00:28 19 Novembre 2018
Matteo Salvini

A un passo dalla rottura, che potrebbe anche non esserci

© Sputnik . Alessandro Rota
Opinioni
URL abbreviato
Giulietto Chiesa
260

La crisi di governo, all’interno del governo giallo-verde, si è fatta improvvisamente acuta. Ricostruire i passaggi che sembra abbiano modificato i testi concordati del condono, facendolo diventare un “condanne”, non sarà facile.

Resta il fatto che i due membri della coalizione hanno sulla questione dei condoni, posizioni troppo distanti. Non può sorprendere nessuno, sebbene tutti sembrano essersi accorti solo adesso che questo governo è composto da due forze che hanno posizioni opposte (quando le hanno) su molte, troppe questioni cruciali.

Su questo tema la destra di Salvini è "troppo destra" perfino per la destra atlantica di Di Maio. Con il condono-libera-tutti-i-ladri (che perfino il Quirinale ha dovuto bocciare), il Movimento 5 stelle avrebbe fatto karakiri di fronte agli elettori. Il primo ministro Conte sembra riuscito a convincere i due vice premier a ritrovarsi di nuovo in un Consiglio dei Ministri, prima e per evitare il patatrac. L'unico fatto chiaro è che la caduta di questo governo, in questo momento, non conviene a nessuno. In primo luogo perché non c'è alternativa. Un "governo del presidente" inventato in extremis non prenderebbe i voti di nessuna delle due camere. Ovviamente non lo voterebbero né la Lega, né il M5Stelle. Una coalizione 5 Stelle sinistre non è materialmente neppure tentabile. Dunque sarebbe necessario andare a elezioni subito.

Ma chi potrebbe rischiare tanto? In pratica solo Salvini, che si presenterebbe davanti agli elettori, con i consensi più che raddoppiati rispetto al voto di marzo, e con le mani libere per dichiarare che la coalizione degli avversari italiani e europei (la Commissione e la Banca Centrale Europea) ha impedito la realizzazione del programma. Il Movimento 5 Stelle, già in calo di consensi, potrebbe subire una secca sconfitta. Ma anche Di Maio potrebbe comunque rivolgersi al suo popolo, sparando a zero su Bruxelles. E non sarebbe una sparatoria a salve. 

Gli unici che non sembrano fare bene i calcoli sono gli euurocrati di Bruxelles, che hanno deciso di lanciare segnali espliciti ai mercati, alle agenzie di racing (di nuovo i mercati) sul fatto che non si fidano del governo italiano attuale. Giocando, per altro, alla cieca, senza avere neppure loro una soluzione alternativa. Che non sia quella di far salire lo spread oltre i limiti sopportabili da imprese e famiglie italiane. In altri termini provocare una reazione popolare contro il governo italiano attuale di fronte alla prospettiva della chiusura dei bancomat. Se questo è il piano, significa che Junker e soci vogliono spingere l'Italia sulla stessa china dove affondarono la Grecia. 

C'è una differenza non piccola, tuttavia: in Grecia misero la pistola alla tempia di Aleksis Tsipras, che cedette, anche perché solo e isolato. Invece l'Italia non è più così isolata, ed è anche molto più grande e importante della Grecia, storicamente come fondatrice dell'Europa, industrialmente e politicamente. E dovrebbe essere chiaro che Salvini non è nelle condizioni di Tsipras, ormai lanciato verso la formazione di un partito europeo che lo vede già come potenziale leader. Dunque non è affatto detto che la "minaccia del bancomat" lo faccia retrocedere. 

Dunque, tirate le somme, sembra di poter prevedere che la crisi dentro il governo giallo-verde rientri con un nuovo compromesso e che, nei prossimi mesi, vada avanti il tentativo di Bruxelles di logorare gradualmente l'alleanza di governo italiana, per toglierle di mano la possibilità di presentarsi alle elezioni europee, nel maggio prossimo, accusando l'Europa di averle impedito di governare.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

“L’Italia ha bisogno di lavorare, e la gente lo sa”
Italia, la Manovra del popolo va allo scontro con l’UE
Braccio di ferro UE-Italia, è solo l’inizio
Commissione Europea: aiuti a paesi membri per accoglienza rifugiati da Grecia e Italia
Alla Grecia conviene dichiarare il default, all’Italia (per ora) forse
Tags:
Lega, M5S, Matteo Salvini, Luigi Di Maio, Alexis Tsipras, Bruxelles, Grecia, UE, Italia
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik