07:49 17 Novembre 2018
Matteo Salvini interviene durante la tradizionale riunione della Lega a Pontida, Italia

Il successo di Salvini e i sovranisti alla conquista dell’UE

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Tatiana Santi
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Un’Unione Europea diversa? Per quanto possa sembrare paradossale, sono proprio i partiti euroscettici a costruire un vero dibattito politico sull’Europa. In vista delle elezioni di maggio, il possibile candidato alla presidenza della Commissione europea del fronte sovranista potrebbe essere Salvini, che guadagna già larghi consensi in patria.

Le prossime elezione europee a maggio 2019 rappresentano una grande incognita e potrebbero rivelarsi un vero terremoto politico. Ad alimentare il confronto sul futuro dell'Unione Europea sono proprio i cosiddetti partiti euroscettici. Il vice premier italiano Matteo Salvini potrebbe diventare il candidato per le Europee dell'intero fronte sovranista.

Incassando sempre più consensi in patria, il leader leghista si consolida così anche su un piano europeo. Mentre nei sondaggi italiani la Lega continua a salire, il confronto fra l'Italia e l'Unione Europea è sempre più duro. Qual è il motivo del successo di Matteo Salvini e qual è la vera entità del braccio di ferro fra l'UE e il governo giallo-verde? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Marco Valbruzzi, coordinatore dell'Istituto Cattaneo.

— Per i sovranisti Salvini potrebbe essere il candidato alla presidenza della Commissione dell'Unione Europea del fronte sovranista. Professore Valbruzzi, quali sono le chances del leader della Lega?

— Le prospettive elettorali sono quelle di rafforzare il gruppo dei sovran-populisti in Europa, andando oltre lo stato attuale dei rapporti di forza nel Parlamento Europeo. Al momento la composizione di questa nuova formazione è molto vaga. Non sappiamo ancora chi farà parte del fantomatico Fronte della Libertà, come l'hanno battezzato Le Pen e Salvini. Tutto dipende da chi riusciranno ad includere nel nuovo gruppo. L'obiettivo di Salvini è comunque quello di allargare il fronte degli euroscettici.

Già i sondaggi attuali indicano un rafforzamento del gruppo attuale di Salvini, quello degli euroscettici; se il leader leghista riuscisse ad allargare questo fronte con alcuni dei Conservatori europei, sicuramente, produrrebbe un rafforzamento della sua leadership. Così Salvini si consoliderebbe sia a livello interno che esterno (europeo), creando un gruppo robusto che possa raccogliere all'incirca un centinaio di deputati nel prossimo Parlamento Europeo e sul quale possa fare leva al momento della composizione della Commissione Europea.

— Come potrebbe cambiare rotta l'Unione Europea dopo le elezioni di maggio? Potrebbe verificarsi un terremoto politico?

— L'aria che si respira è di estrema incertezza. Fino alle elezioni del 2014, tutto in Europa era scontato e procedeva col pilota automatico dei popolari e dei socialdemocratici. Le elezioni europee erano considerate da tutti elezioni minori, di second'ordine. In questo caso, nel 2019, per la prima volta le elezioni europee diventeranno elezioni politiche nel senso pieno e vero del termine, ed è il risultato del lavoro critico degli euroscettici. È paradossale, ma sono proprio i sovranisti a costruire l'Europa politica. Sono loro che stanno ‘politicizzando' il confronto europeo, imponendo una divisione netta: da una parte gli euroscettici che pretendono un ritorno a una ‘unione di nazioni sovrane', parole di Steve Bannon, e dall'altra parte la difficile ricomposizione di un gruppo favorevole ad una accelerazione del processo di integrazione europea.

In passato non c'era incertezza perché sapevamo che la ‘Grande Coalizione' formata da popolari e socialdemocratici avrebbe comunque ottenuto una maggioranza di seggi nel Parlamento Europeo. Al prossimo giro, per la prima volta quei due partiti potrebbero non avere più la maggioranza, facendo emergere così una nuova logica di competizione tra gli eurogruppi.

— I sondaggi parlano di un grande successo in patria guadagnato da Salvini dalle elezioni in poi, non si fa che parlare del leader del Carroccio. Qual è il motivo di questo risultato?

— Il motivo del suo successo sta tutto nella sua leadership. È una leadership individuale, personale, che non deve fare i conti con nessuno dentro al suo partito e, in un certo senso, neppure dentro al governo. È diventato il leader di fatto del governo giallo-verde. Dall'altra parte invece la leadership del Movimento 5 stelle è indefinita e plurale. Assistiamo a un proliferare di aspiranti leader, una ridda di voci che vorrebbero aspirare alla leadership: non solo Di Maio, ma anche l'antagonista Roberto Fico, il descamisado Alessandro Di Battista che ogni tanto si fa sentire dal Guatemala, il ritorno sguaiato del guru-fondatore Grillo e ovviamente l'ombra costante di Casaleggio Jr. su tutta la macchina organizzativa.

Tutto ciò inevitabilmente frammenta le voci all'interno del Movimento 5 stelle. Mentre nella Lega osserviamo una personalizzazione estrema della leadership di Matteo Salvini, che lo rafforza anche da un punto di vista elettorale. Inoltre il leader leghista ha saputo cavalcare i temi al momento più forti nell'opinione pubblica: la sicurezza, l'immigrazione, la criminalità e anche la spinosa questione delle pensioni. Su questi temi Matteo Salvini è vincente.

— Il governo giallo-verde non piace a Bruxelles. Che idea si è fatto del braccio di ferro fra l'Italia e l'Unione Europea? Può essere un pericolo per gli italiani questo scontro?

— Sicuramente sì, è uno scontro che non farà bene all'economia italiana, è dannoso per i risparmiatori e per gli investitori. È un braccio di ferro che sta facendo danni da un punto di vista economico all'Italia, ma il paradosso è che questo scontro consolida politicamente il governo giallo-verde. Il governo ha individuato un facile nemico a Bruxelles: le istituzioni sovranazionali, gli eurocrati, la Commissione Europea, in un certo senso anche la Banca Centrale Europea. Così ha un nemico chiaro da contrastare su cui verrà fatta campagna elettorale nei prossimi mesi in vista delle elezioni europee del maggio 2019. È uno scontro dannoso per l'economia italiana, ma elettoralmente proficuo per i partiti al governo.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

 

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