23:35 18 Novembre 2018
Forze militari dell'Italia

I tagli alla Difesa ovvero la rinuncia al sovranismo

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Gian Micalessin
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La Lega, vincolata agli accordi di governo con i 5 Stelle, accetta tagli per 500 milioni alle spese militari che mettono a rischio non solo l’efficienza delle Forze Armate, ma anche la difesa dell’interesse nazionale.

Ci si può dichiarare sovranisti e rinunciare ad una politica di difesa coerente sottoscrivendo dei tagli destinati a compromettere la funzionalità delle Forze Armate ovvero uno degli strumenti indispensabili per la difesa di sovranità e interesse nazionale?

La domanda aleggia come una spada di Damocle sulla testa di Matteo Salvini e sulla Lega costretta, in virtù dell'accordo di governo con i Cinque Stelle, ad accettare tagli per circa 500 milioni alla Difesa nell'ambito della manovra economica. Quei tagli potrebbero, a prima vista, sembrare inoffensivi. La sospensione per il biennio 2018/2019 del programma di acquisizione degli elicotteri NhH-90 con un risparmio di circa 370 milioni non compromette apparentemente le potenzialità delle nostre Forze Armate. E nel breve periodo potremmo sopportare sia la cancellazione del programma missilistico Camm Er del valore di 39 milioni, sia l'arresto dei progetti per la realizzazione del cosiddetto "Pentagono" italiano.

Ma il punto vero è che le nuove riduzioni vanno a sommarsi ai tagli da 1,4 miliardi imposti dal governo Renzi tra il 2014 e il 2014 innescando un processo di usura e di depauperamento delle nostre Forze Armate. L'altra conseguenza, difficilmente percepibile dall'osservatore comune, è il ridimensionamento del ruolo italiano nell'ambito di quei consorzi internazionali a cui partecipa Leonardo Finmeccanica, ovvero il fulcro e il cuore della nostra industria militare. Gli elicotteri Nh 90, veri gioielli del settore venduti in Australia e Nuova Zelanda oltre che in Europa, sono frutto di un progetto portato avanti da Augusta-Westland (oggi parte di Leonardo) in consorzio con i franco tedeschi di Eurocopter e gli olandesi di Stork Fokker Aerospace. Però la partecipazione al consorzio è strettamente correlata alla fetta di acquisizioni dei mezzi prodotti. E quindi ridicendo gli acquisti di un mezzo costruito, tra l'altro, in stabilimenti italiani si rinuncia non solo al lavoro delle nostre maestranze, ma anche al peso all'interno del consorzio. E lo stesso vale per la rinuncia al programma Camm Er (Common Anti-air Modular Missile — Extended Range) il sistema di difesa missilistica terra-aria a corto e medio raggio prodotto dal consorzio europeo Mbda e destinato a sostituire i missile Aspide oggi in uso. Mbda è un consorzio in cui Leonardo deve fare i conti con Airbus e gli inglesi di Bae Systems. Ed quindi chiaro che rinunciando a quei missili riduciamo il ruolo di Leonardo e togliamo fette di crescita alla nostra economia.

C'è poi il problema dell'usura. Come ricordano fonti della Difesa oggi l'esercito italiano soffre situazioni drammatiche all'interno del settore mezzi. Uno degli esempi più citati è quello del parco carri. Dei circa 200 carri Ariete in dotazione all'Esercito solo 50 sono pienamente efficienti mentre gli altri vengono utilizzati come strumento di cannibalizzazione, ovvero come fonti di parti di ricambio difficilmente acquistabili con i magri fondi a disposizione. Alla Brigata Paracadutisti, in prima fila in tutte le missioni internazionali, mancano paradossalmente i paracaduti in grado di garantire la sicurezza e la continuità addestrativa. Sul fronte aeronautico la carenza di fondi destinati all'acquisizione di carburante impone una drammatica diminuzione delle ore di volo con conseguente abbassamento dell'efficienza del personale. In questa situazione fanno notare molti generali la macchina della difesa rischia veramente la paralisi.

Ancor più grave è, però, aver dato il via libera ai tagli prima di aver definito le esigenze primarie nel quadro degli impegni geo strategici dell'Italia. Da questo punto di vista la rimodulazione su base puramente aritmetica dei nostri impegni internazionali è tanto eloquente quanto deludente. La riduzione di circa duecento militari su 900 in Afghanistan è insignificante dal punto di vista del risparmio economico, ma ci costringe a mantenere in piedi una missione di cui risulta difficile oggi spiegare sia le finalità, visto il sostanziale fallimento dei progetti di pacificazione, sia l'utilità per il nostro paese. Utilità e finalità assai discutibili in un momento in cui il baricentro degli interessi politici, economici e strategici dell'Italia è orientato verso il Mediterraneo centrale. Un fronte su dobbiamo non solo contenere la pressione migratoria, ma anche difendere risorse energetiche rappresentate da pozzi di gas e petrolio che fanno capo al nostro paese. 

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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forze armate, Spese militari, Difesa, Spese, Luigi Di Maio, Matteo Salvini, Italia
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