13:53 18 Novembre 2018
Manifesto Stop utero in affitto

Utero in affitto, quando i bambini diventano un prodotto commerciale

© Foto : Jacopo Coghe
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Tatiana Santi
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Due uomini, genitore 1 e genitore 2, un bambino nel carrello della spesa con il codice a barre sul petto. Fanno discutere i manifesti affissi in più città italiane della campagna contro l’utero in affitto lanciata da Provita e Generazione Famiglia. Quando i bambini diventano un prodotto commerciale.

I cartelloni affissi dalle associazioni Provita e Generazione Famiglia a Torino, Roma e Milano con lo slogan "due uomini non fanno una madre" hanno suscitato scalpore e dure critiche da parte del sindaco della capitale Virginia Raggia, che ha dato l'ordine di far rimuovere i manifesti. Anche la collega pentastellata Appendino, sindaco di Torino, ha ribadito che continuerà a trascrivere all'anagrafe i bambini di due genitori dello stesso sesso.

L'utero in affitto, pratica utilizzata sia dalle coppie eterosessuali sia quelle omosessuali, è vietata in Italia, ma le coppie che ricorrono a questo costoso metodo all'estero per ottenere un figlio vengono riconosciute da diversi sindaci italiani. La scienza ci insegna che un bambino può nascere solo da una donna e un uomo, ma oggi, pagando, si possono bypassare le leggi della natura. Raramente però in questo contesto si dà voce al bambino e l'utilizzo del corpo della donna passa in secondo piano. Che ne direbbe un bambino o una bambina se a priori venissero privati di un padre e di un madre? Sputnik Italia ha raggiunto per un'intervista sulla campagna #StopUteroinAffitto Jacopo Coghe, presidente di Generazione Famiglia, associazione promotrice dell'iniziativa assieme a Provita.

Jacopo Coghe
© Foto : Jacopo Coghe
Jacopo Coghe

— È partita la campagna "Stop utero in affitto" con l'affissione di manifesti in diverse città italiane. Jacopo Coghe, ci parli degli obiettivi della vostra iniziativa.

— L'obiettivo principale della nostra campagna è sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema. Le coppie dello stesso sesso ricorrono all'estero alla pratica dell'utero in affitto. Nelle anagrafi italiane di alcune città come Milano, Roma, Napoli e Torino sono avvenuti degli atti di trascrizione dei bambini con due genitori dello stesso sesso.

La pratica dell'utero in affitto in Italia è illegale, è sanzionata fino a due anni di carcere e con una multa fino ad un milione di euro. Queste coppie quindi ricorrono alla pratica all'estero, il bambino nasce all'estero, lo registrano sempre all'estero, in Canada o in alcuni Stati degli Stati Uniti dove è legale. Dopodiché la coppia torna in Italia con il bambino che hanno acquistato e all'anagrafe chiedono la registrazione del figlio di entrambi i genitori dello stesso sesso. Sul nostro cartellone si possono vedere due uomini, con la scritta "genitore 1" e "genitore 2", come si scrive nei moduli dell'anagrafe in questi casi, in primo piano un carrello della spesa con dentro un bambino.

— La vostra critica è rivolta anche alle coppie formate da due donne?

— Sicuramente la situazione è differente, perché nel caso delle due donne, c'è una madre biologica, però c'è sempre dietro la compravendita di gameti maschili. La scienza ci insegna che una coppia dello stesso sesso non può fare figli, ci deve essere per forza l'unione di gameti maschili e gameti femminili. Quindi le coppie dello stesso sesso effettuano un acquisto di materiale genetico e umano: per le donne si tratta di liquido seminale maschile, per gli uomini si tratta addirittura di gestazione da parte di una madre surrogata.

— A Bruxelles si è svolta recentemente una grande conferenza, una sorta di fiera sull'utero in affitto destinata agli uomini omosessuali desiderosi di avere un figlio. Dépliant, listini prezzi...che cosa significa tutto questo? Il bambino diventa un prodotto?

— È quello che vogliamo dire attraverso la nostra campagna, anche con un'immagine probabilmente un po'cruda: il bambino che piange all'interno di un carrello con un codice a barre. C'è una neolingua che vorrebbe farci cambiare i termini e il significato delle parole, ma bisogna dire le cose come stanno: si tratta di bambini acquistati, il costo di questo acquisto arriva fino a 200 mila dollari.

Parliamo di una vera e propria compravendita: vi è un contratto commerciale secondo cui la madre non si può rifiutare di dare il bambino alla coppia, c'è un compenso che viene dato alla madre e all'agenzia che se ne occupa. Il bambino è un prodotto, è acquistato. È una vera tratta di essere umani.

— Nei media e sui giornali che promuovono queste pratiche non si parla quasi mai dell'utilizzo del corpo della donna, della madre surrogata. Le donne, spesso provenienti da Paesi poveri, partecipano a questa pratica per avere un compenso. Una storia che ha ben poco di romantico, no?

— Assolutamente. Questa è la prima di una serie di campagne che faremo sull'utero in affitto: la prima mette al centro i due acquirenti del bambino, la seconda campagna metterà al centro il bambino come prodotto commerciale, la terza metterà nel focus la donna e lo sfruttamento del corpo delle donne che vivono in povertà.

Quando ci fu il terremoto in Nepal mi sconvolse la notizia che alcune donne nepalesi stavano incubando dei bambini dei ricchi signori israeliani. L'azienda che si occupava di queste donne mandò dei jet in Nepal a prendere queste donne perché si trovavano in condizioni disagiate e dovevano preservare i loro prodotti, i bambini per i ricchi acquirenti israeliani...

— In Italia la pratica dell'utero in affitto è vietata, ma diversi sindaci trascrivono all'anagrafe i bambini ottenuti con questa stessa pratica all'estero. Com'è possibile aggirare le norme?

— In Italia quando si vuole raggiungere un obiettivo a livello giuridico si forza la legge. La politica forza la legge, in questo caso lo fanno i sindaci, che stanno violando palesemente la legge. Qualche mese fa abbiamo presentato degli esposti alle Procure della Repubblica in queste città sottoponendo gli atti illeciti di questi sindaci. Sappiamo inoltre che il vice premier Salvini è in attesa del parere dell'Avvocatura dello Stato, per sapere come comportarsi con queste trascrizioni e con i sindaci. Speriamo entro novembre di avere una svolta normativa in questo senso. Sappiamo come la pensa una parte di governo sui temi etici, speriamo in una loro presa di posizione. Confidiamo nella loro azione.

— Qual è il ruolo dei media nella rappresentazione delle cosiddette "famiglie diverse" dove a trionfare è l'amore indipendentemente dal sesso dei genitori? In tutta questa storia i diritti del bambino vengono considerati o passano in secondo piano?

Una famiglia
© Sputnik . Sergey Malgavko

— Il bambino non ha voce, c'è bisogno che gli adulti si prendano cura di loro. Questi bambini vengono venduti e comprati come fossero prodotti da supermercato in un mondo in cui i mezzi di informazione principali monopolizzano la cultura. Il concetto trasmesso è che l'amore è amore, se noi ci amiamo possiamo fare tutto ciò che vogliamo.

La senatrice Monica Cirinnà, la quale ha redatto il testo delle Unioni civili, commentava la nostra campagna dicendo che se due uomini si vogliono bene e hanno un figlio non è un problema. Tutte queste persone sanno benissimo che in una famiglia l'amore non ha prezzo, non si compra.

Questi bambini si vedranno un giorno cresciuti e non potranno sapere le proprie origini, chi era la loro mamma reale, chi era il loro papà. Ci tacciono per omofobi, noi non odiamo nessuno, non abbiamo problemi con nessuno. Crediamo solamente nella difesa dei diritti dei più deboli.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
gravidanza, maternità, unioni omosessuali, Italia
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