23:20 18 Novembre 2018
Plastic Waste

La tecnologia italiana per la plastica bio arriva in Russia

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Tatiana Santi
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Un’alternativa alla plastica tradizionale e inquinante esiste: i polidrossialcanoati. Si tratta di plastiche biodegradabili naturali al 100%. L’azienda Bio-on ha firmato un accordo con il gruppo russo Taif, così la tecnologia italiana per la plastica bio arriva per la prima volta in Russia.

L'azienda Bio-on ha concesso al gruppo russo Taif JSC la licenza dal valore di 17,6 milioni di euro per produrre bioplastica. Grazie all'accordo nascerà per la prima volta in Russia un impianto per la produzione di plastica naturale con una tecnologia tutta italiana.

L'intesa firmata al Cremlino fra le due parti in occasione della recente visita del premier Conte a Mosca, rappresenta un segnale di come sempre più aziende investano nella plastica "verde", unica vera alternativa alla plastica tradizionale che inquina tutto il mondo. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento Marco Astorri, Presidente e CEO di Bio-on S.p.A.

— Marco Astorri, di che cosa si occupa la vostra azienda?

— L'azienda si occupa nel giro di dieci anni di offrire al mondo tramite licenze la tecnologia per produrre ottima bio plastica di altra performance, che non comprometta il suo utilizzo rispetto le plastiche tradizionali provenienti dal petrolio.

— Che cos'è esattamente la bio plastica?

— La bio plastica che ha sviluppato industrialmente bio-on è un biopolimero, un poliestere naturale, scoperto 100 anni fa in Francia. Si tratta di una riserva di energia sintetizzata da dei batteri non patogeni e amici dell'uomo che nell'arco di poche ore accumulano al loro interno energia. Si ottiene così il poliestere naturale, come la plastica ottenuta dal petrolio. È una grande scoperta fatta 100 anni fa e che noi abbiamo messo in atto negli ultimi dieci anni.

La plastica prodotta da batteri esiste da sempre, ha le stesse caratteristiche dei polimeri ottenuti dal petrolio con l'enorme vantaggio, essendo prodotta all'interno di batteri, di essere totalmente naturale e biodegradabile in natura. Non è un prodotto idrosolubile, ma può essere mangiato da miliardi di specie diverse di batteri in tutte le parti del mondo. È un prodotto che se finisse malauguratamente nel terreno, nei fiumi o nel mare, verrebbe mangiato dai batteri presenti in quei luoghi. L'aspetto particolare è proprio questo: ci sono pochissimi batteri in grado di produrre questo biopolimero nel mondo, ma tutti i batteri del mondo lo possono mangiare.

— Perché oggi non si produce tutta la plastica in questo modo, visto gli effetti devastanti dell'inquinamento?

— Io vivo nella convinzione che nei prossimi decenni quello che stiamo facendo adesso con grande successo sarà espanso e rappresenterà un'alternativa ottima alla plastica prodotta dal petrolio. Noi ci accingiamo a fare proprio questo. Non è stato fatto prima per dei motivi banali, 100 anni fa alla fine della I Guerra Mondiale, allo scoccare della II, la plastica non era ancora diffusa, è stata scoperta dopo la II Guerra Mondiale. Per una serie di coincidenze la plastica ha avuto successo ed è entrata nelle case di tutti, grazie anche ad un'invenzione che ne è valsa il Nobel ad un italiano chiamato Natta, che ha inventato il polipropilene.

Tutta la plastica che conosciamo oggi è nata e si è sviluppata partendo dal prodotto sbagliato, se vogliamo, cioè da uno scarto petrolifero e da una sintesi chimica che ha reso indistruttibile il suo fine vita. La plastica così ha preso la via della chimica pesante e inquinante.

Noi non abbiamo fatto altro che riprendere una cosa nota, industrializzarla e offrirla al mondo attraverso licenze. Abbiamo cominciato solo adesso, nel 2016. La nostra società, che è quotata in borsa, è nata dal nulla e oggi capitalizziamo oltre 1 bilione di euro, cioè mille milioni di euro.

— Il procedimento di produzione evidentemente è più costoso rispetto a quello della plastica tradizionale?

— Qui si potrebbe aprire un dibattito. Non si può semplificare in questa maniera. Se lei va a visitare un impianto che produce plastica tradizionale proveniente dal petrolio, dovrà stare almeno 3 quarti d'ora in una saletta dove le spiegheranno tutti i modi nei quali durante la visita lei può morire. È un prodotto aggressivo, è chimica pesante ed estremamente pericolosa. Se lei viene a visitare il nostro stabilimento è come se andasse a visitare una birreria, il prodotto che ne esce sembra un polimero, ma è totalmente biodegradabile, l'altro non lo è e dura migliaia di anni.

Oggi di plastica tradizionale ne viene commercializzata nel mondo 350 milioni di tonnellate, di cui circa 270 milioni di tonnellate di plastica a basso prezzo, 1-2 euro al chilo. Poi vi è tutta un'altra fascia di plastiche, chiamate tecnopolimeri, che costano 10-20, 50 e 100 euro al chilo. Nel costo della plastica va messo anche il problema ambientale, il fine vita dell'impianto, il fatto che non si biodegradi, il fatto che sia dannosa per l'uomo. Apparentemente costa poco, ma ha dei costi per la comunità enormi, incalcolabili.

Posso dire che il nostro biopolimero oggi per essere prodotto sta in una forchetta bassa, posso asserire che ho dei costi simili alla plastica proveniente dal petrolio, ma con un beneficio enorme in più. Oggi nel mondo vengono prodotte 350 milioni di tonnellate di plastica tradizionale. La nostra produzione è un mondo nuovo, dove produciamo centinaia di migliaia di tonnellate.

— Bio-on ha firmato un contratto con il gruppo russo Taif. Di che cosa si tratta?

— Si tratta di un importante accordo, il quattordicesimo accordo per concessioni di licenza da parte della nostra azienda per produrre impianti nel mondo. Si darà il via alla costruzione di un impianto che richiederà un investimento complessivo di 90 milioni di euro per produrre 10 mila tonnellate all'anno di polidrossialcanoati provenienti dagli scarti della produzione della barbabietola da zucchero in Russia. È solo il primo di una serie di investimenti che questo gruppo intende fare per iniziare ad avere una linea di prodotti green.

Sta accadendo proprio questo nel mondo della chimica tradizionale. Se è vero che oggi chi gestisce la plastica classica non è preoccupato dell'avvento della plastica ecologica, è anche vero che le comunità, le persone, i mezzi di comunicazione stanno spingendo moltissimo sul fatto di cambiare l'uso della plastica tradizionale. Quest'avversità sta crescendo molto. Certe aziende per immagine e marketing vogliono i biopolimeri. Questo contratto che abbiamo fatto in Russia è un segnale che va a delineare un nuovo trend: le aziende che producono plastica tradizionale in grandi quantità iniziano ad essere sensibili al green.

— Quando vedremo finalmente quest'inversione di tendenza, quando si penserà alle generazioni future limitando questo male chiamato plastica?

— Ci vorrà tempo, perché è impossibile rimpiazzare in poco tempo 350 milioni di tonnellate vendute all'anno, un mercato fra l'altro in continua crescita. Sono cifre mostruose in continuo aumento. Esistono tanti problemi dove non c'è una soluzione, malattie gravi per esempio che ancora non hanno una cura. Se il problema è che la plastica inquina e danneggia l'uomo e l'ambiente la soluzione c'è. Questa è una notizia importante.

Il grande compito spetterà alle aziende che producono la plastica. Siamo un'azienda giovane in forte crescita e abbiamo target di qualche milione di tonnellate nell'arco di pochi anni. È una piccola parte di quella plastica che andrebbe sostituita. Pensi solo che le 350 milioni di tonnellate di plastica prodotte e vendute ogni anno rappresentano la trasformazione dell'1% di tutto il petrolio che viene estratto e consumato nel mondo. Parliamo di meccanismi enormi. Le multinazionali di tanti settori comunque sono molto più attente a questo tema di quanto si possa immaginare. Non c'è menefreghismo, c'è sempre più sensibilità.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
plastica, Ecologia, rifiuti, Italia, Russia
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