09:13 19 Novembre 2018
Il giardino delle delizie - Hieronymus Bosch

ITALIA: il paradosso di non poter cambiare i paradossi

© Hieronymus Bosch [Public domain]
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Alessio Trovato
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Certe volte l’Italia assomiglia un po’ a uno di quei quadri di Dalì con gli orologi sciolti, o di Bosch, con le orecchie che volano. La pipa di Renè Magritte, il triangolo di Penrose, un disegno di Escher, il cubo impossibile di non mi ricordo chi, insomma una di quelle figure artistiche belle ma paradossali e incomprensibili. Ditemi voi...

… solo di cifre ufficiali per fronteggiare l'immigrazione clandestina spendiamo almeno 4 miliardi all'anno, senza contare l'impegno della Marina Militare, Guardia di Finanza, carico aggiuntivo per il sistema sanitario, ordine pubblico e varie ed eventuali che nessuno sa mai calcolare. Però i terremotati li teniamo ancora nei container, gli esodati sono ancora esodati, per farti una TAC ti metti in liste di attesa tali che quando tocca a te se sei ancora vivo voleva dire che non era grave e quindi non serviva, e se entri in certi pronto soccorso in codice verde per quando ti visitano sei già diventato giallo.

Le nostre risorse vere, giovani laureati, se ne vanno a Londra a fare i lavapiatti o Sydney a raccogliere gli stessi pomodori che avrebbero potuto raccogliere anche qui ma "almeno là imparo la lingua", dicono. Almeno faccio qualcosa, almeno vedo un po' di mondo, almeno anche solo ci provo a scappare via da questo manicomio che spreca la mia gioventù ed il mio talento perchè non sa cosa farne, come utilizzarlo. Paradosso nel paradosso è che tutti questi discorsi te li chiamano pure ‘populismo'. Non ti puoi neppure lamentare. Stai zitto, va bene così. Ti fanno l'esempio delle atlete immigrate che vincono le medaglie per l'Italia e portano la nazionale di pallavolo in finale. Per la miseria! Questo sì che è populismo, questa sì che è analisi politica da quattro soldi! Ma come, non è paradosso questo? Ragazze integrate fino a tal punto da vincere con l'Italia e per l'Italia dimostrano semmai esattamente il contrario — dimostrano che è SOLO grazie ad una corretta integrazione che siamo tutti vincenti. Ed una corretta integrazione con cosa inizia se non appunto con una corretta immigrazione?

Se proprio volessero fare della retorica potrebbero trovare questo di slogan tutti quei parolai saccentoni che ci intasano la vita di chiacchiere. E il male peggiore di questa follia, ma non ci arriva nessuno a capirlo, sono proprio gli immigrati regolari a subirlo. Gente che si è fatta il mazzo per fare tutti i documenti in regola, trovare lavoro ed integrarsi sul serio, finisce poi per vedersi confusa con chi entra come gli pare e spesso fa pure come gli pare. Ma che senso ha? Irregolare significa o no irregolare? E ti difendono il sindaco di Riace, parlano di disobbedienza civile, ma chi comanda? Il paradosso dei paradossi questo è alla fine, ma chi comanda in Italia? L'altro giorno è stato qui a Mosca Salvini, ha parlato alla conferenza italo-russa per la cooperazione economica della Confindustria.

Alla domanda dell'inviato dell'ANSA sul veto alle sanzioni ha detto una cosa del tipo "sì, certo siamo contrari, cercheremo di… proporremo che… faremo… però il veto proprio veto mi sa di no perchè sapete com'è… ci devono approvare il bilancio (tra minuto 5 e minuto 6 del video)… già così abbiamo tutti contro… insomma faremo il possibile". Discorso anche comprensibile. Ma drammatico. E' come quella scena dei film in cui il poliziotto bussa alla porta dell'ostaggio. L'ostaggio apre, dietro c'è il sequestratore con la pistola puntata — "Tutto a posto Sir? Abbiamo sentito delle urla" — "Sì… no, tutto a posto agente… è che le sanzioni adesso, adesso proprio non le posso togliere… magari ripassi più tardi, adesso avrei un piccolo impedimento… ma niente di grave, tutto bene".

Anche l'elezione di Foa, ma voi pensate che alla RAI o in qualsiasi altro settore strategico dell'amministrazione del nostro Paese sarà mai tanto facile passare dal sistema partitocratico clientelare al sistema meritocratico? Avete per caso notato dei cambiamenti adesso che è stato eletto? Io ancora no e tanto mi sa toccherà ancora aspettare. L'impressione, sinceramente, è che nel Paese dei paradossi il paradosso dei paradossi non possa essere che uno solo — non riuscire a cambiare alcun paradosso. Il paradosso supremo non è quando dici di voler cambiare le cose e in realtà stai ingannando il popolo, il paradosso è quando le cose le vorresti cambiare sul serio, il popolo è con te… e invece alla fine non cambi proprio niente. Perchè? Perchè c'è lo spread, la Commissione Europea, la NATO, Washington, Bruxelles, i giornali, le ONG, le lobby, la CIA, la pipa di Magritte, i rettiliani, il triangolo di Penrose, le scale di Escher, il cubo impossibile, gli orologi squagliati di Dalì, le orecchie che volano di Bosch…

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Tags:
Immigrazione, NATO, Marcello Foa, Matteo Salvini, Italia
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