09:58 16 Ottobre 2018
Il presidente russo Vladimir Putin interviene alla riunione degli ambasciatori e rappresentanti permanenti della Russia

La Russia (e non solo) sotto un uragano di accuse

© Sputnik . Михаил Климентьев
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Giulietto Chiesa
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Mettendo in fila, una dietro l’altra, le accuse occidentali contro Putin, si vede bene che potrebbe essere in preparazione qualche cosa di molto drammatico: niente meno che una grande offensiva russa contro l’intero Occidente.

Ciò è, senza ogni dubbio, quello che devono pensare le decine di milioni di spettatori e lettori occidentali, i destinatari di un tale flusso di informazioni e comunicazioni scritte e visive.

Si tratta di una serie, davvero impressionante, la cui frequenza s'incrementa con ritmo giornaliero. Spesso più di una volta al giorno. Notizie che si muovono, come uno stormo d'uccelli che vola in formazione, ma provenienti da diverse capitali occidentali, su argomenti e ambiti i più diversi. Difficile sfuggire all'impressione che si tratti di iniziative coordinate, corali.

Va aggiunto che, via via che lo stormo ci sorvola, anche altre capitali diventano oggetto dell'accusa di essere parte dell'aggressione in preparazione contro l'incolpevole Occidente.

Si tratta della Cina e dell'Iran, al momento. Ed è quasi ovvio pensare che si stia cercando di formare, nell'opinione pubblica occidentale (USA, Europa, Canada, Australia, Nuova Zelanda essenzialmente) l'idea che esista già un'alleanza aggressiva di tre "Imperi del Male", ormai in procinto di passare all'azione. Confermata, ad esempio, dall'inopinata dichiarazione recente del Segretario di Stato Mike Pompeo che annuncia la denuncia unilaterale americana del trattato di amicizia e cooperazione firmato da Iran e USA nel lontanissimo 1955. Come mai ora, se non per lanciare una segnale d'allarme e un invito a tutti gli altri a fare altrettanto, ciascuno in un ambito diverso?

Anche Pechino sta velocemente entrando nel mirino. Fino a qualche settimana fa le accuse di svariati e maliziosi tentativi di influenzare le opinioni pubbliche del libero occidente erano dirette esclusivamente contro la Russia. Adesso l'immensa potenza tecnologica di Xi Jinping sta salendo sul palcoscenico in forme diversificate: non solo fake news abilmente fabbricate partirebbero dalle centrali di diversione cinese, ma — molto più pericolosamente — gli hacker gialli dimostrerebbero di essere in grado di mettere in crisi i sistemi di sicurezza delle strutture civili, delle reti di trasporti e comunicazioni, perfino delle centrali nucleari del "nemico". 

Non entriamo qui nel merito delle prove di questo tipo di accuse: impossibile farlo perché non ce ne sono. Quello che conta sono le notizie circa le accuse. Che, una volta immesse nel tritacervelli del mainstream, diventano immediatamente certezze per l'esercito di giornalisti-propagandisti. La macchina, una volta avviata, funziona automaticamente, riproducendo e ampliando le "notizie", fino a che entra in funzione la nota regola formulata dal creatore della propagada nazista Paul Joseph Goebbels: il falso, quando ripetuto molte volte, diventa vero.

Ma torniamo allo "stormo" guardandolo nell'insieme. È cosa insieme agghiacciante e divertente. Come la dichiarazione della signora Kay Bayley Hutchinson, rappresentante USA presso la NATO, che espone tranquillamente la tesi di un possibile, imminente "attacco preventivo" (si presume missilistico) contro la Russia: quando saremo certi che essa è in grado di attaccare i nostri alleati "dovremo eliminare i suoi missili". Cosa che, date le circostanze di fatto, potrebbe avvenire anche domani.

E che dire del governo giapponese che rende noto di avere rifiutato l'offerta di Putin di firmare il trattato di pace "senza condizioni preliminari"? A Vladivostok Putin aveva recentemente scatenato una tale offensiva provocatoria, dopo avere abbracciato il premier Kinzo Abe. La Russia è davvero aggressiva. Bisogna fermarla anche sul Pacifico. 

Il presidente russo Vladimir Putin visto durante la telefonata al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo dalla sua residenza ad Ankara.
© Sputnik . Michael Klimentyev
Ma un tale scambio di gentilezze è nulla al confronto di ciò che è accaduto e sta accadendo negli ultimi due mesi, sul "fronte europeo". Il cui caposaldo è Londra, con Theresa May sulla breccia del Novichok. Baricentro la città di Salisbury, luogo dell'avvelenamento (highly likely), altamente probabile, di Skripal e di sua figlia Julia lo scorso 4 marzo. Londra non ha mai fornito alla Russia nemmeno i dati elementari delle sua accuse. Che, nel frattempo, sono diventate verità assolute per tutti i giornali e le tv occidentali. Skripal e sua figlia (apparentemente sopravvissuti) sono spariti e nessuno li ha più visti. Ma, in compenso, in una città "vicina a Salisbury", sarebbe stato avvelentato e, poi morto, il 44-enne Charles Rowley, anche lui avvelenato dall'agente nervino che "si presume" sia il Novichok, "sostanza creata in Unione Sovietica"" e che "fu usata per avvelenare l'ex spia russa Skripal e sua figlia". Questo è il testo standard di ogni giornale britannico (e occidentale), dove sono ormai spariti tutti i condizionali. Altri "malori", che avvengono nelle cittadine del circondario di Salisbury richiamano sistematicamente il Novichok e la Russia di Putin, così il lettore non se ne dimentica.

Ma forse non è sufficiente. E allora i servizi segreti di Londra scoprono due russi, che sono andati in visita a Salsibury, li filmano, li seguono, ma non li arrestano. E poi sparano su tutti I media che costoro sono agenti del GRU che andarono a fare una visita sul luogo del delitto. I due, rintracciati dalle autorità russe, si rivelano come due magliari, volati a Londra presumibilmente per acquistare prodotti anabolizzanti, incapaci di spiegare alla tv russa, che lavoro facciano, abbastanza ebeti. Probabilmente attirati con qualche offerta vantaggiosa, per i loro traffici, da qualche emissario sconosciuto. Certo troppo stupidi da poter essere usati per altre imprese più impegnative. Ma le loro facce fanno il giro del mondo per "dimostrare" che il terribile spionaggio russo è in azione sul suolo britannico. E Theresa May porta la "prova" addirittura in Parlamento.

Su questo sfondo s'innestano le raffiche di accuse e di azioni pratiche contro la Russia. Niente di nuovo, se si eccettua l'intensità e la varietà degli accusatori. Ecco che la NATO disloca un vero e proprio esercito nell'Europa del Nord, con 45.000 uomini, 70 navi, 50 aerei e 10.000 veicoli a terra per una esercitazione difensiva dal 25 ottobre al 7 novembre. Interessate Norvegia, Finlandia, Svezia per simulare le forme di difesa di quegli stati nei confronti di un "aggressore ipotetico". Indovinate chi?

Donald Trump e Andrzej Duda
© AP Photo / Evan Vucci
Simultaneamente il presidente della Polonia offre 2 miliardi di dollari agli Stati Uniti per convincerli a costruire, in territorio polacco, una nuova base militare. Non una base NATO, proprio una base americana. Per dimostrare la disponibilità polacca ad aumentare le proprie spese militari secondo le richieste di Trump. E, nel frattempo la NATO promuove un grande incontro collettivo per esaminare le "minacce" potenziali nello sconfinato campo delle guerre elettroniche. Occasione preziosa per chiamare in causa i servizi segreti russi.

In perfetta coincidenza la Gran Bretagna rivela di sapere che il governo russo è all'origine di una attacco hacker contro l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW), mentre l'Olanda scaglia non una ma due accuse simultaneamente: I russi avrebbero attaccato I computer della WADA (agenzia internazionale anti-doping) e avrebbero "tentato di entrare" nei computer dalla Commissione d'inchiesta che, dal 2014, indaga sull'abbattimento dell'aereo malaysiano, volo MH17 nei cieli dell'Ucraina in guerra.

Al coro si aggiunge la Germania, che afferma ufficialmente di essere "quasi certa" che, dietro il cosidetto "affare APT28", ovvero "Fancy Bear", ci sarebbe di nuovo —indovina chi?— il famoso GRU (Servizio Segreto militare russo), che avrebbe come obiettivo quello di influenzare le opinioni pubbliche dei paesi ostili alla Russia, per modificare il corso delle loro elezioni democratiche. "Negli ultimi anni" —dice il capo deella Sicurezza di Stato Hans-Georg Maassen — numerosi attacchi hacker, di provenienza russa, sarebbero stati lanciati contro il Parlamento tedesco. Aggiungendo che "non si dispone di prove irrefutabili al riguardo". Formulazione tedesca delll'ormai famoso "altamente probabile" di Theresa May. Dunque resta la domanda: a che serve tutto questo battage pubblicitario? Solo a rafforzare l'immagine del nemico, oppure a preparare le condizioni per un attacco sul campo?

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
Minaccia russa, NATO, Vladimir Putin, Gran Bretagna, Polonia, Germania, Occidente, Russia
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