16:04 17 Novembre 2018
Donald Trump e John Bolton

Trump e Bolton escono dal trattato INF. Una scelta tutta da decifrare

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Giulio Virgi
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Con vari annunci, l’amministrazione americana ha reso nota l’intenzione del Presidente Trump di ritirare a breve termine gli Stati Uniti dal trattato Inf.

Con questo atto Stati Uniti ed Unione Sovietica si accordarono nel 1987 per eliminare dai lori arsenali i cosiddetti missili a gittata intermedia. Inf, in effetti, è un acronimo che sta per "Intermediate-Range Nuclear Forces".

Designa una classe di vettori di grande valenza strategica nello scorcio finale della Guerra Fredda. Ne facevano parte i missili balistici e da crociera basati nel nostro continente che avevano una portata compresa tra i 500 e i 5.500 chilometri. In ragione delle loro caratteristiche, si riteneva che i sovietici avrebbero utilizzato queste armi contro i paesi europei appartenenti alla Nato, mentre gli Stati Uniti avrebbero lanciato le proprie dal suolo dei loro alleati contro bersagli appartenenti al Patto di Varsavia e situati ad ovest degli Urali.

La firma dell'accordo Inf fu una pietra miliare del processo di controllo e riduzione degli armamenti che accompagnò la fine della contrapposizione frontale tra le due superpotenze. Anche sotto questo profilo, quindi, la scelta che l'amministrazione americana si accinge a fare non appare di buon auspicio. Sembra infatti dar ragione a tutti coloro che ritengono inevitabile il deterioramento definitivo delle relazioni tra Mosca e Washington.

Ci sono ragioni ulteriori per preoccuparsi di quanto sta per accadere. In Europa, ad esempio, non sfugge a nessuno come la cessazione del divieto di schierare missili a gittata intermedia gravante su americani e russi sia destinata a ripercuotersi soprattutto sui paesi europei membri dell'Alleanza Atlantica. Lo stesso Presidente Putin ha ricordato ai più distratti come finiranno nel collimatore dei missili russi tutti i Paesi che eventualmente ospiteranno i missili intermedi americani di ritorno in Europa. La circostanza è in realtà del tutto fisiologica nel contesto della dissuasione reciproca, che funziona solo nei limiti in cui esiste una parità a ciascun livello dell'escalation prevista. Nessuno dei contendenti deve trovarsi in vantaggio e disporre di armi prive di corrispettivo nell'arsenale della potenza rivale, perché ciò lo incoraggerebbe ad attaccarla.

La diplomazia americana lamentava da qualche tempo in ambito atlantico presunte violazioni russe del trattato, probabilmente conseguenti al tentativo di Mosca di acquisire armi, come il missile Novator, progettate per "bucare" l'erigenda difesa antimissilistica americana in Europa. La nuova decisione di Washington non è quindi giunta del tutto inaspettata.

Per la verità, però, si presta anche a chiavi di lettura meno negative di quella che si è appena descritta. Il neoconservatore Bolton — lo stesso che a Kiev nell'agosto scorso aveva dischiuso nuove prospettive alla soluzione di molti conflitti congelati, aprendo all'ipotesi degli scambi di territori tra Serbia e Kosovo — è volato a Mosca proprio allo scopo di spiegare gli scopi della mossa, pare facendone balenare anche un suo presunto carattere anti-cinese, che parte della stampa americana, incoraggiata dallo stesso Trump, ha provveduto a sua volta ad evidenziare.

In effetti, il Trattato Inf non è mai stato reso multilaterale e non si è mai applicato alla Repubblica Popolare. Tuttavia, questa giustificazione pare debole. L'Inf non riguarda infatti i missili intermedi imbarcati sulle navi, che sono quelli di cui attualmente gli Stati Uniti si servono per bilanciare le analoghe armi basate a terra di cui dispone Pechino.

Per attribuire una finalità anti-cinese al ritiro americano dall'Inf occorrerebbe presupporre l'esistenza di una volontà statunitense di installare dei missili a gittata intermedia in Giappone e Corea del Sud che non aggiungerebbero nulla alla deterrenza navale esistente e potrebbero invece compromettere i negoziati in corso con la Corea del Nord. Un'ipotesi poco credibile. 

Sembra invece più probabile che gli Stati Uniti stiano puntando ad una deregulation totale della materia, conformemente alle idee di un'amministrazione americana che mal sopporta qualsiasi limitazione esterna alle proprie scelte anche in materia di armamenti.

Non è detto, però, che da questa decisione apparentemente imminente non possano derivare effetti positivi per la Russia. Intanto, se l'Inf venisse effettivamente meno, diventerebbe irrilevante anche l'accusa recentemente rivolta a Mosca di violarlo.

Conseguentemente, anche la Federazione Russa recupererebbe dei margini di libertà, che potrebbe sfruttare per schierare i missili di cui ha bisogno sia per perforare le difese antimissilistiche occidentali che per compensare la perdita della superiorità convenzionale e ripristinare quindi un equilibrio strategico che vacilla.

Infine, all'occorrenza, rimossi i vincoli dell'Inf, sarebbe proprio la Russia, più che gli Stati Uniti, a potersi valere dell'assenza di vincoli per creare una propria deterrenza nei confronti della Repubblica Popolare Cinese, che di missili intermedi ne ha.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
missile balistico, Trattato INF, Donald Trump, Vladimir Putin, John Bolton, UE, Russia, USA
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