15:23 18 Novembre 2018
Verona

A Verona: Congresso “Giornate internazionali della autodeterminazione dei popoli”

© Foto : Eliseo Bertolasi
Opinioni
URL abbreviato
Eliseo Bertolasi
391

Mentre si concludeva il Forum Eurasiatico, sempre a Verona, il 26 ottobre si apriva il congresso “Giornate internazionali della autodeterminazione dei popoli”.

Mentre si concludeva il Forum Eurasiatico, sempre a Verona, il 26 ottobre si apriva il congresso "Giornate internazionali della autodeterminazione dei popoli" in presenza del ministro degli esteri dell'Ossezia del Sud Dmitrij Medoev e dal Centro di rappresentanza dell'autoproclamatesi Repubblica Popolare di Donetsk di Torino a rappresentare Natalia Nikonorova Ministro degli esteri della DNR impossibilitata a raggiungere l'Italia.

Ideatore e organizzatore dell'iniziativa, l'avvocato Vittorio Selmo presidente del movimento "Stato Veneto".

Avvocato Vittorio Selmo
© Foto : Eliseo Bertolasi
Avvocato Vittorio Selmo

Verona, ancora una volta, mostra la sua vitalità, e la sua attitudine di città aperta al dialogo sulle più importanti questioni dell'agenda politica internazionale orientate verso la Russia e in generale verso lo spazio ex-sovietico. Il leitmotiv nelle discussioni del congresso si è basato su: identità, nazionalità e diritto all'autodeterminazione dei popoli.

Dmitrij Medoev ha spiegato a Sputnik Italia le ragioni della sua presenza:

"Per noi il principio dell'autodeterminazione, previsto dal diritto internazionale è molto importante. È in base a questo principio che abbiamo iniziato la nostra lotta per l'indipendenza già nell'anno 1989. Per tal motivo sono giunto qui per vedere, ascoltare e raccontare quale cammino ha seguito l'Ossezia del Sud per ottenere la sua indipendenza, il modo con cui ha conseguito la sua autodeterminazione".

Medoev ha voluto inoltre esprimere la sua "enorme" gratitudine al dott. Mauro Murgia rappresentante ufficiale dell'Ossezia del Sud in Italia per la sua instancabile opera di promozione di questo paese caucasico nella penisola.

Il palazzo della Gran Guardia di Verona
© Sputnik . Alessandro Rota
Per noi italiani è abbastanza scontato sovrapporre il concetto di "cittadinanza" con quello di "nazionalità". Se dovessimo chiedere a un italiano, qual è la sua cittadinanza o la sua nazionalità, la risposta senza esitazioni sarà: "italiana" in entrambi i casi; per la maggioranza i due termini di solito vengono percepiti come equivalenti. Facendo riferimento alla Russia, diventa invece cruciale specificare la differenza di questi due termini.

Come ci indica l`antropologo russo Valery Tishkov il termine "nazione" già durante il periodo dell'URSS divenne l'espressione più formale e politicizzata del concetto sovietico di "etnos".

La Russia seppur geograficamente e demograficamente ridimensionata dopo il crollo dell'URSS, dalla stessa, ereditava una grande molteplicità etnica all'interno dei propri confini.

Con una superficie di oltre 17 milioni di chilometri quadrati, una popolazione di 146 880 432 di abitanti, la Russia ci appare oggi con un ben preciso spazio fisico e mentale. Tuttavia, occorre fare un passo indietro e considerare i legami tra la Russia e l'Impero zarista, sulle cui ceneri essenzialmente si formò l'Unione Sovietica.

Premier britannico Theresa May
© REUTERS / Steve Parsons
L'elemento dominante della Russia zarista era la sua natura imperiale, inevitabilmente multinazionale e sovranazionale. I popoli progressivamente conquistati, entravano a far parte a tutti gli effetti dello Stato, come in tal modo le regioni acquisite andavano man mano formando un insieme di piccole e grandi "Russie". Non a caso il titolo attribuito al sovrano dell'Impero era "Zar di tutte le Russie". Tale condizione risultò ancora più chiara nell'evoluzione storica dall'Impero zarista all'Unione Sovietica.

Dopo il crollo dell'URSS le Repubbliche, una volta divenute indipendenti, oltre che affidarsi a un inevitabile recupero della memoria del periodo zarista, dovettero fare i conti, soprattutto, con l'eredità sovietica, per ciò che riguardava: i confini territoriali, lo stanziamento della popolazione, il mescolamento etnico, i rapporti di dipendenza economica con un centro che non c'era più, ma soprattutto con l'emergere fulmineo della "questione nazionale" (in riferimento alle nazionalità presenti rispetto alle neo-cittadinanze).

Circa 25 milioni di russi si trovarono vivere senza averlo scelto al di fuori dei confini della Federazione Russa. Non si può certo parlare di diaspora, non si trattava di persone che optarono a migrare fuori dal proprio paese, ma di persone che da decenni vivevano sul territorio del loro paese l'URSS, che improvvisamente, da un giorno all'altro diventavano "minoranza etnica" nello stesso paese dove erano nati, dove avevano vissuto, studiato, lavorato, costruito una famiglia.. 

Tra le comunità più numerose, gli oltre 8 milioni di russi residenti in Ucraina seguiti dai circa 5 milioni del Kazakhstan.

Stessa sorte toccò anche alla lingua russa, mantenuta lingua ufficiale in Bielorussia, Kazakhstan e Kirghizistan, perdendo però questo status negli altri stati post-sovietici.

Eliseo Bertolasi - Relatore
© Foto : Eliseo Bertolasi
Eliseo Bertolasi - Relatore
Con il crollo dell'URSS nei 14 nuovi paesi corrispondenti alle 14 Repubbliche Sovietiche, esclusa la RSFSR, l'attuale Federazione Russa, si levò immediatamente la questione della nuova cittadinanza da assegnare agli abitanti presenti. Tutti i governi: ucraino, kazako… concessero la cittadinanza nazionale all'intera popolazione residente, compresi i russi etnici, secondo il principio dello jus soli, poiché già cittadini sovietici.

Diversamente i governi delle repubbliche baltiche Estonia e Lettonia (la Lituania, con una esigua minoranza russa presente sul proprio territorio optò per lo jus solis), con grande sgomento da parte della minoranza russa, vararono una legislazione sulla cittadinanza per lo jus sanguinis da assegnare però solo ai discendenti delle persone non di nazionalità estone purché residenti nel paese fino al 16 giugno 1940 (data secondo la vulgata baltica dell' "occupazione" sovietica).

Per effetto di queste leggi, 715.000 abitanti della Lettonia (circa tre quarti della comunità russa e oltre un terzo sul totale della popolazione residente) e 290.000 abitanti dell'Estonia (due terzi dei russi e un quarto della popolazione residente) si ritrovarono nella condizione di "alieni" o "non cittadini": "Nepilsoni" (in lettone), "Kodakondsuseta isik" (in estone).  

Una categoria di residenti privata di diritti politici e di molti diritti economici, sociali e culturali, nonostante il loro contribuito alla crescita del paese.

Con la naturalizzazione della parte più giovane e istruita della minoranza russa (quella in grado d'imparare lingue come il lettone e l'estone), gli "alieni" spesso anziani e con un basso livello di istruzione, si sono trovati e si troveranno per il resto della loro vita intrappolati nel limbo della "non cittadinanza", in altre parole: nell'emarginazione.

Emerge quindi un quadro di discriminazione legalizzato e accettato dalle istituzioni nazionali ed europee. Suona quasi un paradosso, il fatto che in un'Europa paladina dei diritti di tutti persistano sacche di emarginazione nei confronti delle minoranze russe.

Ma qual è oggi l'effetto pratico di tale dispersione? Qualora un russo dalla Russia volesse incontrare un proprio parente in una delle tre repubbliche baltiche (dal 2004 membri dell'UE), dovrebbe prima chiedere il visto. In sostanza incontrare i propri famigliari, nel caso specifico, è vincolato dall'ottenimento del visto di un Paese dell'area Schengen, un'arbitrarietà di organi istituzionali stranieri su legami famigliari individuali.

Ancora più difficile se questo russo desideri oggi incontrare i propri parenti in Ucraina. Se negli stati baltici i russi nativi sono considerati "alieni" una sorte peggiore è toccata, in Ucraina, ai russi nativi del Donbass.

I partecipanti alla seduta straordinaria della Verhovnaya Rada contro l'approvazione della lege sulla lingua russa a Kiev.
© Sputnik . Григорий Василенко
Con responsabilità i precedenti presidenti ucraini riuscirono, chi più chi meno, a mantenere sempre una certo equilibrio nel paese tra la presenza russa delle zone orientali e le spinte iper-nazionalistiche di alcune frange della popolazione delle zone occidentali.

Con la rottura, pianificata, di questo equilibrio, dal 2014 assistiamo a una guerra civile all'interno del paese indirizzata a reprimere e a riportare con la forza sotto il controllo di Kiev i territori delle due autoproclamatesi Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk nel Donbass.

Come è stato ribadito nel congresso di Verona: il desiderio di autodeterminazione e la successiva nascita della due Repubbliche del Donbass nasce su spinte identitarie della minoranza russa presente da decenni, se non da secoli, nei territori orientali dell'Ucraina non disposta ad essere soffocata e assimilata con la forza sotto il giogo di un'altra nazionalità.

I lavori delle tre giornate di congresso si sono conclusi con la sottoscrizione di due mozioni.

La prima che esprime piena solidarietà alla Repubblica Popolare di Donetsk nelle sue istanze di riconoscimento internazionale, testualmente cita:

"Si auspica il pieno rispetto degli accordi di Minsk, in particolare sulla cessazione completa dell'uso delle armi da parte dell'esercito ucraino che troppe vittime ha già causato tra la popolazione civile".

La seconda, affinché l'Ossezia del Sud ottenga un pieno riconoscimento internazionale secondo i parametri della Carta dell'ONU e che la Georgia firmi un accordo di non-aggressione con la stessa Ossezia del Sud:

"Nessuna questione, nessun problema, può essere risolto con l'uso della forza e delle armi. Solo i colloqui tra i popoli possono aiutare a risolvere le controversie". 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

L'autonomia che funziona: sempre più baschi dicono no all'indipendenza
Times: dipendenza dagli USA impedisce all'Europa di raggiungere "autonomia strategica"
USA, in costruzione orologio con autonomia di 10.000 anni
Tags:
autonomia, Indipendenza, Verona, Veneto, Repubblica popolare di Donetsk, Russia, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik