08:11 17 Novembre 2018
La mappa del Medio Oriente

Il Caso Khashoggi difficilmente cambierà gli attuali allineamenti in Medio Oriente

© Foto : Pixabay
Opinioni
URL abbreviato
Giulio Virgi
230

La vicenda connessa alla sparizione ed al più che probabile assassinio del giornalista saudito Jamal Khashoggi sta creando imbarazzi notevoli all’Amministrazione americana, ma sembra improbabile che possa da sola modificare gli attuali allineamenti in Medio Oriente.

Jamal era un personaggio piuttosto ingombrante. Appartenente ad una grossa e ricca famiglia saudita di origini turche proveniente da Kayseri — un suo zio era il famoso Adnan, scomparso lo scorso anno, commerciante di armi, noto al mondo del gossip per le sue vistose frequentazioni femminili e i ricevimenti che ospitava sul celebre yacht Nabila — il Khashoggi scomparso nella sede del consolato saudita di Istanbul aveva lasciato da un anno il proprio paese, a causa di forti dissensi con l'erede designato al trono, il principe Mohammed bin Salman.

Pur appoggiando alcune riforme intraprese dal Principe ereditario, come il riconoscimento alle donne della facoltà di guidare, Jamal aveva fortemente criticato alcuni aspetti fondamentali della sua politica perseguita dall'erede al trono, contestando in particolare il coinvolgimento saudita nella guerra civile yemenita e l'embargo decretato contro il Qatar.

Jamal Khashoggi era ritenuto vicino alla Fratellanza Musulmana, circostanza che concorre a spiegare l'atteggiamento tenuto nei confronti della politica saudita di più intransigente opposizione all'Islam politico. Probabilmente, è anche in ragione della sua prossimità alla causa islamista che si trovava in Turchia al momento della propria scomparsa. L'Akp che governa ad Ankara, infatti, appartiene alla stessa famiglia politica della Fratellanza.

Jamal Khashoggi collaborava da tempo ad alcune prestigiose testate anglosassoni, in primo luogo il Washington Post, ed aveva acquisito una grande notorietà. Vantava anche importanti trascorsi al servizio del Regno saudita, per conto del quale, in particolare, pare che avesse anche cercato di promuovere la riconciliazione tra Osama bin Laden e la monarchia di Riyahd. Sembra chiaro come, recandosi imprudentemente nel consolato saudita, il Khashoggi abbia fortemente sopravvalutato il peso del proprio prestigio personale e familiare, sottovalutando contemporaneamente anche la ferrea determinazione di Mohammed bin Salman ad eliminare qualsiasi tipo di resistenza suscettibile di indebolirne il potere.

L'errore è stato pagato a caro prezzo. Jamal Khashoggi non ha però avuto torto nel prevedere che la sua eventuale eliminazione avrebbe potuto dispiegare degli effetti politici rilevanti. In effetti, anche in conseguenza delle modalità particolarmente brutali con le quali il presunto assassinio pare essere avvenuto, si sono registrate reazioni di una certa entità.

Il Presidente americano, Donald Trump, dopo aver ricordato con lo scarso tatto che lo contraddistingue quanto il principe Mohammed bin Salman debba al sostegno di Washington, ha aperto alla possibilità di sanzioni nel caso emergano dalle indagini future prove evidenti del coinvolgimento delle autorità saudite nel misfatto. A loro volta, i sauditi hanno promesso ritorsioni più che proporzionali ad ogni eventuale misura ostile da parte statunitense.

In realtà, è alta la probabilità che si tratti solo di gesticolazione politica da ambo le parti.

Trump ha infatti dovuto tener conto dell'impatto mediatico che la vicenda di Istanbul ha avuto negli Stati Uniti e delle scelte fatte dai numerosi uomini d'affari del proprio paese, che hanno improvvisamente deciso di disertare gli appuntamenti in Arabia Saudita. Non poteva rimanere inerte. Ma di qui a pensare che queste reazioni temporanee possano radicalmente modificare gli orientamenti di fondo dell'amministrazione americana in Medio Oriente, ce ne corre.

Anche se da qualche tempo è irritato nei confronti di Riyahd, perché la considera responsabile di un rialzo dei prezzi petroliferi che può danneggiarlo alle prossime elezioni di medio termine, Trump è infatti avverso all'Islam Politico della Fratellanza Musulmana non meno di quanto lo sia l'uomo forte di Riyhad, Mohammed bin Salman. E, dal canto suo, quest'ultimo è perfettamente consapevole di quanto sia importante l'apporto statunitense — che proprio la persona fisica di Donald Trump garantisce — alla difesa del Regno al cui trono aspira.

Non pare quindi che ci siano molte alternative alla ricucitura dello strappo determinato da questo incidente. Gli interessi in ballo sono troppo consistenti perché l'omicidio eccellente di una personalità saudita come Jamal Khashoggi possa determinare il capovolgimento dell'architettura data da Trump alla politica mediorientale dell'America. Anche se il Presidente turco Erdogan ha colto al balzo l'occasione che gli è stata offerta da questa crisi per provare a riconciliarsi con gli Stati Uniti — liberando il pastore Andrew Brunson accusato di complicità con i golpisti gulenisti e condannato per terrorismo — gli allineamenti attuali non verranno stravolti.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

Correlati:

Attacco missilistico iraniano contro Daesh in Siria. Un messaggio per Arabia Saudita e USA
In Arabia Saudita si finirà in carcere per la satira e le barzellette sulla religione
Telefonata tra re saudita e Trump: focus su stabilità del mercato petrolifero
Tags:
giornalismo, Caso, Jamal Khashoggi, Mohammed bin Salman, Donald Trump, Medio Oriente, Arabia Saudita, Turchia, USA
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik