02:32 10 Dicembre 2018
Riga, Lettonia

Esce dalle urne una Lettonia più frammentata ed euroscettica

© AP Photo / Roman Koksarov
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Giulio Virgi
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Anche in Lettonia corrono tempi difficili per i partiti del cosiddetto establishment, usciti fortemente ridimensionati da un voto che ha sconvolto il panorama politico del paese.

Fino alle elezioni di domenica 7 ottobre, a Riga governava una coalizione di solide credenziali atlantiste ed europeiste. La componevano tre partiti che, sommati, avevano preso nel 2014 il 57% dei suffragi. Questo cartello di forze ha subìto una punizione severa.

Il suo principale partito, Unità, al quale appartiene anche l'attuale vicepresidente della Commissione Europea — quel Valdis Dombrovskis distintosi negli ultimi giorni per le critiche rivolte alla manovra economica del governo italiano — è passato dal 21,9% dei voti al 6,7.

Non molto meglio è andata al secondo socio della vecchia maggioranza, l'Unione dei Verdi e degli Agricoltori guidata dal Premier uscente Maris Kucinskis, che è scesa dal 19,25 di quattro anni fa al 10% odierno. Il terzo partner, Alleanza Nazionale, ha perso a sua volta un terzo dei propri consensi, calando di 5 punti percentuali ed attestandosi all'11%.

L'intero raggruppamento è stato evidentemente sfiduciato e ha perso la capacità numerica di esprimere una maggioranza, fermandosi addirittura al di sotto della soglia del 30%. Praticamente dimezzato.

Di contro, il partito di riferimento della cospicua minoranza linguistica russofona, Armonia, ha conservato lo status di prima forza politica del paese, ottenendo un 20% che è comunque inferiore di tre punti al dato del 2014, ma potrebbe questa volta contare di più. La formazione di cui è leader il sindaco russofono di Riga, Nils Ushakovs, quest'anno è riuscita a candidare alcune personalità di lingua lettone che godono di un certo prestigio, dopo essersi separata da Russia Unita ed aver rinunciato a contestare l'appartenenza della Repubblica baltica alla Nato e all'Unione Europea. Tuttavia, è la prepotente affermazione di due nuovi soggetti sulla scena politica lettone il fattore che potrebbe davvero fare la differenza, accrescendo le potenzialità negoziali di Armonia nella prospettiva della formazione del futuro esecutivo. Si tratta del Kpv e del Nuovo Partito Conservatore.

Il primo, fortemente euroscettico, ha conquistato il 14,1% dei voti sotto la regìa di quello che è considerato una specie di Trump lettone, Artuss Kaimins, mentre il secondo ha preso il 13,6% sulla base di un programma di intransigente lotta alla corruzione. C'è chi pensa che questi nuovi partiti possano anche non attenersi a quella clausola di esclusione che ha finora impedito ai rappresentanti della comunità russa di accedere agli incarichi di governo.

Pare che dietro questo scossone vi sia stato soprattutto lo scontento determinato da una serie di gravi scandali in cui è rimasta impigliata l'intera industria creditizia lettone. Il Governatore della Banca centrale è finito sotto inchiesta. Un grande istituto, l'Ablv, è stato addirittura accusato dal Tesoro degli Stati Uniti di aver svolto delle attività di riciclaggio. I commentatori adesso prevedono unanimemente grosse difficoltà nelle prossime settimane. La composizione della crisi politica lettone potrebbe infatti assumere caratteristiche simili a quelle della vicenda che ha portato in Italia alla nascita dell'alleanza giallo-verde tra Lega e Cinque Stelle.

Al momento, in effetti, sembrano percorribili solo due strade.

La prima è quella che conduce ad un patto emergenziale tra le forze politiche della vecchia maggioranza e quelle che hanno intercettato i loro elettori più stanchi. È una via che si è cercato di battere anche in Italia, associando pentastellati e Pd, con i risultati fallimentari a tutti noti. Anche in Lettonia, si tratterebbe di mettere insieme accusatori ed accusati, partiti liberal e forze anche radicalmente conservatrici. Ha osservato Ushakovs che pure in caso di successo, una coalizione tanto eterogenea avrebbe vita difficile e breve.

In alternativa, la Lettonia potrebbe provare a scongelare i voti di Armonia, chiamando per la prima volta anche questo partito ad esercitare più o meno direttamente delle responsabilità di governo insieme alle forze antisistema espresse dalla comunità di lingua lettone.

È però probabile che prevalga la prima soluzione, anche a causa delle pressioni che verranno prevedibilmente esercitate su Riga dai propri alleati, da qualche tempo presenti anche militarmente sul suolo lettone con unità schierate in funzione anti-russa. Ci sono anche soldati italiani. In altre parole, la logica ferrea degli allineamenti internazionali dovrebbe imporre il peso preponderante delle sue ragioni.

Ma il fatto che per la prima volta un avvicinamento del partito dei russofoni alla stanza dei bottoni appaia teoricamente possibile e sia anche apertamente discusso rappresenta per la Lettonia un passo importante. Riga non riesce ancora a fare i conti con il suo passato e alcuni provvedimenti particolarmente infelici e discriminatori adottati dalle autorità lettoni in materia di cittadinanza ed uso delle lingue minoritarie hanno esercitato un'influenza negativa anche all'estero, in particolare contribuendo ad esacerbare gli animi in molti degli Stati ex sovietici che ospitano la diaspora russa.

Il Parlamento lettone che sta nascendo ha davanti a sé l'opportunità storica di promuovere una vera riconciliazione nazionale a 27 anni dalla restaurazione dell'Indipendenza, abbandonando una volta per tutte la politica dell'assimilazione coatta delle minoranze, per riconoscere il loro diritto alla diversità. Sarebbe auspicabile che anche le istituzioni europee lo incoraggiassero a muoversi in questa direzione.

L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Tags:
euroscetticismo, Elezioni, Commissione Europea, NATO, Lettonia, UE, Russia
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