05:59 19 Dicembre 2018
Samarcanda (Uzbekistan)

Uno "stan" che non sta fermo

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Riccardo Pessarossi
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E' l'Uzbekistan, che guarda al futuro con l'ottimismo di un paese giovane e in crescita, che vuole rilanciare il suo ruolo storico di snodo centrale sulla nuova Via della Seta.

In primavera faremo due missioni di sistema insieme a Confindustria, all' ICE ed alla collaborazione delle due ambasciate.

 "Li vede questi biglietti da visita?" Mi chiede l'ambasciatore uzbeko in Italia Otabek Akbarov, all'uscita del Palazzo della Gran Guardia di Verona, estraendoli dalla tasca insieme al biglietto del treno veloce per rientrare a Roma. "Sono una trentina e non sono semplici pezzi di carta, dietro ognuno di loro ci sono delle persone, delle idee, un interesse nei confronti dell'Uzbekistan. Da domani quando rientriamo in ufficio dobbiamo lavorare con ognuno di loro."

L'interesse dell'Italia nei confronti dell'Uzbekistan, al XI Forum Eurasiatico di Verona ha portato alla firma di 13 accordi tra imprese italiane ed del paese dell'Asia Centrale. L'interscambio tra i due paesi è in crescita ed è stato di 198 milioni di euro nel 2017 (erano 145 nel 2015), ed è allo studio per il 2019 una doppia visita, del presidente uzbeko Mirziyoyev in Italia e di Sergio Mattarella in Uzbekistan.

Per scoprire le potenzialità di questo, paese sconosciuto ai più, ci siamo rivolti all'ingegner Luigi Iperti, presidente della Camera di Commercio Italo-Uzbeka, e promotore della sessione "Uzbekistan e l'Italia: grandi progetti insieme", all'XI Forum Eurasiatico di Verona.

Ingegner Iperti, gli italiani in Uzbekistan non vanno solo a fare i turisti?

Tutti conoscono Samarcanda, ma pochi sanno dov'è. Ancora meno Buchara, Chiva o Tashkent che è la capitale dell'Uzbekistan. Nell'ambito commerciale, il problema è che gli italiani oltre la Russia sono andati poco. Un pò perchè «siamo solo 60 milioni» e non possiamo essere dappertutto, un po'perché oggettivamente  le opportunità che offre l'Uzbekistan sono poco conosciute. Per questo motivo abbiamo accolto con piacere l'invito dell'associazione Conoscere Eurasia ed abbiamo organizzato questa giornata dedicata all'Uzbekistan al Forum di Verona, che ha ottenuto un ottimo riscontro.

Luigi Iperti, il presidente della Camera di Commercio Italo-Uzbeka intervistato da Sputnik Italia
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Luigi Iperti, il presidente della Camera di Commercio Italo-Uzbeka intervistato da Sputnik Italia

Lei com'è approdato in Uzbekistan prima e poi alla guida della Camera di Commercio Italo Uzbeka?

Io ho una lunga carriera nel campo della progettazione e realizzazione di impianti industriali, lavorando per la società Techint, che è un grosso gruppo industriale con impianti in tutto il mondo, dall'America al Giappone, all'Arabia. Eravamo a fine anni '90 e noi eravamo proprietari di una società che produceva vetro, vedemmo che in Uzbekistan era appena entrata la Daewoo ed avevano bisogno di uno stabilimento per produrre i vari componenti dell'auto e per prima cosa i vetri. Riuscimmo a convincerli della bontà del nostro know-how e aprimmo il nostro impianto. Fu un momento storico: si trattò del primo stabilimento in Uzbekistan finanziato dalla Sace e dopo pochi mesi l'allora primo ministro italiano, Prodi, visitò l'Uzbekistan ed incontro il primo ministro locale che all'epoca si chiamava Sultanov, firmando un accordo sulla protezione degli investimenti italiani. C'era anche grande entusiasmo verso l'Italia e così io venni invitato a creare una camera di commercio che unisse Italia e Uzbekistan.

Romano Prodi, allora presidente del Consiglio viene ricevuto insieme alla moglie dal presidente uzbeko Karimov nel maggio del 1997
© Foto :
Romano Prodi, allora presidente del Consiglio viene ricevuto insieme alla moglie dal presidente uzbeko Karimov nel maggio del 1997

Da quanto siete operativi e quali funzioni svolgete?

Siamo operativi dal 2002, quando abbiamo costituito la nostra camera di commerci. Allora non c'era neanche l'ambasciata italiana a Tashkent, che ha aperto nel 2005. Da li abbiamo iniziato a cercare di convincere gli italiani ad andare in Uzbekistan. Attualmente abbiamo una cinquantina di associati, tra cui società molto importanti come la Maire Tecnimont, o l'ITALFER. Siamo operativi con un ufficio a Tashkent ed uno a Milano.

Forse in pochi lo sanno, ma a Tashkent dal 2009 è attiva una filiale del Politecnico di Torino. Ci racconta come nacque?

Il Politecnico di Torino è una delle presenze italiane più significative a Tashkent. Il merito è dovuto al professore Profumo che a quel tempo, circa 10 anni fa, era il rettore dell'ateneo torinese e si innamoro di questa idea riuscendo a convincere gli uzbeki.

Come ci riuscì?

Diciamo che furono gli uzbeki in un certo qual modo a cercare il Politecnico di Torino, attraverso la General Motors, che all'epoca aveva preso in mano la fabbrica della fallita società coreana ed aveva bisogno di ingegneri più preparati perchè voleva sviluppare la produzione automobilistica e renderla competitiva per poter esportare, quindi in sostanza disse agli uzbeki, "Perchè non fate un accordo con il Politecnico di Torino?"

Loro (GM) avevano una società a Torino, la Powertrain, dove lavoravano 500 ingegneri italiani e raccomandarono questo rapporto. Come dicevo, il professor Profumo fu molto abile ad "acchiappare" questa occasione. Non sempre gli italiani nel settore della cultura sono vogliosi di andare all'estero, o non lo erano a quei tempi là. Firmarono il protocollo per la creazione dell'università e va detto che gli uzbeki furono bravissimi a costruire l'edificio ed il campus in tempi brevi. Attualmente ci sono 1000 studenti: è un'università privata, quindi pagano la retta, studiano in inglese ed hanno la possibilità di seguire parte del corso di studi a Torino ed ottengono un diploma riconosciuto anche in Italia.

Studenti uzbeki al Festival Internazionale della Gioventù
Studenti uzbeki al Festival Internazionale della Gioventù

Non solo aziende, anche specialisti: sul sito dell'ambasciata uzbeka in Italia è presente  un elenco di posizioni aperte alla voce "managers italiani per le aziende uzbeke". Si tratta quindi di uno sbocco anche per gli  italiani oppure per chi non trova le sue competenze valorizzate dal mercato del lavoro italiano?

Certo. Molti giovani usciti dall'università vanno all'estero per un periodo di studio e lavoro e poi ci rimangono e la tendenza è più andare verso paesi sviluppati, Germania, Inghilterra, USA. L'Uzbekistan è l'opposto: un paese che si sta sviluppando ed offre grandi spazi per costruirsi le proprie opportunità. Lo stesso politecnico di Torino manda 40 professori ogni anno in Uzbekistan. Ma c'è molta richiesta di specialisti nei settori dove l'Uzbekistan ha bisogno di esperti stranieri per organizzare il proprio sviluppo: lo sfruttamento delle risorse naturali, il settore agricolo, le nuove tecnologie.

Quali sono i settori che offrono maggiori opportunità per le aziende italiane?

Il settore dei macchinari, soprattutto in ambito agricolo, tessile, ed edilizio. Quasi tutti i macchinari per il taglio del marmo, per preparare il marmo ad essere utilizzato sono italiani. L'Uzbekistan ha un'industria del marmo abbastanza sviluppata e con buona qualità. Un altro settore dove sono attivi italiani è quello degli impianti per la produzione di piastrelle.  Un altro esempio arriva dal settore sanitario: il produttore italiano più grande in ambito medico ha deciso di investire nel campo degli apparecchi radiologici e la prossima settimana andrà in Uzbekistan per costruire una base operativa.

Un nuovo impianto per lo sfruttamento dell'energia solare nella regione di Tashkent
Un nuovo impianto per lo sfruttamento dell'energia solare nella regione di Tashkent

Se servono materiali per costruire, vuol dire che il paese cresce. E' giusta questa impressione?

L'Uzbekistan ha un vantaggio demografico. Le famiglie hanno tre o quattro figli in città e sette o otto in provincia, quindi è un paese che cresce di 600 mila unità all'anno. Perciò ha bisogno di case, di immobili, tutte quelle cose che in Italia non si riescono a vendere, perché non cresce la popolazione. Questo è un grande impulso si alle importazioni ma anche allo sviluppo di un'industria privata che si mette a fare i mobili, gli infissi, le costruzioni. Il governo ha varato dei programmi di case per operai e contadini che vengono cedute in affitto e poi dopo un certo numero di anni, passano di proprietà.

In questi anni di lavoro tra Italia e Uzbekistan, come descrive il cambiamento politico in atto nel paese?

Dopo la morte del presidente Islam Karimov, dal punto di vista politico ed anche economico è cambiato moltissimo. Se guardiamo agli anni '90, la Russia ha subito liberalizzato, ha privatizzato tutto e sono nati i nuovi imprenditori russi che poi han preso in mano la situazione. Il governo è diventato molto più organizzato. In Uzbekistan per anni il presidente è diventato colui che era stato segretario del Partito Comunista ai tempi dell'URSS ed era animato ancora da una mentalità di tipo organizzato, pianificato, anche se è stato creato uno stato moderno, con legislazione moderna, sistema moderno, con leggi simili a quelle che possiamo avere in Italia. In realtà aveva le preoccupazione che aveva l'Unione Sovietica. Quindi poche relazioni con i paesi vicini, relazioni formali e solo con certi paesi, Russia Cina, Turchia, Corea.

In questi due anni con il nuovo presidente, Shavkat Mirziyoyev, tra l'altro erede del precedente, in quanto era stato 11 anni primo ministro, è cambiato davvero tutto. Ha una visione dinamica, internazionale. Ha subito creato relazioni di vicinato di grande amicizia, poi ha puntato molto sui grandi alleati com Russia, Cina, Corea del Sud. Ora sta uscendo dal guscio e questa presenza dell'Uzbekistan al Forum Eurasiatico di Verona è molto promettente.

Mirzoyev è stato in Francia, negli Usa, sarà in Germania a gennaio 2019, speriamo che venga in Italia l'anno prossimo.

Il presidente uzbeko Shovkat Mirziyoyev insieme al presidente russo Vladimir Putin
© Sputnik . Michael Klimentyev
Il presidente uzbeko Shovkat Mirziyoyev insieme al presidente russo Vladimir Putin

Che cosa l'ha colpisce di più nell'evoluzione che sta avendo questo paese?

Le persone. Negli anni scorsi era difficile trovare qualcuno nella classe dirigente che parlasse inglese. Oggi noi abbiamo avuto una ventina di incontri b2b ed in quasi tutti si è parlato in inglese. Diciamo che si sta forse abbandonando troppo in fretta il russo, perché la maggior parte della letteratura, anche quella tecnica, è in russo, ed il popolo non è ancora del tutto pronto a leggere l'inglese. Ma la classe dirigente ha un passo in più. C'è un rapporto con il presidente che è un rapporto di grande collaborazione ma anche di preoccupazione perchè questo presidente ha già licenziato ministri o governatori che non rispettavano impegni presi. Una politica del merito, chi realizza per il paese viene premiato, chi non lo fa rischia di essere punito.

Alba a Tashkent, nella piazza dell'antica moschea Minor
© Sputnik . Valeriy Melnikov
Alba a Tashkent, nella piazza dell'antica moschea Minor

Guardando al futuro ed alla vostra attività, quali piani avete in cantiere per il 2019?

In primavera faremo due missioni di sistema insieme a Confindustria, all' ICE ed alla collaborazione delle due ambasciate, che serviranno anche a preparare gli incontri a più alto livello. Se ci sarà  impulso alle relazioni tra i due paesi, avremo delle ricadute anche su altri settori. Ad esempio prima della visita del presidente uzbeko in Francia, è stato abolito dall'Uzbekistan il regime di visti con la Francia. Siamo convinti che potrebbe succedere anche con l'Italia.

 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione

 

Sputnik Italia è media partner ufficiale dell'XI Forum Economico Eurasiatico di Verona, organizzato dall'Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress e Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, in partnership con Intesa Sanpaolo; Rosneft; Gazprombank; Credit Bank of Moscow; Region — Group of Companies; Visa Handling Services; in collaborazione con Banca Intesa Russia; Pirelli; Coeclerici; Assicurazioni Generali Italia; Accenture; S7 Profi e con il supporto di AEB — Association of European Business; ITTN — International Technology Transfer Network.

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forum, XI Forum Euroasiatico di Verona, Uzbekistan, Italia
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