potrebbero avere forte influenza sulle nostre vite. Non si tratta necessariamente di fatti negativi, ma nemmeno possiamo esser certi che siano insignificanti. Un esempio? Pensateci: dove sono i confini dell'UE? Apparentemente la risposta è facile: basterebbe guardare la cartina geografica europea e tutto sembrerebbe evidente e chiaro.

Eppure non è così. Ce lo ricorda, nella sua settimanale "Nota Diplomatica" James Hansen, brillante ex diplomatico americano che da molti anni vive in Italia svolgendo un altrettanto brillante lavoro di consulenza aziendale. Hansen è americano di origine ma oramai è diventato un vero italiano e osserva, in modo spesso critico, sia la società del suo Paese d'origine sia quella europea. Le sue "Note" toccano solitamente temi poco frequentati dalla stampa del nostro continente e lo fanno in maniera leggera, quasi scherzosa, riuscendo ogni volta a darci informazioni cui non siamo abituati a pensare.

Una sua "Nota" parla appunto dei confini dell'Unione. Sapevate che lo Stato con cui la Francia condivide il più lungo confine terrestre non è né la Germania, né l'Italia né la Spagna bensì il Brasile?

La ragione sta nel passato coloniale di alcuni Paesi europei. Anche se il periodo coloniale è alle nostre spalle, alcuni Paesi membri hanno mantenuto dei possedimenti che fanno tuttora parte integrante del loro territorio e sono gestiti in toto (o quasi) dalle rispettive capitali. Nel caso di cui parliamo, si tratta della Guiana francese che, appunto, confina anche con il Brasile. E' l'unico caso? No. Hansen cita anche altri esempi ed esattamente ci ricorda che ci sono ancora ventuno Paesi nel mondo che restano territorio britannico (a me ne risultano 14) fuori dal nostro continente. Sei sono quelli controllati da Parigi, due dall'Olanda e uno dalla Danimarca.

Tra i territori inglesi "d'oltremare" ci sono le isole Falkland (rivendicate dall'Argentina), Sant'Elena e tre piccole isole che vanno sotto il nome di Tristan de Cunha (la più grande delle tre). Quest'ultima, nell'oceano Atlantico, è grande il doppio della piu' famosa Sant'Elena ove morì Napoleone, ma non ha nemmeno un aeroporto e per raggiungere la terra piu' vicina occorrono giorni di navigazione. Un caso a parte è Gibilterra che, fino a che la Gran Bretagna farà parte dell'UE, è europea a tutti gli effetti. Tuttavia è bene ricordare che quando Londra dovesse completare la sua "uscita" ci troveremmo con uno Stato straniero sul nostro territorio continentale e, per di piu', in una posizione notoriamente strategica.

Francesi (e quindi europei a tutti gli effetti con quello che ciò puo' implicare in termini di libertà di circolazione, di aiuti alle zone depresse, ecc.) sono la menzionata Guiana, la Polinesia francese, la Nuova Caledonia e un certo numero di altre isole sparse negli oceani Indiano e Pacifico.

La Danimarca fa caso a parte con la "sua" Groenlandia. Nel 1989 i residenti hanno votato, tramite referendum, per uscire dall'Unione, rimanendo tuttavia cittadini danesi e quindi "europei". Esistono, quindi, dei cittadini dell'Unione che però, in un altro senso, non lo sono.

Il problema nasce se pensiamo alle monete che sono usate in queste realtà. Nei territori olandesi delle Antille non si usa l'euro, ma ha corso legale il dollaro americano. Nei territori francesi della Nuova Caledonia la moneta usata è il Franc Pacifique (CFP) e dell'Euro non ne vogliono sapere, pur essendo la loro moneta legata al valore della nostra. Fortunatamente si tratta sempre di realtà numericamente molto ridotte sia in termini di abitanti che di dimensioni economiche. Bisogna però avere consapevolezza che, qualunque problema dovessero avere, saranno gli europei continentali a doverne rispondere.

Uno dei problemi non economici riguarda proprio la Guiana francese ove la situazione è particolarmente delicata. Quel territorio ha solo 210.00 abitanti, ufficialmente cittadini francesi ed europei, ma con gli immigrati clandestini supera di gran lunga i 250.000. La criminalità è enorme: negli ultimi dodici mesi ci si sono verificati una cinquantina di omicidi, 200 stupri e 428 rapine a mano armata (due volte di più che a Marsiglia e piu' del quartiere malfamato di Parigi, Saint Denis!).

Trattandosi di territorio europeo, cercano di entrarvi vista la mancanza di barriere ai confini brasiliani, abitanti del vicino Suriname e perfino haitiani. Per tutti loro accade in sostanza quello di chi arriva con le barche sulle nostre coste o di chi riesce a superare le altissime reti in difesa di Ceuta e Melilla (territori spagnoli sulla costa africana). I creoli nativi alla fine degli anni settanta rappresentavano piu' del 70 % della popolazione, oggi sono ridotti a molto meno della metà. Effetti delle migrazioni!

Mi raccomando, non ditelo a Salvini!

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Colonia, euro, eurozona, Problemi dell'eurozona, Crisi dei migranti, Unione Europea, Suriname, Nuova Caledonia, Groenlandia, Danimarca, Olanda, Guiana francese, Gran Bretagna, Sant'Elena, Isole Falkland, Argentina, Italia, Francia, Germania, Brasile, UE
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